Due giornalisti minacciati ricevuti a Palazzo Madama

Alberto Nerazzini e Luigi Centore sono stati ricevuti dal presidente del Senato Pietro Grasso che li ha incoraggiati ad andare avanti. Leggi chi sono

La delegazione di Ossigeno per l’Informazione ricevuta lunedì 22 luglio 2013 a Palazzo Madama dal presidente del Senato Pietro Grasso comprendeva i giornalisti Alberto Nerazzini e Luigi Centore che nei giorni scorsi hanno subito gravi intimidazioni, il primo presso Bologna, il secondo ad Ardea, sul litorale romano. (Leggi in calce le schede di Ossigeno su ognuno di loro). Il presidente li ha salutati calorosamente e li ha incoraggiati a proseguire il loro lavoro professionale.

“Sono i nostri ultimi ‘clienti’, le new entry nella lista dei giornalisti minacciati compilata da Ossigeno e che – ha detto Alberto Spampinato – dal primo gennaio ad oggi si è arricchita di altri 207 nomi portando il totale a quota 1454″.

“Conosco i vostri guai e il vostro lavoro. Vi esprimo solidarietà – ha detto Grasso rivolgendosi a Centore e Nerazzini – e vi raccomando: non mollate! So quanto sia difficile e rischioso per i giornalisti, soprattutto in certe regioni italiane, occuparsi di fatti di mafia e in generale del potere. Ne ho parlato  nel mio libro “Liberi tutti”, citando il lavoro di Ossigeno, che svolge un ruolo meritorio”.

Anche Centore e Nerazzini hanno dichiarato di apprezzare il lavoro di Ossigeno e hanno assicurato Pietro Grasso che non intendono assolutamente desistere dal loro lavoro di cronaca e di inchiesta. Centore ha illustrato e consegnato a Grasso un dossier sull’illegalità diffusa nel comune di Ardea e nel circostante litorale Romano.

Richiamando il suo precedente ruolo di Procuratore Nazionale Antimafia, Grasso ha mostrato di conoscere bene i problemi legati alla presenza di insediamenti mafiosi ad Ardea e nella zona circostante. Ha citato una lettera-appello inviatagli a febbraio del 2007 dall’allora sindaco della cittadina laziale, Carlo Eufemi, con il quale Centore collaborava.

“Purtroppo – ha detto Grasso – nonostante gli organici siano stati aumentati, la Direzione Antimafia non dispone di molte risorse ed è difficile fare fronte alle situazioni che emergono. In questa zona del litorale laziale la presenza della criminalità organizzata è evidente. Non sforzatevi di capire se sia Cosa Nostra siciliana, ‘ndrangheta o camorra, perché si tratta di organizzazioni che operano in modo analogo e unitario. Risulta che si parlano fra loro e si mettono d’accorso sulle zone d’influenza. Lo vediamo tutti i giorni nelle carceri. Quando c’è un contrasto di interessi sul territorio, le varie componenti si scontrano, ma poi trovano un nuovo accordo. È necessario contrastarle ed è necessario che i giornalisti possano dire liberamente ciò che accade”.

Luigi Centore – Ha 65 anni. Geometra e giornalista pubblicista, scrive sul blog “Il Faro online” e collabora con “Il Corriere della Città”.

Ha subito vari attentati a causa di una serie di articoli in cui denuncia inadempienze del Comune di Ardea (Roma), la sua città, sull’uso civico di una vasta area di 706 ettari denominata Salzare in cui esistono attività commerciali ed insediamenti edilizi privi di qualsiasi autorizzazione e su cui è stata segnalata la presenza della criminalità organizzata.

Mercoledì 10 luglio 2013 poco dopo mezzanotte ad Ardea, a pochi passi della caserma dei carabinieri, qualcuno ha appiccato il fuoco alla “Fiat Panda” del giornalista. L’auto era parcheggiata sotto la sua abitazione.

Una settimana dopo, nella notte tra lunedì 15 e martedì 16 luglio, Centore ha subito un altro attentato incendiario. Intorno all’1.30 sono state date alle fiamme le vetture del fratello e del nipote, una Smart e una Daewoo parcheggiate davanti alla loro abitazione, nei pressi dello studio da geometra di Centore. Nel 2005 Centore aveva già subito un attentato analogo.

Solidarietà è stata espressa al giornalista dall’Odg del Lazio, da Assostampa romana, dal presidente Regione Lazio e da vari politici.

Sugli attentati incendiari e sulla questione Salzare sono state presentate due interrogazioni parlamentari dall’on. Ilaria Piazzoni (SEL). Un’altra interrogazione è stata presentata alla Regione Lazio.

I giornali a larga diffusione non hanno parlato degli attentati a Centore.

Il caso segnalato da Ossigeno per l’Informazione ha destato l’attenzione di organismi internazionali che fanno un monitoraggio delle violazioni della libertà di stampa.

Alberto Nerazzini – 40 anni. Modenese, vive da due anni a Bologna. Giornalista. Ha lavorato per il quotidiano “Diario” diretto da Enrico Deraglio, poi per i programmi televisivi di Michele Santoro. Attualmente collabora con il settimanale televisivo di inchiesta “Report” di Raitre. È autore della video-inchiesta “La mafia è bianca” distribuita in cd-rom.

Venerdì 13 luglio 2013, intorno a mezzanotte, sui colli di Bologna, ignoti si sono introdotti nella villetta bifamiliare in cui vive in affitto, approfittando della sua assenza. Hanno portato via due telecamere, cinque computer, microfoni, materiale per montare i video e altri suoi strumenti di lavoro, tralasciando altri oggetti di valore. Il materiale professionale di un altro giornalista che abita nella stessa villetta non è stato rubato. Queste ed altre modalità fanno pensare a un avvertimento mirato proprio a Nerazzini e al suo lavoro giornalistico.

Il furto dell’attrezzatura professionale ricorda quello subito il 14 marzo 2013 ad Avellino dal giornalista free lance Alessandro Iacuelli, al quale furono rubati anche i supporti di memoria contenenti il materiale filmato delle sue inchieste sulle ecomafie.

Nel 2002, a Roma, l’appartamento di Nerazzini prese fuoco e fu completamente distrutto. Dopo undici anni rimane il dubbio sulla causa dell’incendio.

Su cosa sta lavorando – A giugno del 2013 Nerazzini ha realizzato un video-inchiesta sulle ramificazioni della ‘ndrangheta in Canada, centrata sulla figura di un italo-canadese coinvolto nel processo nato dall’operazione Crimine. Per realizzare l’inchiesta Nerazzini ha seguito a Locri alcune udienze del processo. Le sue video riprese in aula hanno destato risentite proteste dei legali di alcuni imputati, ma il presidente della Corte ha difeso il suo operato. L’inchiesta, andata in onda il 28 giugno a Toronto all’interno del programma di inchieste della tv pubblica “Enquete” (analogo a “Report”). La puntata ha messo in evidenza che la ‘ndrangheta è presente in Canada, ha avuto un’alta audience e ha avuto ampia risonanza sui giornali nazionali. Pochi giorni dopo a Toronto, dove da 12 anni non si registravano omicidi collegabili alla criminalità organizzata, sono stati uccisi due uomini collegati alla ‘ndrangheta.

Subito dopo Nerazzini ha cominciato ad impostare una approfondita inchiesta su presunte irregolarità di una azienda italiana a partecipazione pubblica.

Licenza Creative Commons I contenuti di questo sito, tranne ove espressamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CHIUDI
CLOSE