Mehari. Su Antonio Russo a Tbilisi in 13 anni nessuna indagine

Manuel Del Monte, cugino del giornalista ucciso in Georgia nel 2000, ha rivolto un appello alla Boldrini affinché si indaghi sulla sua morte

«Mio cugino era un freelance, non so se per necessità o per scelta. Il nostro problema è che dopo tredici anni dalla sua tragica morte noi familiari non abbiamo avuto dalla procura nessuna comunicazione sulle indagini», ha detto Manuel Del Monte, cugino del giornalista ucciso, durante l’incontro tra la presidente della Camera Laura Boldrini e i parenti dei giornalisti uccisi. Su quella morte violenta, ha sottolineato le istituzioni georgiane non hanno mai cercato di fare luce.

«Non sappiamo se ci sia stato un processo, né chi sia stato a ucciderlo. Sicuramente in Georgia non c’è stato un processo dal 2000 a oggi, e neanche in Italia. Non abbiamo mai avuto notizie in merito al processo».

«La mamma di Antonio Russo è morta», ha ricordato il familiare, «quell’area geografica appare ancora oggi  impenetrabile e non sappiamo se sia per questo, fatto sta che noi non abbiamo  mai avuto notizie. Non sappiamo se sia mai stato avviato un processo, se si sia concluso, se sia stato archiviato. Questo silenzio è un altro aspetto di tutte le problematiche che legano tutte le vicende».

Antonio Russo si trovava in Georgia per indagare sulla guerra in Cecenia. Nel 2003 la famiglia del giornalista ucciso  chiese all’allora presidente della Camera, Pierferdinando Casini, di nominare una commissione parlamentare d’inchiesta, per verificare la dinamica dei fatti e le cause che portarono all’omicidio di Antonio Russo presso Tbilisi, e per verificare inoltre «l’ipotizzata connessione dell’assassinio con la mafia russa e la tragedie della Cecenia».

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