Tesi

Quella dannata notizia che solo Giovanni Spampinato pubblicò

Dalla tesi di laurea di Lorenzo Censi (2011): perché gli altri corrispondenti oscurarono il coinvolgimento nell’omicidio Tumino di un sospettato eccellente

A cura di Raffaella Della Morte – (…) Proprio i giornali più letti a Ragusa, Il Giornale di Sicilia e La Sicilia, ebbero un ruolo di primaria importanza nel caso Spampinato. Censurarono la notizia del coinvolgimento di Campria nel caso Tumino, si comportarono come se non esistesse, non ne parlarono neppure per confutarla. “Non vogliamo mettere in giro una cosa che ci hanno già spiegato non porta da nessuna parte” si giustificavano i cronisti di quei giornali, come se le notizie si potessero giudicare dall’esito giudiziario che i fatti riferiti possono avere. Ma Spampinato non aveva sognato, non si era inventato nulla; quella notizia sui sospetti che si addensavano sul figlio del magistrato era vera ed era importante, come anche oggi risulta dalle carte giudiziarie. Ma allora fu tenuta segreta per favorire il sospettato e, indirettamente e palesemente, il padre. È vero che c’è una prassi consolidata e generalmente accettata, soprattutto nella stampa minore, secondo la quale, forzando un po’ le regole, un giornale può decidere di non diffondere per primo una specifica notizia, per motivi di opportunità, per un segno di attenzione verso i personaggi coinvolti. Ma se gli altri la pubblicano e la notizia è di rilevante interesse generale, devono pubblicarla anche loro. Questa è la massima deroga ammissibile nella materia giornalistica, fermo restando che chi compie fino in fondo il dovere di giornalista è chi pubblica per primo la notizia, e si assume così il merito e anche il rischio. Perché “il giornalista che tira fuori per primo una notizia delicata, di quelle che non piacciono ai potenti, è un artificiere che, disinnescando un ordigno esplosivo, salva l’incolumità pubblica e permette a chiunque di maneggiarlo senza paura”.

A Ragusa neanche nei giorni e nelle settimane successive gli altri giornali diedero notizia del coinvolgimento del figlio del giudice. Non riuscivano a trovare dove fosse la notizia, secondo loro mancava la conferma ufficiale. Cercavano di far passare Spampinato per uno che aveva fatto una fuga in avanti, mentre erano loro che avevano fatto un passo indietro. “Qui la stampa è un’associazione di omertà controllata” fu il commento di Clementina Perrone, amica di Spampinato e corrispondente dell’ANSA; aveva passato la notizia alla sua agenzia che però non la pubblicò mai. Quell’inchiesta che stava affrontando da solo aveva creato un baratro tra lui ed i suoi colleghi. Avvertiva l’isolamento ma non lo soffriva, si sentiva un Davide contro Golia. I colleghi di Palermo de L’Ora avrebbero dovuto capire che non era saggio far esporre così apertamente e da solo un giovane corrispondente locale; fu una leggerezza lasciarlo da solo su un’inchiesta così delicata, pubblicarne tutte le puntate con la sua sola firma, senza che il giornale ne aggiungesse qualcuna delle sue più autorevoli. Ma il quotidiano palermitano seguì distrattamente le inchieste di Spampinato; in quel periodo il sequestro di De Mauro assorbiva molte energie e pagine, ed il lavoro di Spampinato finiva nelle pagine delle corrispondenze locali.

Ma il giornalista aveva l’orgoglio di aver intaccato con le sue deboli forze un equilibrio di potere che sembrava inattaccabile e si basava sull’omissione dei fatti. Se l’indagine fosse stata resa pubblica, come meritava, dai giornali più diffusi in città, sarebbe stato impossibile far marciare le indagini con il freno innestato. Probabilmente il figlio del magistrato avrebbe assunto formalmente la veste d’indagato e la procura generale non avrebbe potuto fare a meno di trasferire l’inchiesta a Catania, lontana dall’occhiuta presenza del giudice padre del sospettato, poiché la legge stabilisce che un’inchiesta penale dev’essere trasferita a un altro distretto giudiziario ogni volta che nelle indagini risulti coinvolto (anche per un semplice sospetto) un magistrato o un suo prossimo parente. Afferma Salvo Riela, giornalista de L’Ora, che “qualunque cittadino, al quale si fosse attribuito quel che si è detto e scritto a carico del Campria, si sarebbe visto notificare un avviso di procedimento con l’invito a nominare un difensore, se non proprio un ordine di cattura e questo avrebbe imposto una diversa direzione del corso delle indagini(…)”.

