Tesi

Giurista di Article 19: i limiti della legge sulla diffamazione

Dalla tesi di Raffaella Della Morte (2013) l’intervista al giurista Boyko Boev, che evidenzia i ritardi dell’Italia in materia di libertà di stampa

Sul tema della diffamazione a mezzo stampa e sulla proposta di modifica della legge numero 47 del 1948, del Codice penale e di quello di procedura penale, il 6 febbraio 2014, nella Sala Zuccari del Senato, si è tenuto un incontro che ha visto protagonisti giornalisti, editori, senatori e associazioni. Promosso dal presidente del Senato, Piero Grasso, il convegno è stato un’occasione di confronto per mettere sulla bilancia le criticità e gli aspetti positivi che presenta il disegno di legge, approvato dalla Camera.

Tra i relatori anche Boyko Boev, giurista esperto di Article 19, incaricato dall’ufficio Osce per la libertà dei mezzi di comunicazione di stilare un documento contenente un’analisi giuridica del disegno di legge 925 del 17 ottobre 2013, relativo alla legislazione sulla diffamazione in Italia. Boev, che il giorno dopo, ha parlato dello stesso argomento presso la Federazione Nazionale della Stampa, ha accettato di rispondere ad alcune domande. Di seguito il testo dell’intervista.

L’Italia, in materia di diffamazione, è indietro rispetto al resto d’Europa. Quali sono i motivi culturali e sociali che hanno determinato questa situazione?

Io sono un avvocato e non un antropologo, quindi mi limiterò a rispondere sulla base delle mie conoscenze. Gli esperti di media hanno diviso l’Europa in tre zone di regolamentazione, sulla base delle somiglianze normative.

La prima è la zona del Sud Europa, che comprende Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, e che risente di una forte presenza dello Stato nella regolamentazione dei media.

La seconda è da identificarsi nel Regno Unito e ha un carattere più marcatamente liberale. Possiamo infatti notare una scarsa regolamentazione imposta dalle Istituzioni a favore di un’ampia autoregolamentazione.

Infine, la terza zona è quella della Scandinavia che gode di un sistema di legislazione aperta, che demanda poteri alle diverse regioni.

A ogni modo, si dovrebbe far riferimento a un problema di carattere storico, legato anche alla diversa concezione che si ha dello Stato.

Ogni libertà non è assoluta, ma ha bisogno di alcune limitazioni per definire i suoi contorni. In Italia il rapporto tra la libertà di stampa e i suoi limiti è da sempre problematico. I giornalisti ostacolati con querele e richieste di risarcimento aumentano ogni anno. Quali sono gli elementi essenziali che una nuova legge italiana sulla stampa dovrebbe contenere?

La CEDU stabilisce dei limiti alla libertà d’espressione e tali limiti devono soddisfare tre requisiti fondamentali. Nella mia analisi per l’Osce sul disegno di legge italiano ho fatto riferimento a questi limiti e ho scritto:

«In primo luogo, l’ingerenza deve essere prevista dalla legge. La Corte europea ha dichiarato che tale requisito sarà soddisfatto solo quando la legge è accessibile e “formulata in modo sufficientemente preciso per consentire al cittadino di regolare la sua condotta”.

In secondo luogo, l’ingerenza deve perseguire uno scopo legittimo. L’elenco dei requisiti indicati nell’articolo 10(2) della CEDU e nell’articolo 19(3) dell’ ICCPR sono esclusivi nel senso che nessun altro scopo è considerato motivo legittimo per limitare la libertà d’espressione. Gi obiettivi elencati comprendono la tutela della sicurezza nazionale, la prevenzione dei disordini e la salvaguardia dei diritti degli altri.

Terzo, la restrizione deve essere necessaria a garantire uno di questi scopi. Il termine “necessario” significa che ci deve essere un “bisogno sociale stringente” per la restrizione. I motivi addotti dallo Stato per giustificare la restrizione devono essere “pertinenti e sufficienti” e la restrizione deve essere proporzionata allo scopo perseguito”».

Nonostante l’Italia riconosca questi requisiti, viene data ampia discrezionalità al giudice.

Quello della libertà d’espressione, stabilita dall’articolo 21 della Costituzione, è un diritto fondamentale alla base dei principi democratici dello Stato. Tutte queste leggi che ne limitano l’esercizio e le fragili intese tra i parlamentari, come fanno apparire lo Stato italiano agli occhi dell’Europa e del Mondo?

La Costituzione italiana è democratica e la Corte la interpreta in linea con i principi internazionali. Il problema è che le tutele costituzionali non hanno senso senza tutele specifiche. Non c’è dubbio sulla Costituzione e sulle sue interpretazioni. La questione è di carattere legislativo, a causa di privilegi di cui godono soltanto alcuni. Ad esempio, per la diffamazione contro il presidente della Repubblica la tutela è superiore rispetto a quella accordata a qualsiasi altro cittadino. C’è bisogno inoltre di leggi specifiche per Internet e per il giornalismo digitale. Senza queste riforme dunque le garanzie costituzionali non sono efficaci. La legge è stata fatta nel 1948: nonostante siano già stati effettuati aggiornamenti nel tempo, c’è adesso bisogno di adeguarla alle esigenze attuali.

