Mehari a Bruxelles. Cozzolino: “Da morte di Siani a impegno Europa”

L’intervento del parlamentare europeo Andrea Cozzolino all’inaugurazione dell’esposizione dell’auto di Giancarlo Siani nella capitale belga

“Nel 1985 avevo quasi la stessa età di Giancarlo Siani, ucciso il giorno del suo ventiseiesimo compleanno. Come altri ragazzi avevo alle spalle un’esperienza importante, in una Napoli insanguinata da centinaia di morti, con la criminalità organizzata che aveva ormai occupato intere parti del territorio. Avevamo costituito un’associazione di studenti contro la camorra. L’indomani della morte di Giancarlo, insieme a quei ragazzi organizzai a Torre Annunziata una manifestazione proprio nei luoghi dove stava la camorra, per guardare a viso aperto coloro che probabilmente erano gli autori dell’omicidio.

“La manifestazione riuscì: a Torre Annunziata c’erano migliaia di ragazzi. In un primo momento, al nostro passaggio, molti commercianti abbassavano le serrande e chiudevano le porte, si rifugiavano dietro le finestre. Poi qualcuno cominciò a farsi vedere, rinunciò a nascondersi, cominciò a unirsi al corteo. Diventò la manifestazione di protesta di un pezzo della città. Fu probabilmente una risposta emotiva, ma fu la prima importante risposta pubblica di Torre Annunziata e diventò il simbolo di una generazione.

“Ora finalmente dopo tanti anni la lotta alla criminalità organizzata non impegna più la sola Italia e il Mezzogiorno. Negli ultimi anni sta diventando sempre più una delle grandi sfide europee. Questo è frutto anche dell’impegno di una serie di parlamentari europei italiani e di altri paesi. Stiamo facendo passi avanti. Ne dovremo fare molti altri. Credo che, ad esempio, avremo bisogno di una Procura europea, di un commissario europeo che si dedichi a questa lotta.

“Perciò questa Mehari  di Giancarlo Siani, con tutto ciò che simboleggia, deve continuare a camminare e ad attraversare l’Europa. Deve portare in tutta Europa la testimonianza di quel giovane curioso, intelligente, che non voleva certo fare l’eroe. Faceva il giornalista scrivendo cose normali per un cronista, ma nella Napoli e nella Torre Annunziata di allora scrivere quelle cose era un fatto dirompente”.

MF

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