Nel Mondo

GERMANIA. Wulff distrutto dal giornale che lo aveva creato

Quando per l’editore le copie vendute contano più di ogni altra cosa.
“Con il nostro ascensore si può andare molto in alto, ma si può anche finire in basso”, aveva detto Mathias Döpfner, direttore di Springer, la casa editrice che pubblica il quotidiano Bild. Quando lo disse, il caso Wulff non era neppure all’orizzonte, ma la sua massima si è rivelata vera anche in questo caso.

Bild è il tabloid popolare più venduto in Germania. Molti uomini politici hanno fatto carriera in Germania grazie al suo appoggio. Alcuni di loro, come il presidente della Repubblica Christian Wulff, hanno dovuto concluderla perché a un certo punto Bild ha deciso di non sostenerli più. E tuttavia il ruolo avuto nella vicenda Wulff ha alcuni risvolti inediti, tanto che ha permesso a Bild di entrare, per la prima volta, nel palmares del premio giornalistico Henri-Nannen, uno dei più prestigiosi in Germania. Bild si è classificato fra i finalisti della categoria giornalismo investigativo.

“Scandalo per un prestito – Wulff ha ingannato il Parlamento?”. Il caso Wulff scoppiò con questo titolo a caratteri cubitali sulla prima pagina del Bild. L’articolo diceva: quando era presidente del consiglio del Land Niedersachsen, Wulff si fece prestare 500 mila euro da un imprenditore suo amico per acquistare un’appartamento. Poi, ottenne un mutuo a condizioni estremamente favorevoli, ma solo dopo che il suo prestito di favore era stato scoperto.

L’articolo di Bild uscì a metà dicembre. Qualche girono prima, il presidente della Repubblica aveva tentato di bloccarne la pubblicazione. Aveva chiamato al telefono il caporedattore del tabloid Bild e gli aveva ingiunto di bloccare l’articolo. Wulff aveva agito in modo maldestro e poco accorto: aveva registrato il messaggio minaccioso sulla segreteria telefonica. Aveva minacciato “una rottura definitiva con l’editore Springer” se avesse pubblicato quelle notizie. Wulff aveva usato espressioni molto forti tipo “significherebbe dichiarare guerra”, “state passando il Rubicone”.

Fino a quel momento tra Bild e Wulff regnava l’armonia. Quando era ancora il Presidente del Land Bassa Sassonia, il quotidiano popolare aveva dato una mano a Wulff. Ad esempio, per far accettare ai suoi elettori cristiano-conservatori il fatto che aveva lasciato la moglie e si era messo con Bettina, una giovane donna che aspettava un figlio da lui. Christian non aveva ancora sposato Bettina. Bild raccontò ai lettori l‘adulterio del presidente come il sogno d’amore di un padre moderno che sceglieva una famiglia allargata. Era il 2006. I fatti furono presentati con questo titolo rassicurante: “Christian Wulff decide con assennatezza tanto in politica quanto nella vita privata”. Il Presidente premiò Bild raccontando in esclusiva edificanti vicende domestiche. Uscirono innumerevoli articoli sulla nuova moglie Bettina, dai suoi tatuaggi alla profonda scollatura lungo la schiena.

Questo modo di celebrare le gesta del presidente sarebbe andato avanti fino alle calende greche, se Wulff non avesse commesso un errore che ha avuto gravi conseguenze: quello di sottovalutare l’ingordigia della stampa scandalistica. Perché alla fine questa vicenda conferma che in Germania ai giornali (non solo a quelli scandalistici) più di ogni cosa importano le copie vendute. Quindi i giornali puntano sempre sulle notizie che fanno vendere più copie: può essere il décolleté di Bettina, ma può essere anche lo scandalo di un presidente che ha avuto un prestito di favore di mezzo milione di euro da un imprenditore privato mentre in Germania un qualunque  piccolo funzionario è considerato corrotto se accetta solo una bottiglia di vino. Figurarsi cosa si può pensare in Germania di un presidente della Repubblica che per giunta commette la sciocchezza di minacciare il caporedattore del più potente e diffuso quotidiano popolare del suo paese lasciandogli un messaggio su una segreteria telefonica.

E ovvio che Bild non si è fatto intimidire, ma non ha voluto neppure sporcarsi le mani diffondendo il contenuto testuale della telefonata presidenziale. Lo ha lasciato fare agli altri giornali. Hanno provveduto i giornalisti dell’edizione domenicale della Frankfurter Allgemeine e della Süddeutsche Zeitung. E il presidente stesso ha dato una mano a questi giornalisti che cercavano disperatamente di “rientrare nella notizia” (ciò che in Germania i giornalisti, nel loro gergo, definiscono “Weiterdrehe”), cioé a trovare aspetti nuovi per parlare di qualcosa pubblicato da altri. Wulff li ha aiutati dando spiegazioni poco plausibili sul suo prestito, cercando di risolvere il problema licenziando il suo portavoce e confidente.

