Mehari. Mamma Graziella De Palo: Potrei riavere il suo corpo?

Renata Capotorti e il fratello del giornalista scomparso in Libano nel 1980 hanno chiesto l’intercessione della presidente Boldrini

“Sono la mamma di Graziella De Palo, scomparsa nel 1980 in Libano insieme al giornalista Italo Toni. Purtroppo il nostro è il caso più disperato di tutti. Non possiamo dire che lo Stato ci abbia aiutato. Anzi, abbiamo vissuto anni di completo abbandono, tra notizie che si contraddicevano continuamente, tra speranze e disperazioni. Nessuno ci ha mai dato indizi sicuri, per cui viviamo ancora nell’incertezza. Non abbiamo mai avuto qualcuno che ci abbia dato una speranza concreta. Adesso vorrei sapere solamente se posso riavere il corpo di mia figlia. Lo Stato si potrebbe interessare almeno di questo?”, ha detto Renata Capotorti.

La presidente della Camera ha risposto di non avere elementi per esprimersi, ma cercherà di capire meglio la situazione.

La madre di Graziella De Palo ha poi fatto un’altra richiesta: “Questo muro di silenzio, se si potesse rompere… Ci sono troppi interessi”.

Aldo Toni, il fratello del giornalista Italo Toni scomparso in Libano insieme a Graziella De Palo, ha aggiunto: “Tutt’oggi dopo 33 anni vige ancora il segreto di Stato su una parte di questa vicenda. Alcuni atti sono stati desecretati, prima con una serie di omissis, poi del tutto, ma la sostanza dei fatti non traspare da ciò che ci è stato consegnato”.

“Ma attualmente gli atti segretati dove si trovano?”, ha chiesto la Boldrini. “A noi li hanno dati i servizi segreti. Perché qui c’è una commistione di interessi. Vedrà quando leggerà la relazione che abbiamo fatto con la Regione Marche…”, ha replicato il fratello di Toni, che proseguendo ha detto: «I discorsi a cui accennava la madre di Graziella sono stati particolarmente dolorosi, per chi come loro in prima persona si è mosso, ha avuto assicurazioni, e poi ha visto che era solo una presa in giro terribile.

“Hanno giocare con il dolore di noi familiari. È stata una cosa allucinante”, – ha aggiunto Aldo Toni. “Per tanti anni abbiamo cercato di sapere come fossero andate le cose. L’unico atto formale dello Stato italiano è stato un processo nei confronti del crittografo dell’ambasciata italiana a Beirut. Mentre chiaramente nella vicenda erano coinvolti esponenti dei ‘servizi’ nelle persone del colonnello Giovannone, del generale Santovito e di una galassia tutta particolare”.

“Io ho avuto modo di leggere alcuni di questi atti, in cui si capiva come lo stesso Giovannone prendesse in giro parte dei servizi segreti italiani. Quando ci si addentra in quel mondo c’è da impazzire. Poi ci sono gli interessi… Sia mio fratello che Graziella stavano indagando sul traffico di armi, quindi su materia particolarmente difficile. E facendo il loro mestiere, cosa a cui lei prima faceva riferimento come ad una cosa nobile, cercavano di scoprire sul campo la verità e quali fossero i coinvolgimenti, sia dei palestinesi che dei servizi segreti italiani. Ben vengano ora altri contributi su questo caso”.

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