CATANZARO. Freni tagliati all’auto del giornalista Cutrupi già minacciato nel 2010

Da una spia rossa accesa sul cruscotto ha scoperto che qualcuno gli aveva manomesso i freni.  E’accaduto martedì 14 febbraio, a Catanzaro Lido,  al giornalista Filippo Marra Cutrupi, corrispondente di TmNews e collaboratore de Il Giornale e di Panorama. In officina gli hanno spiegato che la pompa dell’olio e un braccio del semiasse di una ruota erano stati segati. Il giornalista ha perciò presentato una denuncia contro ignoti.

Il segretario del sindacato dei giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, gli ha espresso solidarietà  sottolineando che “gli atti intimidatori che a nulla servono se non a rafforzare nella categoria dei giornalisti una maggiore e più profonda coscienza professionale”.

Cutrupi ha 42 anni. E’ un giornalista professionista. Ossigeno si è occupato di lui nel Rapporto Ossigeno del2010 perché aveva ricevuto una lettera anonima con una minaccia di morte. La lettera era stata recapitata a casa della sorella. Con caratteri ritagliati dal titolo di un suo articolo pubblicato un mese prima sul Giornale, c’era scritto: «Non devi scrivere più di noi, ‘la ‘ndrangheta attacca lo Stato’» e c’era una croce sul suo nome. Cutrupi aveva denunciato il fatto ai carabinieri.

Cutrupi  aveva pubblicato sul Giornale – si legge nel Rapporto Ossigeno 2010 –  una cronaca puntuale sulla bomba lanciata contro il portone della Procura Generale di Reggio Calabria, definendolo “un attentato dal forte valore simbolico, come gli stessi inquirenti hanno più volte dichiarato in quei giorni. Si colpisce l’efficienza della magistratura reggina sotto la guida del procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone e del procuratore generale Salvatore Di Landro, a capo dell’ufficio che si occupa della confisca e del sequestro dei beni e dei procedimenti di appello contro le cosche. Il secondo grado dove spesso, in passato, le sentenze venivano perlomeno alleggerite se non ribaltate del tutto”.

Aveva fatto, faceva osservare il Rapporto Ossigeno, una “interpretazione chiara e condivisa dalla maggior  parte dei giornali. In quei giorni, infatti, le cronache si assomigliano tutte. Non c’è una notizia esclusiva, non c‟è la particolare esposizione di alcun cronista. Ecco perché lo stesso Cutrupi si dice sorpreso che nella lettera di minaccia si facesse riferimento alla bomba di Reggio: «Non lo so – dice. Certo, qualcosa è cambiato, e in peggio. Quando venne ucciso Franco Fortugno, fui l’unico a scrivere, già il giorno dopo, chi avrebbe potuto essere il mandante politico di quell’omicidio. Una circostanza che sicuramente avrebbe potuto espormi molto di più rispetto alle cronache della bomba di Reggio, eppure allora non accadde niente».

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