Rapporto 2006/2009

Rapporto 2006/2009. Linee guida per l’Osservatorio

Linee guida per l’Osservatorio Ossigeno – Rapporto Ossigeno 2006/2009

Il cronista minacciato spesso non riesce a intendersi con gli altri giornalisti. Nascono equivoci ed incomprensioni difficili da superare. Un cronista minacciato riceve molte pubbliche attestazioni di merito ma in privato, in redazione, nelle relazioni sociali viene penalizzato. Questa situazione è ricorrente e può produrre discriminazioni ingiustificabili.

Quando un cronista riceve minacce, il suo caso viene esaminato dagli organi di rappresentanza dei giornalisti senza tenere conto di queste e altre dinamiche ricorrenti e di altri casi simili e spesso trova difficile far valere le sue ragioni. Si trova nella situazione della vittima di un reato di mafia a cui si chiede di dimostrare l’esistenza della mafia. È chiaro che si dovrebbe procedere in un modo diverso. Ma finora non si è riusciti a farlo. Si è scelto piuttosto di accantonare l’argomento, di non occuparsi dei problemi dei cronisti più esposti, che stanno in prima linea, che prendono il fuoco con le mani. La questione è stata archiviata, cancellata dall’agenda politica e sindacale, salvo poi riscoprirla ogni volta che un altro giornalista è stato minacciato, intimidito, percosso; ogni volta che l’attualità ha spinto anche i più recalcitranti a occuparsi a caldo del nuovo caso per esprimere solidarietà. Questa contraddizione, alla lunga, si è fatta insostenibile. Perciò la FNSI, che è il sindacato nazionale dei giornalisti, e l’Ordine Nazionale dei Giornalisti, l’organo preposto alla tutela deontologica della categoria, insieme ad alcune associazioni più direttamente impegnate su questi temi hanno raccolto la proposta lanciata da Alberto Spampinato al Congresso di Castellaneta e hanno deciso di promuovere una ricognizione accurata, completa, del fenomeno. Il primo obbiettivo è quello di verificare numero e distribuzione sul territorio di cronisti minacciati, per tracciare un’anagrafe delle situazioni a rischio corredata dalla descrizione delle cause e delle dinamiche. Il secondo obbiettivo è quello di promuovere nelle sedi pubbliche e istituzionali, e in particolare all’interno della categoria dei giornalisti, una attenta riflessione sui caratteri del problema e sui possibili rimedi.

L’Osservatorio nazionale sull’informazione giornalistica e sulle notizie oscurate vuole offrire, a tutte le componenti del mondo dell’informazione, un terreno di confronto neutrale e la documentazione oggettiva necessaria per affrontare una tematica che chiama in causa responsabilità e grandi principi e perciò deve essere analizzata al di fuori di logiche e di appartenenze proprie del dibattito politico e sindacale.

L’Osservatorio compie il suo primo atto con la presentazione di questa relazione che offre una ricognizione oggettiva e di massima dei problemi e dei casi che si sono presentati negli ultimi anni, e una prima lettura unitaria della situazione. Si vuole così dare un contributo originale di analisi e di comprensione del fenomeno, senza la pretesa di anticipare le conclusioni di una ricerca e di un confronto che devono ancora svilupparsi e richiedono, fra l’altro, una più ampia raccolta dati.

I vari aspetti del fenomeno dell’oscuramento delle notizie e delle minacce ai cronisti saranno approfonditi in modo continuativo. L’Osservatorio intende avvalersi di rapporti con istituzioni, università e centri di formazione e di ricerca e di ogni valido contributo di conoscenza e di analisi che gli sarà proposto. Solleciterà le Associazioni della Stampa e le rappresentanze regionali dell’Ordine dei Giornalisti, che hanno sul territorio le competenze e le antenne più sensibili, a fornire informazioni e proposte. I risultati saranno presentati una volta l’anno sotto forma di rapporti analitici aggiornati.

Fra i compiti dell’Osservatorio:

1. Sviluppare un’indagine diretta, autonoma, indipendente e dare conto della varietà di opinioni sull’argomento per offrire un quadro reale e completo dell’atteggiamento dei giornalisti, degli editori e di tutti i soggetti che hanno influenza sul mondo dell’informazione.

2. Seguire da vicino le nuove emergenze ed analizzare i singoli casi per individuare le dinamiche ricorrenti, scoprire la soglia di pericolosità, verificare l’interazione fra il cronista sotto tiro e il sistema giornalistico-editoriale di cui fa parte.

3. Rivisitare nella stessa ottica le vicende degli otto giornalisti uccisi in Sicilia negli ultimi quarant’anni e darne una lettura complessiva.

4. Elaborare, per le mansioni a rischio, proposte di intervento legislativo, ipotesi di diversa organizzazione del lavoro redazionale e forme di protezione che permettano di fare con meno rischi il lavoro di cronaca e di garantire in ogni condizione una informazione libera, completa e veritiera.

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