E’ stato inutile. Ormai tutta la stampa tedesca aveva annusato l’odore del sangue: da Bild, Spiegel, Süddeutsche Zeitung, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Stern, ormai da ogni dove saltavano fuori nuove accuse di corruzione contro Wulff: trattamenti di favore per i suoi voli, vacanze spesate nelle ville di ricchi imprenditori, partecipazione ad eventi organizzati da varie lobby a spese dei contribuenti, pernottamenti in hotel di lusso pagati da un industriale della marmellata, perfino una breve vacanza dei coniugi Wulff a Sylt a spese di un imprenditore del cinema a cui proprio Wulff aveva fatto avere sovvenzioni. Così si è proiettata l’immagine sempre più deprimente di un presidente tedesco a caccia di favori. Un’immagine di basso livello, quella dello slogan pubblicitario di un supermercato dell’elettronica ripetuto all’infinito come un tormentone che dice: “L’avarizia è eccitante”.

Insomma Wulff ha sperato che l’affare Wulff si risolvesse da solo. Ci ha creduto. All’inizio di gennaio in un’intervista alle due reti televisive pubbliche tedesche non ha mostrato alcun segno di umiltà, anzi, al contrario, ha dichiarato che non si sarebbe dimesso. Si è mostrato sicuro di sé in modo sfacciato dicendo: “Non voglio essere il presidente di un paese in cui non si possono prendere in prestito soldi dai propri amici”. Non si era reso conto che l’articolo di Bild sul suo prestito personale ormai si era trasformato in un fiume impetuoso che trascinava via l’autorevole inquilino di Palazzo Bellevue come una barchetta di carta.

Poco dopo quell’intervista, la Procura della Repubblica ha messo sotto inchiesta per corruzione l’ex portavoce di Wulff, perquisendo la sua abitazione e il suo ufficio. Poi la procura di Hannover è riuscita a collegare gli intrallazzi di Wulff Presidente del Land Bassa Sassonia con quelli di Wulff Presidente della Repubblica. Infine è arrivata la clamorosa richiesta dei magistrati al parlamento affinché revocasse l’immunità al presidente della repubblica sospettato di aver ottenuto vantaggi privati grazie al suo alto incarico pubblico. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, che ha convinto il presidente Wulff a gettare la spugna rassegnando le dimissioni.

Per la Germania è stato uno choc. Non si è mai visto il Germania un Presidente della Repubblica indagato. Wulff ha risparmiato al suo paese questa novità facendo il passo indietro. Infatti le dimissioni hanno reso inutile che la commissione immunità del Parlamento fosse costretta a prendere quella decisione. La magistratura adesso può proseguire liberamente le indagini.

Si può dire che queste dimissioni sono state un successo della stampa tedesca? Una prova della sua indipendenza? Forse sì. Forse dimostrano che è vantaggioso avere case editrici che non appartengono a partiti o a gruppi industriali strettamente legati alla politica, ma a bizzarre comunità di eredi, ad avare famiglie di imprenditori, a rapaci gruppi industriali che più di ogni cosa puntano a guadagnare soldi, possibilmente molti soldi, aumentando le vendite dei loro giornali. E che cosa può fare aumentare la tiratura di un giornale più dello scoop su un presidente corrotto? Certo è tranquillizzante sapere che in Germania ci si può scaldare per l’uso improprio di una carica pubblica a tal punto da far crescere la tiratura di un giornale.

Ma se ciò avviene i tedeschi devono ringraziare anche gli italiani, in particolare Silvio Berlusconi. Nessuno meglio di lui in Europa è stato capace di dimostrare quanto possa portare lontano un Primo Ministro che non voglia tenere nel debito conto le leggi vigenti.

Questa è la buona notizia. Ma c’è anche una cattiva notizia: anche in Germania ultimamente sono spuntati degli emuli di Berlusconi, prepotenti e baldanzosi, festeggiati dai media. Valga per tutti il caso dell’ex ministro della Difesa Guttenberg. Anche lui è arrivato molto in alto grazie all’ascensore di Bild. Ma è precipitato in basso con l’ascensore di internet: quando Bild ancora festeggiava lui e sua moglie come una nuova coppia regale, i cacciatori di plagi avevano già trovato online la sua tesi di dottorato e fatto a pezzi l’alta moralità del nobile ministro. Le dimissioni di Guttemberg erano attese da tempo. Poco prima che scoppiasse il caso Wulff, Guttenberg aveva tentato di fornire giustificazioni pubblicando un libro-intervista che secondo lui avrebbe dovuto chiarire le cose per riaprirsi la strada sua carriera politica. Firmata dal caporedattore di Die Zeit, l’intervista è uscita su questo giornale con le più significative anticipazioni “in esclusiva” e, contrariamente alle aspettative del caporedattore, ha suscitato una tempesta di indignazione dei lettori senza precedenti. Qualche volta anche i giornalisti tedeschi sottovalutano i loro lettori.

Leggi la versione in tedesco: Wulff: Wer mit der Bild

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