È difficile dire se, nel caso del coinvolgimento di un cittadino qualunque, ci sarebbe stato un silenzio stampa del genere. La legge non è uguale per tutti, e sicuramente neanche le notizie lo sono. I cronisti che avevano in pugno la clamorosa notizia del coinvolgimento di Campria si proclamavano garantisti ante litteram, e anche dopo la morte di Spampinato continuarono ad ergersi antesignani della tutela della privacy. Ma è evidente che il garantismo e la privacy non c’entravano nulla; con l’avallo e la condivisione della direzione dei loro giornali censurarono consapevolmente e deliberatamente una notizia di indubbio rilievo per l’opinione pubblica. La questione Tumino fu affrontata solo da l’Unità e L’Ora e quindi fu facile per il presidente del Tribunale Saverio Campria difendersi puntando il dito contro “le solite montature dei comunisti”; non avrebbe certo potuto usare questi termini se un giornale “d’informazione” avesse scritto le stesse cose. Probabilmente sarebbero fioccate interrogazioni parlamentari, gli ispettori del ministero si sarebbero precipitati a Ragusa e i consiglieri del CSM avrebbero chiesto provvedimenti.

Estratto dal Capitolo IV della tesi di laurea di Lorenzo Censi dal titolo: Mafia e giornalismo. Il caso Giovanni Spampinato – Università degli studi Roma Tre – Laurea in Letteratura e Linguistica italiana  -Relatore: Prof. Paolo Mattera – Anno accademico: 2010 – 2011

Sintesi 

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure(…)”: l’esordio dell’articolo 21 della Costituzione rappresenta la linea conduttrice principale.

Nel ‘900 italiano c’è chi ha cercato e cerca di difendere questo principio con tutte le sue forze e chi invece lo ha violato in nome di un garantismo criminale. Spesso nello scontro c’è stata la mano della criminalità organizzata. Una criminalità che uccide chi, con costanza e precisione, cerca di indagare i suoi meccanismi. Una mafia che spesso si è mossa in sintonia con gli apparati statali per raggiungere, insieme, obiettivi comuni.

È successo che chi ha provato ad inserirsi in questo morboso scambio tra Stato e criminalità organizzata, per varcare la soglia della verità apparente e precostituita, sia stato fatto sparire. Cosimo Cristina e Giuseppe Impastato sono solo alcuni dei giornalisti che in modi diversi hanno cercato di reagire alla realtà di cui facevano parte, ma nello stesso modo sono stati barbaramente uccisi e mascherati da suicidi. La potenza dei mezzi di comunicazione è infatti tale da influenzare l’ago della bilancia dell’opinione pubblica facendolo tendere proprio dove la si vuole focalizzare. Ed è stato proprio così anche per Giovanni Spampinato, che ha pagato con la vita il prezzo di aver tolto alla città di  Ragusa la maschera di città tranquilla.

Giornali regionali, silenzio e tardivo risveglio della società hanno spesso delegittimato la figura di questi giornalisti il cui inchiostro e la cui etica sono stati più forti delle minacce.

Indice della tesi

Introduzione

CAPITOLO 1 – Il fenomeno mafioso: valori e dinamiche dalle origini

1.1 Mafia e mafiosi: rivelazione e significati

1.2 Nuovi equilibri: gli U.S.A ed il questore Mori

1.3 Nella strategia della tensione

1.4 L’antimafia e l’opinione pubblica

1.5 Organizzazione sul territorio

1.6 Il maxiprocesso: Falcone e il pentitismo

1.7 Mafia e politica: il ’92 e la Dc

CAPITOLO 2 – Rapporto tra mafia e giornalismo in Italia

2.1 Mafia, Stato e giornalismo

2.2 Cosimo Cristina: coraggio a Termini Imerese

2.3 Giuseppe Impastato, una vita contro la mafia

2.4 La mafia vista dagli altri giornali

CAPITOLO 3 – La storia di Giovanni Spampinato

3.1 La vita

3.2 L’inchiesta sul neofascismo

3.3 L’omicidio Tumino

3.4 Nella morsa di Campria

CAPITOLO 4 – Reazioni e responsabilità

4.1 Garantismo e omertà: i giornali siciliani

4.2 Una società che si sveglia troppo tardi

4.3 Il ricordo ed i nuovi errori

4.4 La situazione attuale

Bibliografia:

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Fonti a stampa

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 “Corriere della sera”, 1978

 “I siciliani”, 1983

“Il Giornale di Sicilia”, 1902, 1966, 1984, 1985

 “L’idea socialista”, 1967

 “L’Ora”, 1969, 1970, 1971, 1972

 “La Repubblica”, 2008

 “La Sicilia”, 1972, 1984, 1985

 “Meridiana”, 1989

 “Prospettive siciliane”, 1959

 Fonti web

 Centro siciliano di documentazione “Peppino Impastato”, www.centroimpastato.it

 Fondazione Francese, www.fondazionefrancese.org

 Sicily News. Newsmagazine siciliano, www.sicily-news.com

 Noi e Giovanni. Associazione Giovanni Spampinato, www.giovannispampinato.it

 La storia siamo noi, www.lastoriasiamonoi.rai.it

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