Mehari. La mamma di Ilaria Alpi ricorda la beffa della falsa auto

Durante l’incontro del 26 novembre tra la presidente Boldrini e i familiari dei giornalisti uccisi ha chiesto  un impegno per accertare la verità

“La ringrazio a nome di tutti per la sua gentilezza, per la disponibilità che ha verso di noi. Come ringrazio Spampinato per avermi chiamato e coinvolto in questa battaglia di verità e giustizia”, ha detto Luciana Riccardi, la madre di Ilaria Alpi, la giornalista di Raitre uccisa in Somalia insieme all’operatore Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994, alla presidente della Camera, Laura Boldrini durante l’incontro a Montecitorio del 26 novembre 2013.

“Speriamo che, adesso che siamo tanti familiari a chiederlo insieme, chi di dovere si muova, e faccia il “suo” dovere che non ha ancora fatto. Io aspetto da vent’anni, altri da molto di più”, ha aggiunto.

“È veramente un simbolo, questa Mehari. Lo dico con una punta di polemica: questa è la vera macchina a bordo della quale uccisero Giancarlo Siani. Invece la macchina che hanno mostrato a noi familiari dicendo che era quella su cui avevano ucciso mia figlia, non era quella vera, era una macchina falsa: il DNA eseguito sul sangue trovato nell’auto, confrontato con quello prelevato a me e a mio marito, non corrispondeva. Per cui siamo stati beffati ancora una volta”, ha concluso.

Laura Boldrini ha commentato: “Mi sento completamente coinvolta. Ho iniziato a occuparmi di giornalismo molto giovane. Sono diventata pubblicista studiando e lavorando. Ho lavorato da portavoce sempre fianco a fianco con i giornalisti. Ho stretto amicizia con tanti di loro e nella lista che elenca le vittime che oggi ricordiamo ce n’è più di uno. Per questo mi sento emotivamente parte in causa nell’incontro di oggi”.

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