Mehari. Iacopino: si mortifica la dignità dei cronisti

L’intervento del presidente dell’Ordine all’incontro tra la presidente Boldrini e i familiari dei giornalisti uccisi, il 26 novembre alla Camera

Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti:

“Prima di tutto grazie con una riconoscenza sentita, anche personale. L’appuntamento di oggi è nato il 23 settembre quando, portando la Mehari di Giancarlo Siani nel salone che ospitava la tipografia del Mattino fu sanata una vergogna per tutto il giornalismo italiano, non solo per il Mattino. Ne parlai con Roberto Natale. Dire che ci fu una adesione immediata a questa proposta è dire poco. Infatti siamo qui, con i tempi che anche Paolo Siani e il comitato promotore di quuesta esposizione della Mehari hanno avuto.

Voglio dire due cose. Parto da Italo Toni e Graziella De Palo. Parto da un episodio che non ricordo con piacere: l’inaugurazione di un viale in un parco pubblico, qui a Roma. Con l’allora sindaco della città c’era l’allora presidente del Copasir, Massimo D’Alema. Chiesi loro di impegnarsi a rimuovere il segreto di stato. Ci fu detto di sì. Ma rimossero solo una parte di segreto di Stato, quella parte che non basta per fare capire. In Libano, allora, nel 1980, venivano addestrati terroristi di destra e di sinistra. Lo dice il Mossad, in base a documenti che ha trovato nei campi di addestramento. Quelli erano anni terribili. Ogni mattina (i terroristi, ndr) ammazzavano una persona, in questo paese. È passato tanto tempo? Di cosa si ha ancora paura? È questo che inquieta di più.

La seconda cosa che voglio dire parte da una frase: “stringendo il volante della Mehari ho cercato di trarne forza per continuare”. È un’immagine bella che ha colpito molto Paolo Siani, ne parlavamo in piazza. Io ho avuto una sensazione analoga accarezzando nel salone del Mattino quella macchina. No ho toccato il volante per una sorta di timore e oggi guardavo i ragazzi peresenti.

Non si ammazza solo con le pallottole. Si ammazza mortificando la dignità, mettendo chi fa questo mestiere in condizioni di non poterlo fare. Ricattando con le querele. La nuova legge sulla diffamazione in discussione non è una cosa di cui il parlamento possa andare orgoglioso, perché risolve solo il problema dei direttori responsabili. Non risolve il problema di quei giornalisti che, come accadeva anche a Siani,  guadagnano l’equivalente di 4 o 5 euro ad articolo. La nuova legge prevede una multa di diecimila euro per chi abusa delle querele.. Non basta  la multa prevista a impedire di tenere i giornalisti sotto ricatto, di ammazzarli nei sogni. La politica deve farsi carico di questo e inoltre deve onorare le vittime in maniera adeguata e rispettosa”.

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