Tesi

Petra, Rosaria e Lirio. Cosa rischiano scrivendo di mafia

Dalla tesi di laurea di Giuseppe Putignano (2009): tre storie di giornalisti che hanno subito minacce per il vizio di scrutare il volto nascosto  di Cosa Nostra 

A cura di Raffaella Della Morte – Quando Petra Reski arrivò a Corleone, per la prima volta, era poco più che una ragazzina. Era il 1979 e le era piaciuto molto il romanzo Il Padrino. A bordo di una Renault 4 arrugginita partì dal bacino della Ruhr alla volta del piccolo borgo siciliano, sperando di ritrovare la città ardente delle “coppole fumanti” descritta da Mario Puzo. Ma così non fu. “Mi ero ritrovata in una città che sembrava un meteorite scagliato su una terra rocciosa dalla mano di un gigante”.

All’epoca, nonostante la comparsata nel Padrino, Corleone non era ancora diventata il fulcro della gestione del potere di Cosa Nostra, ma non era neppure un “normale” covo mafioso. Proprio in quegli anni, grazie ad un rapido e notevole excursus di sangue e violenza, il boss locale Luciano Liggio, con Totò Riina e Bernardo Provenzano, iniziava a reclamare un ruolo più importante, per i corleonesi, all’interno di Cosa Nostra. In tempi in cui il potere era ancora saldamente nelle mani delle famiglie palermitane e del principe Stefano Bontate.

Nonostante la delusione iniziale, Petra Reski, fresca di un diploma conseguito alla prestigiosa scuola di giornalismo Henri-Nannen-Schule di Amburgo, continuò ad interessarsi all’Italia. E alla mafia. Iniziò a collaborare con il settimanale Stern, che nel 1989 le affidò un reportage sulla “primavera di Palermo”. Fu in quella occasione che conobbe una delle sue più grandi amiche, la fotografa Letizia Battaglia, e che decise di rimanere in Italia. Per sempre o perlomeno fino ad oggi. Da allora ha iniziato a collaborare con nuove testate, oggi scrive per Die Zeit, ma non ha mai rinunciato a trattare di mafia, malgrado lo scetticismo di molti colleghi tedeschi.

Petra è una cronista di razza, se deve scrivere un pezzo su di un boss in carcere, prima visita i luoghi in cui questo viveva e cerca di intervistare i parenti più stretti, andando a bussare alla porta delle loro abitazioni, se non ci riesce fa domande ai vicini di casa o ai personaggi di spicco del luogo. Dal 1989 ad oggi ha collezionato una serie di esperienze incredibili. Ha assistito al maxiprocesso di Falcone e Borsellino, è stata inseguita per le strade di Corleone perché era appostata sotto la casa di Totò Riina in cerca di Ninetta Bagarella, ha rischiato di essere picchiata dal boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle e dai suoi picciotti, mentre era appostata davanti la sua villa di San Luca, ufficialmente sotto sequestro. È riuscita a scamparla solo grazie all’intervento di un poliziotto. Ha, inoltre, intervistato tutti i più importanti protagonisti degli ultimi vent’anni di storia italiana e mafiosa.

Attraverso i suoi reportage ha tentato di spiegare ai tedeschi l’oscuro fenomeno chiamato mafia, spesso considerata, nel resto d’Europa, alla stregua di un movimento folkloristico circoscritto alle regioni del Sud Italia. Petra Reski ha sempre cercato di spiegare che non è così e per questo è stata, di frequente, accusata di avere un’attenzione quasi maniacale per un argomento che ai tedeschi interessa pochissimo. “Una cosa italiana che interessa agli italiani.” Se si deve trattare d’Italia, ai tedeschi piace sentir parlare del vino toscano o della nuova collezione invernale di Valentino.

Estratto dal capitolo quattro della tesi di Giuseppe Putignano dal titolo Giornalisti sotto scorta. Quando le mafie attaccano la cronaca – Università di Bologna – Laurea in Scienze della Comunicazione – Relatore: Prof. Mauro Sarti – Anno accademico: 2008 – 2009

