Dialogo sull’informazione. L’intervento di Luigi Centore

Il discorso del giornalista di Ardea (Roma), vittima di intimidazioni, al convegno in Senato (14 novembre 2013)

Signora Presidente della Camera e Signor Presidente del Senato Signori Onorevoli, sono grato del vostro invito che mi da la possibilità di far conoscere la gravità di fatti rimasti impuniti dalle leggi dello Stato. Nella solennità di questo Palazzo finalmente riesco a riacquistare la fiducia nelle istituzioni che recentemente è vacillata nei miei pensieri.

Ardea, il comune in cui vivo e lavoro, negli ultimi tempi è stato al centro di troppe cronache non proprio edificanti: mi riferisco alla notte del 10 luglio scorso e la successiva notte del 16, quando venne prima dato fuoco alla mia Fiat Panda e successivamente alle auto di mio nipote e di mio fratello, parcheggiate in strada davanti al mio studio tecnico. Prima ancora il fuoco aveva lambito un edificio pubblico che ospitava l’ufficio tecnico comunale. Poi la situazione è peggiorata, ed ancora per intimidire venivano date alle fiamme auto di politici e dell’ex comandante la stazione carabinieri di Tor San Lorenzo.

In passato invece giungevano ai politici e dirigenti proiettili, lettere minatorie, finte bombe accoltellamenti e gatti impiccati sui cancelli di altri giornalisti locali. La percezione della popolazione locale è quella di sentirsi, a due passi dalla capitale, abbandonati a se stessi.

Nella mia professione di giornalista raccolgo ogni giorno sfoghi di cittadini che con molta attenzione e speranza osservano come il Governo con grande sacrificio tenta di portarci fuori da quella che è la più grande crisi che la storia Repubblicana ricordi. Nello stesso tempo non capiscono per quale motivo i Governi locali non vengano attenzionati qualora risulti evidente la loro incapacità e distrazione a proposito di presunte infiltrazioni mafiose e di microcriminalità.

I giornalisti che riportano nei loro articoli lo stato di illegalità diffusa in zone del loro paese – come l’area dei 706 ettari degli usi civici demaniali ormai terra di nessuno e di fuochi per il moltiplicarsi di discariche abusive e di materiali tossici nocivi, “gestite” da gente di pochi scrupoli – finiscono per dar fastidio a qualcuno e allora iniziano i balletti del fuoco.

O si scrive di appalti pubblici. Nel comune di Ardea in questi ultimi tempi si è scritto di sequestri di chili e chili di droga, di cattura di pericolosi latitanti, e di boss di organizzazioni mafiose, bande internazionali di tagliatori di autoveicoli, oltre che di attività commerciali svolte senza alcuna autorizzazione e spesso in barba ad ogni norma sulla sicurezza dei luoghi di lavoro con tacito permissivismo di chi dovrebbe controllare. Mentre in altre zone i controlli sulle attività commerciali sono al limite della vessazione.

Numerosi sono gli immobili confiscati a boss delle varie associazioni mafiose nostrane e straniere nel territorio di Ardea. Dai rapporti delle commissioni parlamentari dall’osservatorio regionale sulla criminalità nel litorale a sud di Roma (non escluso Ardea) emerge un quadro preoccupante per i paesi del litorale a sud di Roma. Inascoltata da parte delle istituzione l’interrogazione consiliare presentata dal consigliere Umberto Tantari del Pd, ove si evince l’assenza dello Stato, segnalazione da me pubblicizzata, senza trovare l’appoggio di certe istituzioni. Trovate, invece, solo fiamme, e il consiglio di smettere di scrivere.

Tante le interrogazioni parlamentari bipartisan sui fatti di Ardea, quelle presentate al Ministro dell’interno da parte dei deputati Piazzoni, Pilozzi e Zaratti, Andrea Ferro, Gregori, Tidei e Carella, del Senatore Nencini, altre a quella presentata dal vicepresidente del consiglio regionale del Lazio On. Francesco Storace votata all’unanimità.

L’insistenza dei miei articoli contro questo sistema senz’altro devono aver irritato chi non ama essere controllato sia pure da quello sparuto ed intrepido nucleo di tutori dell’ordine presenti ad Ardea. Figuriamoci se si invoca un rafforzamento di militi e un commissariato di Polizia di Stato in paesi come Ardea e Pomezia che ormai hanno superato i centomila abitanti. La situazione è peggiorata, la delinquenza ha alzato il tiro, reiterando gli incendi.

Ma se Ardea piange altri paesi del litorale a sud di Roma come Ostia, Torvajanica, (Pomezia) Anzio e Nettuno, non ridono. Ad Ostia la criminalità è più agguerrita e i giornalisti più minacciati. Il Comune di Nettuno cinque anni fa fu sciolto per mafia, mentre quello di Ardea subì una commissione d’accesso ordinata dalla Prefettura di Roma (Prefetto Achille Serra), la quale impose delle prescrizioni a tutt’oggi ancora non attuate.

Non è certo mancato l’impegno dei giornalisti locali. Forse è mancato il controllo dello Stato. Per i tristi fatti avvenuti di recente proprio nel comune di Ardea, non è più possibile soprassedere all’attuale situazione così che i cittadini ed associazioni proprio domani, 15 novembre, daranno vita ad una fiaccolata che partirà dal piazzale della scuola media antistante l’ingresso del famoso museo Giacomo Manzù e raggiungerà la piazza principale di Ardea per chiedere alla politica ed alle istituzioni di non abbassare la guardia.

Incendi su incendi colpiscono chi con i propri scritti fa informazione. Quasi dal motto “Taci o sparo”.

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