Tesi

Indymedia: una rete mondiale d’informazione indipendente

Dalla tesi di laurea di Francesca De Leonardis (2011) un‘analisi delle possibilità offerte da Internet per fare “controinformazione”

Il caso Indymedia – La controinformazione oggi ha a disposizione un mezzo potentissimo, Internet, che permette di esprimersi liberamente attraverso le forme più varie. Il luogo principale dal quale parlare in Rete è il sito Internet. I siti di informazione sono talmente tanti che contarli tutti sarebbe un’impresa titanica. Uno però è unico nel suo genere, perché ha inaugurato una forma che è massima espressione dell’apertura e dell’interattività: Indymedia.

Più che un semplice sito, Indymedia è una rete che produce e distribuisce informazione indipendente a livello mondiale. […]

Il progetto nasce da un sogno di libera circolazione di contenuti multimediali, alternativi rispetto alle fonti istituzionali, indipendenti tanto dalle logiche del potere quanto da quelle commerciali. Inoltre, la comunicazione è di tipo orizzontale: non c’è linea di demarcazione tra giornalisti e lettori, chiunque può partecipare scrivendo e postando articoli o video. L’Imc (Indipendent Media Center) è la realizzazione dell’open publishing, in quanto il contenuto è generato da chiunque voglia contribuire, senza filtri, censure o processi di selezione rispondenti a predeterminate linee editoriali. […]

È molto più di un semplice, sebbene atipico, giornale online: è laboratorio di sperimentazione, è tante cose diverse insieme. Si tratta di una piattaforma partecipativa per la produzione e distribuzione delle informazioni, è una rete di scambio acefala e decentralizzata, è una bacheca elettronica, rete di comunicazione per attivisti, definita anche Cnn dei popoli. […]

La libertà e la pluralità perseguite hanno lo scopo di rendere la realtà in tutte le sue angolazioni e sfaccettature, per rompere l’immagine mistificatoria di rappresentazioni che per semplificare finiscono per essere banalizzanti. La sfida lanciata da Indymedia è rivolta non alla figura del giornalista in sé, quanto all’intero sistema dei media, che ormai ragiona come sistema di vere e proprie imprese. Indymedia non ha spese, costa in un anno quanto un telegiornale in un minuto. Non cerca il profitto, e per mantenere la libertà editoriale rifiuta categoricamente ogni forma di pubblicità, non cerca di attrarre investitori.[…]

La cultura del fai-da-te trasforma la rabbia della contestazione in attività produttiva, rende il pubblico protagonista attivo su due livelli. A un primo livello l’interattività consiste nello scegliere le notizie che ci interessano, selezionare cosa leggere, da chi, saltare da un link all’altro eliminando ciò che non ci interessa. A un secondo livello siamo noi stessi che introduciamo contenuti, commentiamo post di altri utenti, pubblichiamo video o articoli, inviamo e-mail, socializziamo e condividiamo saperi.

Una scuola di pensiero dice che non esiste la Verità, ma esistono tante verità diverse, e Indymedia sembra essere d’accordo, proponendo al lettore non un patto di incondizionata fiducia, ma piuttosto un consiglio, quello di non fidarsi mai di ciò che i media gli propinano, neanche di quello che trovano sul sito di Indymedia, ma di confrontare, ragionare con la propria testa e usare sempre il proprio spirito critico. E una volta formulata la propria opinione, l’invito è quello di condividerla con gli altri, inserendola in un contesto di dialogo e scambio. […]

Al di là dei principali valori base condivisi, Indymedia è tollerante e aperta a tutte le voci. E’ uno strumento, un mezzo messo a disposizione della comunità. Non appartiene a nessun gruppo politico o ideologico, non è portavoce di nessuno. Per questo, pur inserendosi nel solco della tradizione della controinformazione, in parte se ne discosta, perché non è voce degli oppressi, di chi ha qualcosa da rivendicare, ma voce di tutti, coacervo di pensieri che non vogliono avere etichette.

La forza di un’identità multipla e variegata potrebbe anche apparire agli occhi di qualcuno come debolezza, mancanza di una presa di posizione, confusione. Ma le contrapposizioni forti servono soltanto a facilitare la comprensione di una realtà che è invece sempre magmatica, caotica, complessa e contraddittoria. La libertà che i cittadini devono avere di poter dire la loro, di esprimersi e comunicare, è alla base di ogni potere politico legittimo, e questa non è una novità. […]

La Rete facilita immensamente il compito degli attivisti, e inoltre è più sfuggente e dunque molto più difficile da censurare. […]

Estratto dal capitolo tre della tesi di laurea di Francesca De Leonardis, dal titolo: “Controinformazione. Vantaggi e limiti nell’era del web 2.0” – Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Corso di laurea Magistrale in Informazione e Sistemi Editoriali, cattedra di Giornalismo politico e radiotelevisivo – Relatore: Prof. Marco Frittella – Co-relatore: Prof. Giuseppe F. Mennella – Anno Accademico: 2010 – 2011

Abstract

Il termine controinformazione genera sempre un po’ di confusione e richiama alla mente le immagini stereotipate dell’attivismo militante degli anni ‘60 e ‘70.

Con lo sviluppo tecnologico e le infinite possibilità aperte dal web 2.0 tanto è cambiato nella definizione dei concetti e di giornalismo e di notizia, e il citizen journalism è diventato una realtà.

Questa tesi di laurea mette a confronto le diverse tipologie d’informazione alternativa presenti sui siti Internet, sui blog e sui social network, da Indymedia al Popolo Viola.

Inaspettatamente forme anomale di controinformazione si sono fatte spazio anche all’interno dei canali ufficiali: è il caso del “Fatto Quotidiano”, del Tg La7 e dei programmi di approfondimento di Michele Santoro.

La prospettiva di un crescente pluralismo lascia almeno immaginare una società che non abbia più bisogno della controinformazione?

Indice

Introduzione

Capitolo 1 – Informazione e controinformazione: nemiche-amiche

1.1   Il concetto di notizia

1.2   Controinformazione: una parola paradossale

1.3   La questione delle fonti

Capitolo 2 – La controinformazione militante

2.1 Fogli, giornali e stampa alternativa

2.1.1 Lotta Continua

2.1.2 La Strage di Stato

2.1.3 Controinformazione: la rivista

2.1.4 Stampa alternativa

2.2 Le radio libere

Capitolo 3 – La scoperta di altri siti: il caso Indymedia

3.1 Giornalisti nella rete

3.1.1 Regolamentazioni

3.2 Indymedia

3.2.1 Com’è fatto un IMC

3.2.2 Da Seattle a Genova … arriva Indymedia Italia

3.2.3 Il G8 di Genova

Capitolo 4 – Tra informazione e diario: i blog

4.1 Dal diario del web di un attivista

4.2 Credere o non credere, questo è il dilemma

Capitolo 5 – I social network e il citizen journalism

5.1 Facebook

5.2 Twitter

Capitolo 6 – Forme anonime di controinformazione.

Il Fatto Quotidiano, TG La7 e Servizio Pubblico

6.1 L’informazione indipendente nel mondo dei “giornali fotocopia”

6.2 L’alternativa in tv

Conclusioni

Bibliografia

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