Tesi

Telejato: l’emittente che sfida la criminalità organizzata

Dalla Tesi di laurea di Pamela Panebianco (2011) una descrizione della tv guidata da Pino Maniaci che dà voce alle denunce dei siciliani

L’emittente TelejatoTelejato vuole contribuire alla formazione della coscienza critica dei cittadini affinché questi possano fare un’analisi consapevole e costruttiva di ciò che tutti i giorni accade sotto i loro occhi, affinché possano vedere e affrontare a testa alta la verità che li circonda

Telejato è legata ai fermenti culturali degli anni ’70 e, in particolare, a un piccolo gruppo di iscritti alla sezione del Pci di Partinico.  In quegli anni venne fondato il “Centro di cultura popolare”, che faceva riferimento all’associazione nazionale del Pci “Lotta contro l’analfabetismo”. Il centro si occupava di diffondere l’istruzione e la cultura in tutte le fasce della popolazione, mirando in particolare al coinvolgimento dei giovani. […]

Il Centro di cultura popolare diffondeva le proprie idee attraverso un foglio informativo. Nel 1976 finalmente si riuscirono ad acquistare le attrezzature per un’emittente radio: nasceva Radio Onda Libera, una radio di informazione politica gestita dai giovani del partito. L’esperienza durò assai poco, e difficoltà economiche e le scarse competenze tecniche di gestori portarono alla chiusura dell’emittente in meno di un anno e mezzo. Le attrezzature vennero regalate a Peppino Impastato, che con quei mezzi creò Radio Aut nel comune limitrofo di Cinisi.

Nel 1898 nacque Telejato. Alcuni dirigenti del Pci si appropriarono di una frequenza e iniziarono a trasmettere. […] Telejato seguiva la stessa linea politica ed editoriale di Radio Onda Libera. La gestione si rivelò anche questa volta fallimentare. […] Le trasmissioni continuarono a fasi alterne fino al 1999, anche se negli ultimi anni la televisione perse parte dello spirito con cui era stata fondata. Era diventata un semplice strumento di propaganda, da utilizzare unicamente nei periodo di campagna elettorale. Gli ideali di controinformazione, il coinvolgimento dei cittadini e le proposte culturali erano andati scemando, così come il fermento politico e culturale che aveva vivacizzato il paese negli anni ’70 e ’80.[…]

Nel 1999 Pino Maniaci rilevò Telejato.[…]Per mancanza di organizzazione, nei primi mesi di vita,venivano trasmessi sopratutto video musicali, film e un programma di tele-dediche. Fu più o meno nel 2000 che la piccola tv cominciò a fare informazione, creando il telegiornale Telejato Notizie. Sin da subito furono evidenti le caratteristiche del format: una quotidiana sfida contro la criminalità organizzata e le infiltrazioni in un territorio in cui la presenza mafiosa non ha mai conosciuto declino.

Anche per un piccola testata come Telejato Notizie si può parlare di linea editoriale, tenendo conto però di una peculiarità, Miniaci ne è l’editore, il redattore, il conduttore, l’inviato. Il direttore è Riccardo Orioles, già inserito nella redazione del “Giornale del Sud”, creato da Giuseppe Fava.

L’agenda setting del notiziario è molto diversa da quella dei media generalisti, ma anche dagli altri mezzi di informazione regionali e locali. Le notizie dedicate alla mafia sono in genere circa un quarto di quelle trasmesse dal telegiornale, grande rilevanza è data ai fatti di cronaca locale, non necessariamente connessi alla criminalità organizzata. Si pone l’accento sui problemi sociali e politici, su quelli legati alla tutela del territorio, dell’attività amministrativa, agli episodi di malgoverno, allo spreco delle risorse. Telejato apre quotidianamente alle associazioni, ai partiti politici, ai singoli cittadini. Come nel caso di Mauro Rostagno, il collegamento con il territorio avviene attraverso la presenza in studio di personalità locali o di gente comune che espone  propri problemi. Una sorta di citizen journalism siciliano, quasi un civic journalism. Il pubblico diviene protagonista del dibattito e della vita democratica. E’ il giornalismo dell’accessibilità territoriale: i cittadini denunciano servendosi di un medium che utilizza un linguaggio piano, facilmente comprensibile. Un giornalismo inteso come nuova pratica che non si limita a descrivere situazioni problematiche di interesse della comunità. Il fine ultimo è semmai quello di contribuire a risolvere i problemi, intervenendo sulla realtà per modificarla.

