Tesi

Tesi. Ma cos’erano gli anni di piombo? E il Sessantotto?

La tesi di laurea di Sara Girombelli (2013) dimostra che media, scuola e famiglia non hanno trasmesso la memoria storica dei grandi fatti degli anni 60-70

Ogni volta che si è provato a instaurare un dialogo su argomenti riguardanti gli anni di piombo, la risposta è stata univoca: i ragazzi affermavano tutti di non sapere, dato che non avevano neanche idea dell’esistenza di tale periodo storico in Italia, o comunque, se ne avevano sentito parlare attraverso l’istituzione scolastica o il cinema, non avrebbero saputo esprimere un’opinione neanche per i temi più generali (come, ad esempio, saper dire chi fossero le Brigate rosse o che cosa fosse il terrorismo neofascista). Un esempio significativo di tutto ciò è rappresentato dal racconto di Roberto Cucchini, operaio specializzato che, il giorno della strage in Piazza della Loggia, si trovava a pochi metri dall’ordigno. Il 18 novembre del 2010, in seguito all’assoluzione di tutti gli imputati per l’attentato, avvenuta due giorni prima, Cucchini aveva deciso d’inscenare una protesta pacifica davanti al monumento di commemorazione delle vittime, depositando dei fiori e affiggendo un cartello in cui c’era scritto: “In questo luogo, il 28 maggio 1974 non è successo niente”.

L’ex operaio era lì che armeggiava ancora con il nastro adesivo quando è arrivata la pattuglia dei vigili a chiedergli i documenti; e a seguire è giunta una “pantera” della polizia. Alla fine gli uomini in divisa sono stati comprensivi con lui. “Ho spiegato chi ero – ecco ancora la testimonianza – e cosa mi era successo 36 anni fa. Ho chiesto a uno dei poliziotti dove fosse lui nel ’74. ‘Non ero nato e i miei genitori manco si conoscevano’ mi ha risposto. Insomma, il senso di appartenere a un altro mondo, a un tempo lontanissimo, di essere fuori della realtà con le mie ferite e i miei ricordi in quel momento è stato enorme” (Roberto Cucchini, in Del Frate, 2010).

Oltre al trattamento riservato dagli agenti all’uomo, tipico di chi non vuole ascoltare, ciò che è davvero indicativo è l’episodio avvenuto subito dopo:

Tanto per completare il quadro, proprio in quell’istante piazza della Loggia è stata attraversata da un corteo di studenti che protestavano contro il ministro Gelmini. “Nessuno dei ragazzi si è fermato davanti al monumento – è il rammarico di Cucchini – nessuno ha fatto caso alla protesta. Chissà se qualcuno li ha messi al corrente dei fatti di 36 anni fa e ne capiscono la gravità” .

A circa quarant’anni dalle proteste studentesche, dai conflitti in piazza e dai successivi attentati (in alcuni casi anche ai danni di professori – e già questo sarebbe un motivo per parlarne in classe – come nel caso della strage di Brescia), i ragazzi, che dovrebbero essere gli “eredi spirituali” di quelli della generazione precedente, sembrano ignorare da dove arrivino tutti gli spunti e le idee per i cortei, per le occupazioni degli istituti o persino come sia nato il servizio d’ordine nelle manifestazioni, che è tutt’oggi presente ed è organizzato dagli stessi studenti. […]

A questo dato può esserne associato un altro: anche a detta degli stessi intervistati, esiste un deficit profondo a livello scolastico riguardo lo studio della storia contemporanea.

Gli insegnanti partivano sempre dalla preistoria, ma tralasciavano i fatti d’attualità. Dal 1945 in poi era come se non esistesse più niente. Non so se chi va a scuola oggi riceva un’educazione diversa.

[…]Contemporaneamente alle lacune del sistema scolastico, cui singoli professori cercano di sopperire anche se vincolati a rispettare i programmi statali, esiste una carenza all’interno del sistema familiare. […]

Se due delle principali istituzioni (scuola e famiglia) sospendono la loro funzione educatrice, è chiaro che la televisione (o qualsiasi altro medium) non può riuscire a sopperire a tali deficit d’informazioni, considerando anche che nei più giovani temi così impegnativi non riscuotono molto successo. La funzione pedagogica e la riflessione critica che stimola un documentario ben strutturato, si perde nel momento in cui mancano le basi per contestualizzare le vicende. Tutto ciò non impedisce comunque agli italiani (e a una buona parte degli intervistati) di formulare un proprio giudizio di valore, nonostante la scarsa confidenza con il periodo storico considerato. […]

Il caso Moro è stato forse l’unico evento degli anni ’70 ad aver superato moltissimi scogli e barriere, arrivando anche alle orecchie di persone che all’epoca erano piccole o non erano nate, rimanendo impresso nonostante i deficit a livello informativo. Per quanto riguarda le nozioni più generali sul periodo, è possibile evidenziare un numero considerevole di lacune o di confusioni a livello temporale. C’è chi ha asserito che gli anni di piombo si riferiscono al periodo stragista avviato dalla mafia, chi invece ha affermato che i brigatisti non erano altri che fascisti camuffati, chi parla di probabili finanziamenti elargiti dal Pci ai terroristi rossi ottenendoli direttamente dall’Unione sovietica. […]

