Mehari sulla via di Bruxelles. Tappa al Comando Generale dei Carabinieri

L’omaggio del Comandante Generale Gallitelli che ha ricevuto organizzatori e familiari delle vittime. Paolo Siani: Cosa trasporta quest’auto

ROMA – La settimana romana della mostra “In viaggio con la Mehari”, che ha toccato Piazza Montecitorio e lo spazio antistante l’entrata del Senato della Repubblica, si è conclusa con una sosta dell’auto verde presso il  Comando Generale dell’Arma, in viale Romania, dove il comandante generale Leonardo Gallitelli, insieme a numerosi ufficiali dell’Arma, nel cortile principale del Comando ha reso omaggio a ciò che rappresenta.

L’adesione allo spirito dell’iniziativa è stato espresso nel corso di una breve cerimonia ospitata nel Salone di Rappresentanza, alla quale hanno partecipato gli organizzatori della mostra itinerante.

Il generale Gallitelli ha espresso pieno apprezzamento per il valore dell’iniziativa che ha definito “un pellegrinaggio della speranza” da seguire con fiducia.

Gallitelli ha ricordato l’impegno quotidiano dell’Arma nella lotta alle mafie. Un impegno, ha detto, che spesso si eleva a supremo sacrificio. Ha ricordato il senso civico, il coraggio e l’esempio professionale di Giancarlo Siani. Ha espresso vicinanza e solidarietà al fratello di Giancarlo Siani e a tutti i familiari delle vittime della criminalità. E’ stata una grande idea, ha aggiunto, portare in giro questa Mehari proponendola come un simbolo dell’impegno coraggioso della società civile e dei giornalisti al fianco delle forze dell’ordine e delle istituzioni pubbliche per sconfiggere la mafia e affermare pienamente la legalità, la verità, la sicurezza, l’ordine e la libertà dei cittadini. La lotta contro coloro che rubano la speranza dei cittadini onesti, ha concluso, costa prezzi altissimi, ma avanza ed è una battaglia che non si può fermare un solo giorno, per non disperdere i risultati conseguiti.  La Mehari è un simbolo collettivo efficace ed eloquente che alimenta la speranza.

Geppino Fiorenza, coordinatore di Libera Campania, ha ringraziato il Comandante generale e gli ha presentato la delegazione dei familiari delle vittime, della Fondazione Polis e di Ossigeno per l’Informazione.  “L’intuizione che la Mehari potesse essere un simbolo così efficace – ha detto – è stata importante e il merito è di Paolo Siani, che inoltre ha avuto la generosità di mettere questa auto al servizio delle istanze di giustizia di tutte le vittime della criminalità e delle ingiustizie, e ha saputo mobilitare tutti noi e trovare le risorse necessarie”.

Alfredo Avella, presidente del Coordinamento campano delle vittime innocenti della camorra, ha detto che la sosta presso il Comando dei Carabinieri prima di lasciare Roma alla volta di Bruxelels, era dovuta, non solo per onorare l’invito ricevuto, ma per corrispondere alla comprensione e alla vicinanza dimostrata dall’Arma ai familiari delle vittime. Una vicinanza che, sommandosi a quella delle istituzioni locali, aiuta ad affrontare i problemi . “Questo – ha detto con evidente commozione – lo pensiamo tutti. E’ una convinzione comune. Io non parlo mai delle mie vicende familiari. Ma qui mi sento in dovere di dire che ho avvertito subito questa vicinanza dei Carabinieri, nel 2003, quando la tragedia ha colpito la mia famiglia, con la perdita di mio figlio Paolino, ormai dieci anni fa. Alla Caserma dei Carabinieri di Torre Annunziata trovai un capitano che accolse me e i miei familiari con professionalità e comprese che chiedevamo giustizia e verità. Noi tutti abbiamo la consapevolezza del ruolo che possono avere le istituzioni pubbliche e lo comunichiamo alle nuove generazioni”.

