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Cosa ci ha insegnato Angelo Agostini, cosa perde Ossigeno

È un grande lutto la perdita del co-fondatore e direttore scientifico dell’Osservatorio. Una crudele malattia lo ha portato via ieri notte a 55 anni

Ossigeno piange un grande lutto. La perdita di Angelo Agostini, il suo co-fondatore e direttore scientifico. Un crudele malattia ce lo ha portato via ieri notte. Angelo se n’è andato nel giro di un anno. Aveva 55 anni, tante cose da dire e tanta voglia di vivere. È una grande perdita per il giornalismo italiano più attento e riflessivo, per quella parte della professione che si interroga senza pregiudizi sulla rivoluzione tecnologica e sui propri doveri.

Angelo è stato un giornalista curioso e intelligente, uno studioso e un grande formatore di giovani giornalisti, prima come direttore della scuola di giornalismo di Bologna, poi alla scuola di giornalismo dell’Università IULM di Milano. Centinaia di giovani giornalisti conoscono il suo scrupolo e il suo rigore e lo rimpiangono insieme a noi.

Angelo è stato il successore di Paolo Murialdi alla direzione della storica rivista del Mulino “Problemi dell’Informazione”. Ha fatto di questa rivista la più acuta piattaforma di analisi e di esplorazione della molteplicità dei nuovi generi informativi, quelli che ha definito “giornalismi”. Sugli annali della rivista, che rimangono il monumento alla sua vita, ha esplorato i problemi più drammatici del giornalismo italiano come, ad esempio, ciò che accade ai cronisti nelle terre di mafia; ha raccontato fatti, ha ospitato analisi, ha mostrato come è perché mafia e informazione siano antitetici.

Io l’ ho incontrato proprio mentre percorrevo la stessa strada e mi ponevo gli stessi interrogativi. Da quel momento ho proseguito il cammino, leggendo le sue analisi, ascoltando le sue critiche e i suoi consigli, e sono riuscito a convincerlo a fare nascere insieme a me Ossigeno per l’Informazione, concependolo come il pezzo mancante nella galassia del giornalismo italiano.

La sua partecipazione a questa avventura è stata sorprendente ed importante. Era difficile anche per me immaginare che due temperamenti tanto diversi – il mio di siciliano di facile entusiasmo, il suo di trentino disincantato dotato di amara ironia – potessero concorrere positivamente a una simile impresa. È invece ci siamo riusciti, con reciproco rispetto e lealtà, con un continuo confronto, io mettendo sempre più carne al fuoco e rompendo gli schemi interpretativi, lui senza nascondere lo scetticismo di chi vede Davide sfidare Golia e dubita del risultato ma è pronto a dire (e a scrivere sulla sua rivista) di aver sbagliato previsione, ogni volta che accade.

Fra i fondatori di Ossigeno, Angelo è quello che ha contribuito più di tutti a porre la fragile attività di osservazione e di documentazione sui binari della serietà professionale e scientifica e sull’orizzonte internazionale e a battersi per far accettare questo osservatorio, con la sua dirompente specificità, all’interno della categoria, facendo prevalere uno spirito unitario ed inclusivo che spesso difetta.

Due giorni fa mi ha detto: “Perché, con tutto ciò che accade in Italia, non si riesce a sommare e integrare l’attività delle varie associazioni impegnate a difendere la libertà di stampa? Perché ancora non ci riusciamo? Com’è possibile che associazioni che dovrebbero andare a braccetto si ignorino a vicenda? Cosa posso fare ancora per abbattere questi muri?”. Voleva tentare nuovi approcci, avrebbe voluto farlo, ma sentiva di non avere più tempo per svolgere nuove ambasciate. E’ stato l’ultimo cruccio che mi ha comunicato.

Noi, gli ho promesso, continueremo a percorrere la strada che ci hai indicato, la stessa che ci ha insegnato a percorrere Roberto Morrione, un altro grande maestro di cui sentiamo la mancanza.

Ossigeno perde moltissimo con la scomparsa di Angelo. Innanzitutto un vero amico, un prestigioso direttore scientifico, il consulente di tante imprese apparentemente impossibili che, anche grazie al suo aiuto, sono andate in porto. Caro Angelo, non lo dimenticheremo, non ti dimenticheremo.

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