Quando, infine, si tenta di sondare i ricordi caso per caso, si ottiene un numero molto esiguo di risposte. Alla domanda su chi fosse il giudice Mario Amato, purtroppo, nessuno ha saputo rispondere (soltanto in un’intervista è stata azzardata l’ipotesi che fosse un giudice che indagava sulla mafia, quasi che quel tipo d’indagini fossero le uniche che potessero mettere in pericolo la vita di un magistrato). Anche le figure di Walter Tobagi e Guido Rossa sono agli intervistati quasi del tutto sconosciute, mentre il ricordo di Luigi Calabresi è un po’ più chiaro perché strettamente collegato alla triste vicenda di Giuseppe Pinelli (ma anche qui, il ruolo di Calabresi nella vicenda è ricordato ambiguamente). […]

La tv non ha contribuito alla sedimentazione di una memoria condivisa articolata e coerente. Quel poco che la gente ricorda passa certamente attraverso le immagini del medium, ma probabilmente è più rilevante considerare l’insieme delle omissioni sul seguito di tante notizie, che hanno fatto scalpore nei primi giorni e sono scomparse dalle cronache subito dopo. Negli ultimi anni, grazie all’attività documentaria e in seguito al tempo passato tra gli attentati e i giorni nostri, si comincia a intravedere un maggior interessamento dei media (cinema, letteratura e televisione in primis) nei confronti degli anni di piombo, ma a questo punto è davvero utile un’attività d’interpretazione storica dei fatti se il pubblico a cui essa è rivolta ne ignora per lo più la maggior parte?

Estratto dal capitolo tre della tesi di Sara Girombelli (2013) dal titolo “Strategie di ricezione. Gli anni di piombo attraverso l’informazione televisiva” – Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Corso di laurea in Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, cattedra in Antropologia culturale – Relatore: Prof. Pietro Vereni – Correlatore: Giuseppe Federico Mennella – Anno accademico: 2012-2013

Abstract

Gli anni di piombo rappresentano un periodo cruciale della storia italiana: scontri in piazza, conquiste sociali, sviluppo economico, terrorismo. In poco più di un decennio si sono susseguiti migliaia di attentati, con centinaia di vittime e altrettanti feriti. Tuttavia, tale periodo storico sembra essere scomparso dalla memoria dei cittadini italiani.

Strategie di ricezione è un lavoro che si propone di comprendere in che modo l’opinione pubblica sia stata (e sia tutt’ora) influenzata attraverso i vari metodi di comunicazione dell’informazione televisiva. La televisione è, infatti, il medium più pervasivo e socialmente autorevole secondo la maggior parte delle persone. Con’un’indagine di stampo antropologico, si cercherà di capire cosa gli italiani effettivamente conoscono degli anni settanta e ottanta, e quanto la loro opinione sia distorta rispetto alla realtà storica.

Inoltre, per far comprendere al lettore la vera portata del processo di rimozione (e volendo parlare a un pubblico più giovane), il lavoro comprende anche un’adeguata ricostruzione storica del periodo, aggiungendo a essa un’analisi dei metodi e delle ideologie di tutto il terrorismo italiano.

Indice

Introduzione

 La Storia

–          Quadro storico generale

o Una breve premessa

o Il quinquennio del miracolo economico

o Gli anni del centro-sinistra

o Il 1968 e le lotte sociali

o L’evoluzione della politica negli anni ’70

o Uno sguardo all’estero

o Cronologia essenziale degli anni di piombo

–           Il confine tra militanza e terrorismo

–           Il Rosso e il Nero. Strategie, diversità e punti d’incontro

o I metodi di azione delle Br. Similitudini e differenze con altri organismi del terrorismo rosso

o Eversione nera, attentati dinamitardi e “terrorismo diffuso”

 I media

–           La televisione, mezzo di costruzione della memoria collettiva

o La televisione, un medium “freddo”

o Come cambia la comunicazione politica in televisione

o I media events

–          L’informazione e la RAI ai tempi degli anni di piombo

o La Rai, breve quadro storico dalla nascita agli anni ’70

o La politica e la comunicazione televisiva negli anni di piombo

 La ricezione degli anni di piombo

–           Introduzioni alle interviste

–           La strage di Piazza Fontana

–           Luigi Calabresi

–           La strage di Piazza della Loggia

–           Guido Rossa

–           Walter Tobagi

–           Mario Amato

–           Ciò che (non) è rimasto degli anni di piombo attraverso l’informazione televisiva

Interviste Integrali

–          Interviste ai volontari

–          Intervista a Piero Alessandro Corsini

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Una risposta a Tesi. Ma cos’erano gli anni di piombo? E il Sessantotto?

  1. ANNA PALERMO scrive:

    mi piacerebbe leggere la tesi di laurea della di Sara Girombelli (2013) Tesi. Ma cos’erano gli anni di piombo? E il Sessantotto?

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