Rapporto 2009/2010

Rapporto 2009/2010. Ricordiamoci chi e che cosa i giornalisti minacciati raccontano

Ma se provaste anche a ricordarvi chi e che cosa ho denunciato (e non solo le minacce a me e alla mia famiglia)? Forse tutti noi cronisti saremmo un po’ meno soli

di Lirio Abbate

Sono un giornalista e mi sono sempre occupato di inchieste sulla criminalità organizzata, in particolare sulla mafia, prima per l’ANSA, e da un anno per «L’espresso». Condivido molte cose che sono state dette.

Qualcuno di voi mi conosce bene e sa che nei miei articoli, nelle mie inchieste ho raccontato alcune verità scomode. Ho raccontato le complicità della mafia e della camorra con la politica, facendo nomi e cognomi dei politici collusi. Ho raccontato le collusioni dei colletti bianchi con la criminalità organizzata. Ho raccontato vicende di politici condannanti per mafia che siedono in parlamento. Ho raccontato in presa diretta alcune operazioni di polizia «pulite». Ho raccontato come il business dei rifiuti coinvolge mafia, ’ndrangheta e Cosa nostra. Ho svelato qualche scheletro nell’armadio di personalità che rivestono alti incarichi statali. Ho raccontato perché le mafie sono ancora forti dopo essersi trasformate e come mantengono i contatti con le istituzioni.

Ecco, a me piacerebbe che ognuno di voi, quando ricorda ciò che mi è capitato, qualcosa di spiacevole che ancora mi porto dietro, e che coinvolge non solo me ma la mia famiglia (le ripetute minacce di morte per cui vive da tre anni sotto scorta, ndr), ricordasse tutte queste cose di cui mi sono occupato. Ricordasse i personaggi che ho indicato con nome e cognome, e non solo gli «incidenti di percorso» del mio lavoro. Sono nomi di parlamentari, avvocati, commercialisti, imprenditori, persone colluse indicate con chiarezza sui giornali. Alcuni di questi nomi non hanno suscitato l’attenzione politica che sarebbe stata necessaria. Ecco, mi piacerebbe che le persone ricordassero tutte queste cose quando sentono il mio nome e si dice che sono stato minacciato. Mi piacerebbe che accadesse lo stesso per ogni giornalista minacciato: che insieme al suo nome e alle minacce ricevute si dicesse sempre quali notizie ha portato alla luce, i fatti che ha raccontato, le circostanze che ha denunciato pubblicamente svolgendo il proprio lavoro.

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