Sintesi

Questo elaborato racconta le vicende di tre giornalisti. Tre tra i tanti giornalisti minacciati dalle mafie che sono costretti a fare il loro lavoro in condizioni al limite dell’accettabile. Tre persone che all’apparenza non hanno nulla in comune. Due di loro, Rosaria Capacchione e Lirio Abbate, vivono sotto scorta. Rosaria è un’esperta cronista del Mattino di Napoli che scrive di fatti di camorra da quasi venticinque anni. Per farle capire che la vogliono morta due boss si sono scomodati per preparare una bella letterina firmata, in cui l’accusano di essere una giornalista prezzolata al servizio di magistrati faziosi che vogliono farsi pubblicità. Lirio, invece, è uno dei più bravi reporter italiani. Ha la colpa di aver assistito con i propri occhi alla cattura di Bernardo Provenzano e di averne raccontato tutte le collusioni in un libro. La mafia ha messo una bomba sotto la sua macchina. Gli uomini della sua scorta se ne sono accorti in tempo, per fortuna. Petra Reski, invece, la scorta non ce l’ha. O meglio, non la può avere. Perché è stata minacciata da mafiosi calabresi in Germania (sì, in Germania) e lì il reato di associazione mafiosa, che tra le altre cose definisce precisamente cosa si intende per atto intimidatorio, non esiste. I poliziotti tedeschi a cui è andata a denunciare le minacce ricevute non riuscivano a capire cosa fossero “le frasi allusive ma inequivocabili” di cui Petra parlava. Lei continua a fare il suo lavoro. Da vent’anni a questa parte fa l’inviata in Italia e, malgrado i suoi caporedattori preferiscano ricevere articoli sul Chianti o sulla Costa Smeralda, lei scrive di mafia. Rosaria, Lirio e Petra hanno, quindi, un’importante cosa in comune: non solo meritano la protezione di una scorta ma anche, e soprattutto, la nostra attenzione.

Indice della tesi

0. PREFAZIONE di Alberto Spampinato

1. INTRODUZIONE

2. ROSARIA CAPACCHIONE

2.1 La cronista e lo scrittore

2.2 All’ombra di Saviano

2.3 “O’sistema” e i Casalesi

2.4 Il libro preferito del boss

3. LIRIO ABBATE

3.1 Uno scoop mondiale

3.2 La bomba dell’indifferenza

3.3 Tutti gli uomini del ragioniere

3.4 “La mafia non esiste”

4. PETRA RESKI

4.1 Una tedesca con la mania della mafia

4.2 La svolta.

4.3 La ‘ndrangheta in Germania

4.5 La censura e le minacce

4.6 Tutto come prima o quasi

5. CONCLUSIONE

Appendice

6. INTERVISTA A PETRA RESKI

7. INTERVISTA AD ALBERTO SPAMPINATO

Bibliografia:

AA.VV., 2007, Vite ribelli, Sperling & Kupfer, Milano

ABBATE, L. e GOMEZ, P., 2007, I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento, Fazi Editore, Roma,

CAPACCHIONE, R. 2008 L’oro della camorra, BUR Passatofuturo, Milano

LODATO, S. e TRAVAGLIO, M., 2005, Intoccabili, BUR Passatofuturo, Milano

MIRONE, L., 2008, Gli insabbiati, Castelvecchi, Roma (II edizione)

MORRIONE, R. (a cura di), 2008 Giornalismi & Mafie. Alla ricerca dell’informazione perduta, EGA Editore, Torino

PAPUZZI, A., 2003, Professione giornalista. Tecniche e regole del mestiere. Manuali Donzelli, Roma

RESKI, P., 2008 Mafia. Von Paten, Pizzerien und falschen Priestern. München: Droemersche Verlaganstalt. (Trad. it. Santa Mafia. Da Palermo a Duisburg: sangue, affari, politica e devozione. Modena:Nuovi Mondi, 2009)

SARTI, M., 2007 Il giornalismo sociale, Carocci, Roma

SAVIANO, R., 2006 Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra, Mondadori, Milano

SCANNI, M. e OLIVA, R.H., 2006 O’sistema. Un’indagine senza censure sulla camorra. Con DVD, Rizzoli, Milano

SORRENTINO, C.,2002 Il giornalismo. Che cos’è e come funziona, Carocci, Roma

Periodici

“Internazionale” , No. 811, Settembre 2009

“Problemi dell’informazione”, No. 1/2, Marzo-Giugno 2009

Sitografia:

www.repubblica.it

www.corriere.it

www.lastampa.it

www.antefatto.it

www.libero-news.it

www.ilsole24ore.com

www.rainews24.rai.it

www.narcomafie.it

www.articolo21.info

www.donnamoderna.com

www.vigilidelfuoco.it

www.fnsi.it

www.robertosaviano.it

www.wikipedia.org

www.youtube.com

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