In Italia, la libertà d’informazione dei giornalisti viene minata non soltanto dagli abusi legali, ma anche da minacce fisiche e intimidazioni violente. Quest’ultimo aspetto è una prerogativa italiana o riguarda anche altri Paesi?

La libertà d’espressione è la pietra miliare della democrazia. In ogni Paese le persone dovrebbero preoccuparsi della loro libertà d’espressione. Le intimidazioni nei confronti dei giornalisti hanno ripercussioni anche sui cittadini, che di conseguenza non ricevono una completa informazione. Le minacce ai giornalisti costituiscono dunque un impedimento ai liberi processi democratici. Al fine di prevenire le intimidazioni, oltre a effettuare denunce, sarebbe opportuno istituire corpi specializzati che si occupino di perseguire questa tipologia di crimine. Bisogna individuare quali sono le tipologie d’intimidazione effettuate nei propri territori e regolarsi di conseguenza.

In Messico, ad esempio, i giornalisti vengono colpiti oppure uccisi. In altri Paesi, invece, le intimidazioni assumono caratteristiche meno violente.

Estratto dal capitolo tre della tesi di laurea di Raffaella Della Morte dal titolo: Camorra: giornaliste contro. Storie di donne minacciate e di notizie oscurate – Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Corso di Laurea in Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria, cattedra di Deontologia della professione giornalistica – relatore: Prof. Giuseppe F. Mennella – co-relatore: dott. Alberto Spampinato – Anno Accademico 2012- 2013

Abstract
Fare il giornalista in Italia è un mestiere difficile. Quando l’informazione punta a raccontare la verità e a scovare malefatte, lo scontro con la criminalità è inevitabile. Le minacce e gli abusi legali che tentano di limitare il costituzionale diritto d’informazione sono un limite alla libertà della persona.

La situazione si complica ancor di più quando a raccontare i fatti è una donna. Naturalmente considerata soggetto più debole rispetto all’uomo, una giornalista deve, innanzitutto, affermare la propria parità di condizione. Poi, con la grinta e la passione che soltanto una donna può avere, dovrà sfoderare gli artigli e trovare il coraggio di combattere per difendere i valori del proprio mestiere.

Partendo dalla libertà d’espressione, affermata nell’articolo 21 della Costituzione e dal ricordo dei giornalisti italiani, martiri di questa professione, nell’elaborato si racconterà la storia di Tina Palomba, Marilena Natale, Amalia De Simone e Rosaria Capacchione. Sono quattro giornaliste coraggio che, nonostante abusi e soprusi, continuano a combattere e fare informazione tra le zone di Napoli e Caserta. Lì, dove la camorra è maggiormente radicata, le croniste continuano a vivere e a lavorare nel tentativo di poter cambiare le cose.

Il problema della violazione del diritto d’informazione, principio cardine della democrazia, è oggi monitorato in ogni Stato da Osservatori nazionali e internazionali. Nelle classifiche mondiali, l’Italia, in tema di libertà di stampa , viene ancora considerata un Paese parzialmente libero.

Le miopie della giurisprudenza, di cui a più riprese si discute in sede istituzionale, e le pressioni da parte delle organizzazioni criminali rischiano spesso di mettere in pericolo la democrazia di uno Stato dove la libertà dovrebbe essere la regola e il suo limite l’eccezione.

Indice della tesi
Capitolo 1: Camorra e Informazione

1 1 Giancarlo Siani: un giornalista-giornalista ucciso dalla camorra

1.2 Le origini della camorra e il clan dei Casalesi

1.3 Giornalisti e criminalità: quando la penna uccide

Capitolo 2: La libertà d’informazione in Italia e in Europa

2.1 L’articolo 21

2.1.1 Il profilo attivo, passivo e  riflessivo

2.2 I limiti alla libertà di manifestazione del pensiero

2.2.1 Il  buon costume

2.2.2. La tutela dell’onore e della reputazione

2.2.3 La riservatezza

2.2.4 Le tutele pubblicistiche

2.3 L’articolo 21 a confronto con i trattati sovranazionali

Capitolo 3: Minacce antiche e moderne

3.1 La libertà di stampa con lo Statuto Albertino

3.2 Dall’età giolittiana alla fine delle libertà

3.2.1 Le restrizioni alla libertà di stampa nel primo conflitto mondiale

3.2.3 L’avvento di Mussolini al potere e il ventennio fascista

3.3 Il ritorno alla libertà e la legge 47 del 1948

3.3.1 La diffamazione

3.3.2  Il progetto di riforma e i suoi limiti

3.3.3  Intervista a Boyko Boev e le raccomandazioni dell’Osce

Capitolo 4: I dati dall’Italia e dal mondo

4.1 I giornalisti minacciati in Italia

4.1.1I contributi e i dati di altre organizzazioni

4.2 Pianeta Campania. La storia di quattro giornaliste ‘senza paura’

4.2.1 Tina Palomba

4.2.2 Marilena Natale

4.2.3 Amalia De Simone

4.2.4 Rosaria Capacchione

Capitolo 5: L’interesse del mondo accademico

La storia dei giornalisti intimiditi e le minacce al diritto di cronaca entrano nelle aule universitarie

Bibliografia

Fonti

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Dossier n. 698 dell’ottobre 2012 del Servizio Studi della Camera dei deputati “Diffamazione a mezzo della stampa o altro mezzo di diffusione AA. CC. 881 e 4714”

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