Alberto Spampinato ha ringraziato il Comandante Generale per aver reso omaggio alla Mehari e al pesante carico di istanze e ricordi che trasporta, fornendole una così autorevole “guardia d’onore” dopo l’esposizione presso la Camera e il Senato e in vista della tappa al Parlamento Europeo.  “Nei giorni scorsi – ha detto – il carico che la Mehari trasporta ha ottenuto attenzione e ascolto da parte delle più alte istituzioni della Repubblica, che hanno condiviso il messaggio e si sono impegnate a esaminare le nostre istanze. Questa condivisione fa ben sperare ed è espressa benissimo nelle parole di apprezzamento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dei presidenti delle due Camere, Laura Boldrini e  Pietro Grasso. Adesso è necessario dare seguito alle richieste di questa enorme folla di vittime dell’ingiustizia, alle richieste che i loro familiari non si stancano di rinnovare anno dopo anno. Noi diciamo che oltre ad onorarne la memoria delle vittime, occorre  comprendere la continuità che esiste fra le tragedie di ieri e i drammi di oggi, fra l’uccisione di 26 giornalisti e centinaia di minacce, intimidazioni, violenze che colpiscono tuttora i giornalisti italiani con episodi gravissimi che ripetono le dinamiche di quegli omicidi; con molte vittime che non hanno neppure la forza di denunciare i soprusi. Attraverso l’osservatorio ‘Ossigeno per l’Informazione’, promosso da FNSI e Ordine dei Giornalisti, noi rappresentiamo questa parte del problema e facciamo affidamento anche sull’Arma dei Carabinieri perché si ponga fine a una prassi di violenze e abusi  che limitano la libertà di stampa”.

Paolo Siani  ha ringraziato sentitamente il generale Gallitelli e l’Arma. “Fra l’altro – ha detto – mio fratello  Giancarlo era legato ai Carabinieri. In un certo senso, ha potuto raccontare sul suo giornale le storie terribili per cui è stato ucciso lavorando insieme con alcuni di loro. Siamo grati per questo incontro. Siamo certi che la vostra attenzione continuerà. E’ importante fare girare questa macchina di Giancarlo perché fa conoscere molte istanze che porta con sé. Fa conoscere sofferenze, dolore, nomi, storie di ingiustizie. E chiede ascolto e risposte a tutte le istituzioni pubbliche. Chiede verità e giustizia. Dice ai giovani che le morti violente sono intollerabili e devono avere fine. Le istituzioni stanno prestando ascolto. Quelle che abbiamo visitato si sono impegnate a dare risposte. I ragazzi ci seguono. Ci ascoltano. Tutto questo ci incoraggia. Dice che ciò che chiediamo non è impossibile. Il cammino iniziato non si può fermare. Lo dice questa Mehari che ha ricevuto i colpi della camorra, ma dopo 28 anni continua a circolare”.

Il comunicato del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri:

ROMA, 30 NOV 2013 – Dopo essere stata esposta presso le sedi di Camera e Senato da martedì 26 a venerdì 29 novembre 2013, la Mehari di Giancarlo Siani, simbolo delle vittime innocenti della criminalità e della libertà di stampa, approda al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Nella mattinata odierna, all’interno del Salone di Rappresentanza, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, si è svolto un incontro con una delegazione della mostra “In viaggio con la Mehari”, con l’esposizione dell’autovettura appartenuta al cronista ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985.

La visita si è aperta con un breve intervento di saluto del Comandante Generale che, nel ringraziare i presenti, ha sottolineato l’impegno dell’Arma nella lotta alle mafie, un impegno che spesso si eleva a supremo sacrificio.

Hanno successivamente preso la parola il Dott. Paolo Siani, Presidente della “Fondazione Pol.i.s.”, il Dott. Alberto Spampinato, Presidente dell’Associazione “Ossigeno per l’Informazione”, il Sig. Geppino Fiorenza, referente di “Libera Campania” e Consigliere delegato per il progetto e il Sig. Alfredo Avella, familiare di Paolino Avella, i quali nel ribadire la fiducia e la stima verso l’Istituzione, da sempre in prima linea nell’azione di contrasto al crimine organizzato, hanno evidenziato la vicinanza e la condivisione dimostrati in ogni circostanza dall’Arma per promuovere e consolidare il ricordo/memoria delle vittime.

La mostra itinerante “In viaggio con la Mehari” proseguirà per Bruxelles, dove sarà ospitata nella sede del Parlamento Europeo dal 3 al 5 dicembre.

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