In Italia

Siracusa. La Civetta dice quant’è potente l’arma dell’inchiesta giornalistica

A Siracusa un piccolo giornale con pochi mezzi ha sfidato la Procura, le associazioni civiche lo hanno sostenuto e il governo dei tecnici è intervenuto raccogliendo l’allarme.

Accadono strane cose nell’Italia governata dai tecnici. Ad esempio, a Siracusa un piccolo giornale ha osato sfidare un potente e ramificato comitato di affari con forti agganci nella magistratura locale e il ministro della giustizia è intervenuto e gli ha dato ragione, perfino nei toni di allarme e di indignata protesta. E’ un fatto inedito e senza precedenti che speriamo di non dover rimpiangere quando al governo tornerà “la politica”. Vale proprio la pena di conoscere i risvolti di questa vicenda pressoché oscurata dai giornali, andata in scena nell’estremo lembo della Sicilia.

A dicembre del 2011 il periodico aretuseo La Civetta di Minerva ha pubblicato in esclusiva una clamorosa inchiesta dimostrando in modo incontrovertibile, con la riproduzione di documenti ufficiali ottenuti dalla Camera di Commercio, che era proprio vero ciò che in città si sussurrava da mesi: e cioè che il Procuratore della Repubblica e alcuni suoi sostituti erano in affari con un noto penalista e con familiari ed affini dei magistrati stessi.

A Siracusa non si parlava d’altro, ma nessuno osava scrivere una riga. L’iniziativa del piccolo giornale ruppe il silenzio innescando una reazione a catena: prese di posizione degli avvocati, interrogazioni parlamentari, l’arrivo degli ispettori ministeriali in Procura,  la loro relazione che è stata la base per la clamorosa e per nulla scontata iniziativa del ministro della Giustizia Paola Severino.

La decisione del ministro era attesa di settimana in settimana. Il 2 agosto scorso Paola Severino ha rotto gli indugi mostrando di non voler governare secondo la logica manzoniana che porta a troncare e sopire. Il ministro ha deciso di non farsi condizionare  dalla logica, spesso prevalente, degli equilibri interni alla magistratura basati sulle correnti e su cordate interne, né dalla logica imperante del quieto vivere. Ha infatti chiesto al CSM un’azione disciplinare nei confronti del procuratore della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi e dei suoi sostituti Maurizio Musco e Roberto Campisi. Questa coraggiosa iniziativa contribuirà a chiarire i contorni di un oscuro intreccio di affari e di potere, di appalti e di compiacenti comportamenti che da mesi getta discredito sull’amministrazione della giustizia nel capoluogo aretuseo.

In base alle gravi irregolarità descritte dagli ispettori ministeriali inviati a Siracusa lo scorso marzo, il ministro ha chiesto inoltre al CSM di disporre con urgenza, prima ancora dell’accertamento delle responsabilità disciplinari, il trasferimento ad altra sede del procuratore capo Rossi e del sostituto Musco, per motivi cautelari. In altre parole, il responsabile della giustizia ritiene che indipendentemente dalle colpe da accertare e della sanzioni da graduare, a Siracusa il prestigio di questi magistrati sia stato compromesso e perciò non possono continuare a esercitare le loro funzioni.

Ai magistrati aretusei si contesta una condotta gravemente irregolare: non essersi attenuti alla regola più elementare, quella che impone ad ogni giudice di astenersi dal condurre o guidare inchieste in cui siano coinvolti loro familiari e altre persone a loro legate, tanto più se nelle inchieste sono in gioco interessi patrimoniali. A Siracusa sembra che sia accaduto proprio questo, come denunciano da sette mesi, in modo aperto e inequivocabile, i giornalisti del quindicinale di Siracusa La civetta di Minerva.

Occorre riflettere sul ruolo di questo piccolo giornale. La Civetta ha pubblicato le clamorose rivelazioni giornalistiche in esclusiva e per averlo fatto i suoi giornalisti sono stati strumentalmente e immotivatamente querelati e denunciati per una presunta estorsione di cui non c’è alcuna traccia. Gli altri giornali non hanno spalleggiato La Civetta né hanno ripreso le sue rivelazioni, benché la documentazione fosse inoppugnabile. Alcuni giornali hanno anzi spalleggiato gli imprenditori che hanno reagito al disvelamento dei fatti con pesanti insinuazioni sui giornalisti della Civetta.

