Rapporto 2009/2010

Rapporto 2009/2010. Per Giancarlo Siani. Un giornalismo schierato con legalità

di Virman Cusenza

A 25 anni dalla morte di Giancarlo Siani qualcuno ancora si stupisce che fare il giornalista possa essere rischioso nel mondo globalizzato, nei paesi della società occidentale in cui viviamo. E invece è così. Ne abbiamo testimonianze concrete, viventi. Ci sono persone che incarnano questo rischio e che, come Giancarlo, sono per noi un esempio e un monito. Persone come Roberto Saviano, che ha scritto per noi un ricordo di Giancarlo. Persone che oggi sono con noi, come Rosaria Capacchione che è una cronista giudiziaria de «Il Mattino» alla quale è assegnata una scorta, o come Lirio Abbate, minacciato ripetutamente da Cosa nostra e anch’egli costretto ad andare in giro scortato.

Pur non avendolo conosciuto personalmente, poiché quando fu ucciso ero ancora un cronista che viveva a Palermo, voglio ricordare una lezione che ho appreso da Giancarlo Siani e che ho sempre presente: il giornalismo, per quanto voglia essere equilibrato, su certe questioni deve essere schierato. Al «Mattino» noi cerchiamo sempre di raccontare i fatti in modo equilibrato, ma senza rinunciare a denunciare ciò che non va e schierandoci dalla parte della legalità. In questo senso «Il Mattino» è un giornale schierato, in questo senso il giornalismo deve essere schierato. Non deve certo schierarsi con i partiti, ma con la legalità sì. Questo è l’unico bipolarismo che dovrebbe esserci nel nostro paese. Nella storia di Giancarlo c’è anche un’altra lezione: quella di un giornalista che non faceva cordata con nessuno, che raccontava una realtà scomoda, la vicenda di un sindaco socialista di Torre Annunziata e dei clan che gli giravano intorno. Nel ricordo di Giancarlo noi cerchiamo di raccontare sempre i fatti così come sono, sia che si parli di un sottosegretario, di un parlamentare, di un assessore di qualunque colore politico, e accettiamo le conseguenze del nostro operato.

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