Estratto dal capitolo tre della tesi di laurea di Pamela Panebianco dal titolo: “Il racconto di mafia. Dal feudo al web 2.0”- Università degli studi di Roma Tor Vergata – Corso di Laurea Magistrale in Informazione e Sistemi editoriali, cattedra in Deontologia della professione giornalistica – Relatore: Prof. Giuseppe Federico Mennella – Co-relatore: Prof. Alberto Spampinato – Anno accademico: 2010 – 2011

Abstract

Perché una tesi di laurea, che vuol parlare di mafia, dovrebbe iniziare con un capitolo che traccia in breve la storia del sistema dell’informazione? Perché iniziare dagli anni 70? Perché intersecare la storia di radio, televisione e carta stampata con il mondo del web in un capitolo che cerca di essere omogeneo?

La lotta per una società democratica si interseca con la storia dei mezzi di comunicazione. Mancando una corretta informazione sul sistema dei media, in questi ultimi quarant’anni, non comprenderemmo i metodi adottati dai giornalisti per far conoscere il fenomeno della mafia ad un vasto pubblico di persone. Che si tratti di un articolo del giornale locale o di una radio provata, questi uomini lottano per dar forza alla loro voce. E se Internet, ora che la tecnologia lo consente, potesse portare la consapevolezza della necessità della lotta alla mafia ad ancora più ascoltatori – lettori? Se il web fosse un altro alleato, ancor più potente dei precedenti, per la lotta all’illegalità?

La storia recente ci ha insegnato come le rivoluzioni, negli anni ’10 del nuovo millennio, si facciano ancora tramite le piazze gremite e i manifestanti nelle strade a gridare il loro disappunto e la loro rabbia. Ma la comunicazione di questi eventi ormai non è più appannaggio dei soli comunicatori di professione. Quando il Medio Oriente ha alzato la voce contro le sue dittature, Twitter è stato il primo megafono per queste voci. Internet e la sua libertà di parola, la sua democraticità, rende libere queste persone in dittatura.

Ma la potenzialità di Internet deve essere canalizzata. Nel mare magnum di discussioni nate in Rete è il giornalismo aiuta i cittadini ad essere informati e consapevoli, a colmare lo scarto tra conoscere e sapere.

Indice della tesi

Introduzione

Primo capitolo

1.1  Breve storia dell’informazione

1.2  Gli anni ’70 – ‘80

1.3  Gli anni ‘90

1.4  Gli anni ’98 – ‘00

1.5  Gli anni ’00 – ‘10

1.6  La più stretta attualità e il futuro

Secondo capitolo

2.1 Il racconto di mafia

2.2 La fase preunitaria

2.3 La fase postunitaria

2.4 La Prima Guerra Mondiale

2.5 Il Fascismo e la Seconda Guerra Mondiale

2.6 Gli anni ‘50

2.7 Gli anni ‘60

2.7.1 Cosimo Cristina

2.8 La seconda metà degli anni ‘60

2.9 I primi anni ‘70

2.9.1 Mauro De Mauro

2.9.2 Giovanni Spampinato

2.10 La fine degli anni ‘70

2.10.1 Giuseppe Impastato

2.10.2 Mario Francese

2.11 Gli anni ‘80

2.11.1 Giuseppe Fava

2.11.2 Mauro Rostagno

2.12 Gli anni ‘90

2.12.1 Beppe Alfano

2. 13 Il Nuovo millennio

Terzo capitolo

3.1 Il caso Telejato

3.2 Antichi poteri, nuove minacce

3.3 Mafia e Informazione

3.4 Il territorio

3.5 L’emittente Telejato

3.6  Il palinsesto

3.7 La battaglia ambientalista

3.8 La lotta contro i Fardazza

3.9 Gli eventi recenti

Conclusioni

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