Il ruolo di questo piccolo giornale di provincia è stato dunque essenziale, e svolgere questo ruolo non è stato indolore. I giornalisti che hanno osato sfidare il potente procuratore di cui ora è stato chiesto il trasferimento sono stati pubblicamente additati come mentitori. Lo stesso magistrato li ha querelati per diffamazione. Le veementi proteste del procuratore hanno avuto ampio spazio sugli altri giornali locali,  gran parte dei quali si sono astenuti dal riferire le circostanziate contestazioni mosse dalla Civetta. Un giornale locale ha fatto di più: ha riferito in termini vaghi una voce di cui tuttora non si ha alcun riscontro, e cioè che gli autori dell’inchiesta avrebbero agito in mala fede, per realizzare una estorsione nei confronti di alcuni imprenditori (si presume di soci delle aziende di cui erano stati resi noti gli assetti societari) ed erano perciò sotto inchiesta penale.

In realtà i giornalisti della Civetta hanno fatto con professionalità, coraggio ed impegno civile un lavoro di cronaca per il quale meriterebbero un premio. Hanno subito indebite pressioni. Altri giornalisti li hanno isolati. Ma non hanno desistito. Hanno potuto resistere perché, per fortuna, non sono rimasti soli. Numerose associazioni locali si sono schierate al loro fianco. Ossigeno ha fatto la sua parte impegnandosi a fare conoscere in tutta Italia la preoccupante vicenda. Ma certamente il fatto più importante e che, a Siracusa, una ventina di associazioni di impegno civile ha dato pubblica solidarietà al direttore del piccolo battagliero giornale, Franco Oddo, e alla vice direttrice Marina Di Michele.

Il coraggioso lavoro di inchiesta della Civetta ha avuto valore strategico nella mobilitazione civica per chiarire i contorni della vicenda. Ad esempio, ha permesso ai penalisti di Siracusa di presentare una documentata denuncia al CSM. Ha permesso a due parlamentari di presentare interrogazioni parlamentari che – seppure ancora attendono risposta – hanno contribuito alla decisione del ministro Severino di inviare gli ispettori alla Procura di Siracusa per accertare i fatti (e scoprire ulteriori discutibili comportamenti). In definitiva, l’inchiesta del periodico locale ha aperto la strada alla decisione del ministro di chiedere l’azione disciplinare e l’immediato trasferimento del capo della Procura e di un suo sostituto.

Adesso tocca al Consiglio Superiore della Magistratura la fondatezza delle gravi accuse mosse ai magistrati, accuse che il procuratore Rossi ha contestato con veemenza. Il procuratore avrà modo di difendersi, come gli altri accusati, avvalendosi di ampie procedure di garanzia. Ma dovrà difendersi con i fatti, producendo documenti, e non insultando i giornali e giornalisti che hanno fatto in modo esemplare il loro lavoro; che hanno osato sfidare personaggi potenti come lui per tutelare il diritto di ogni cittadino ad avere una giustizia giusta e magistrati neutrali ed estranei alle cause che sono chiamati a giudicare.

Nel nostro paese il potere giudiziario è forte ed è giusto che lo sia. Ma a condizione che non sia di parte, che chi lo esercita non possa essere neppure lontanamente sospettato di fare pendere la bilancia da una parte per ragioni diverse da quelle fissate dalla legge.

La vicenda di Siracusa, dunque, è ancora aperta, ma l’iniziativa del ministro Severino già ne chiarisce i contorni. E’ bello sapere che nella compagine di governo c’è un ministro della giustizia che ha provato il nostro stesso sconcerto davanti alle gravi critiche mosse dalla Civetta (e non solo dalla Civetta) all’operato della Procura di Siracura. E’ importante saperlo. Significa che la Civetta, e i giornali che guardano a nient’altro che ai fatti, sono meno soli.

E sorge una domanda: se con l’arma potentissima dell’inchiesta un piccolissimo giornale può fare ciò che ha fatto la Civetta, cosa accadrebbe se i giornali più grandi, le navi di media stazza e le corazzate del giornalismo facessero sempre schiettamente il lavoro si cronaca e di inchiesta? Credo che accadrebbero grandi cose e avremmo istituzioni più giuste, un’Italia migliore, e meno giornalisti minacciati.

Leggi anche:

– La ricostruzione della vicenda a cura di Giorgio Ruta
– La cronologia dei fatti di Giorgio Ruta

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