In Italia

“Quella discarica è pericolosa. Lo scrissi e invece di provvedere mi denunciarono”

Leonida Ambrosio racconta nell’intervista realizzata da Arnaldo Capezzuto la sua paradossale vicenda “Vuoi sapere dove sta l’assurdo? Nel fatto che io per avere offeso l’onorabilità di un’amministrazione comunale che è stata sciolta per comprovate infiltrazioni camorristiche rischio a breve di essere condannato a pagare duecentomila euro di risarcimento chiesti da politici che andavano a braccetto con i camorristi”.

Leonida Ambrosio è preoccupato e freme di sdegno. Ha 49 anni. È diventato direttore del periodico Una pagina news e del sito www.unapagina.it/ che si occupa prevalentemente dei fatti e misfatti di San Giuseppe Vesuviano dopo una lunga esperienze in vari quotidiani. Il suo giornale ha una tiratura di 5mila copie si fa apprezzare perché racconta senza peli sulla lingua gli intrecci tra politica e criminalità insieme ai fatti di cronaca, ma adesso rischia grosso per una vicenda che ha aspetti paradossali. Ad amministrare il Comune c’è ormai da quasi un anno una commissione prefettizia che non ha avuto la sensibilità di bloccare il procedimento risarcitorio avviato dalla amministrazione sciolta per le infiltrazioni criminali.

“Capisci? La causa giudiziaria continua – spiega Leonida – nonostante il sindaco e l’intero consiglio comunale di San Giuseppe Vesuviano che mi hanno citato in giudizio siano stati cacciati via e non per un motivo qualsiasi, ma per infiltrazioni camorristiche. Adesso in Comune ci sono tre commissari prefettizi che devono ripristinare la legalità. Ma si sono mostrati insensibili rispetto al mio problema, al fatto che il sottoscritto si trova in causa con il Comune per essersi opposto alla tracotanza e al malaffare di un’amministrazione non proprio trasparente, per non dire altro. Ho fatto una battaglia in nome della legalità e per questo rischio di essere condannato a risarcire duecentomila euro in una causa che il Comune potrebbe bloccare”.

A che punto è il processo?
“È molto avanti. La causa si tiene presso il Tribunale di Nola. Il 22 dicembre prossimo andrà per le conclusioni. E’ iniziata il 20 settembre del 2005. Sono state celebrate dieci udienze. Dovrebbero assolvermi, perché agli atti c’è la testimonianza di un esperto che sulla base di verifiche in sintesi conferma né più né meno il contenuto degli articoli pubblicati dal mio giornale sulla discarica abbandonata di via Vasca al Pianillo. Però il Tribunale civile non so che logica seguirà. Ma non mi sembra giusto che i commissari prefettizi non rinuncino al giudizio. Avevo rivolto loro un appello. Avrebbero dovuto rispondermi per iscritto, un sì, un no. Non mi hanno neppure risposto. Questo ormai è un processo kafkiano, ha preso i contorni di una vera e propria beffa. Pensa, io devo continuare a combattere anche ora che il Comune di San Giuseppe Vesuviano è amministrato in nome della legalità. È assurdo”.

Ti era mai capitato qualcosa del genere?
No. Eppure ho una lunga esperienza giornalistica. Lavoro dal 1987. Ho collaborato al Giornale di Napoli, al Roma, al settimanale Metropolis… Ho sempre fatto il mio lavoro con obiettività e correttezza. Ho raccontato la cronaca di zone a rischio come Ottaviano, Torre Annunziata, Castellammare ed i comuni della cinta Vesuviana. Mi sono occupato di vicende pericolose e non ho mai avuto alcun tipo di problema. Invece qui, appena ho cominciato a scrivere di rifiuti e dei collegamenti fra la criminalità, la politica e le istituzioni, ne ho passate di cotte e di crude. Eppure non si può dire che io sia un giornalista avventato o inesperto. Tra l’altro per la mia serietà e il mio scrupolo ho ricevuto il prestigioso premio giornalistico intitolato alla memoria di Joe Marrazzo.

Come fa a lavorare un cronista libero in queste terre di frontiera?
“È difficile fare giornalismo dalle nostre parti, e non solo nei piccoli comuni. Se riesci ad avere un editore che riconosce la tua autonomia e vuoi superare il solito clichè dell’informazione piatta, per te cominciano i guai. Questo è matematico. Il giornalismo libero dà fastidio. I potenti sono persone modeste che voglio fare solo affari e inciuci non tollerano che qualcuno segua da vicino le loro vicende, li incalzi, chiedi conto delle loro azioni e allora organizzano le ritorsioni. Ogni mezzo è buono. Se ti soffermi su una notizia, se segui gli sviluppi, approfondisci, se ne sveli gli aspetti più nascosti, più segreti, non molli e stai addosso, allora metti paura. Così decidono di intimidirti, di legarti le mani. Per fermarti ecco che puntuale scatta la ritorsione, la denuncia, nella migliore delle ipotesi, con il conseguente procedimento giudiziario”.

Ma a San Giuseppe Vesuviano, sul piano ambientale, la situazione è migliorata?
“Direi proprio di no. La discarica “Beneficio”, che a suo tempo fu “attrezzata” dal Comune con la promessa di bonificarla, è stata abbandonata a sé stessa. Oggi è ricettacolo di ogni sorta di rifiuto speciale (amianto, chimico, ecc.). Io ne denunciai la pericolosità già nel 2004. Altro che sito di stoccaggio o trasferenza! Il sarcofago tutt’oggi emana esalazioni nocive con grave pericolo per la salute della popolazione. Le autorità avrebbero dovuto prendere urgenti provvedimenti. Invece hanno denunciato il sottoscritto”.

Leggi anche la storia: Il paradosso di San Giuseppe Vesuviano

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