Commento

Ddl diffamazione. No a riforme finte e a nuovi divieti e bavagli

Senza le modifiche necessarie, sarà meglio mandare nel binario morto anche questo testo. Il Governo non può stare a guardare

Ossigeno per l’Informazione chiede al Parlamento di approvare un’autentica, coraggiosa e democratica riforma dei reati di ingiuria e diffamazione, compresa quella a mezzo stampa, muovendosi sui binari tracciati da gran tempo dagli organismi europei e internazionali: dal Consiglio d’Europa all’ONU, dall’Osce alla Cedu. Se ciò non è possibile, è meglio mandare nel binario morto anche questo ennesimo tentativo. La Camera deve inserire al testo del Senato le profonde modifiche necessarie. Il Governo non può stare a guardare.

Il Parlamento non può limitarsi a cancellare la pena della reclusione attualmente prevista sia per la diffmazione a mezzo stampa sia per l’ingiuria. Deve depenalizzare entrambi i reati (cioè trasferirne la regolazione nel codice civile). Se le sanzioni che sostituiscono il carcere sono le multe, esse devono essere proporzionate al reddito e al patrimonio di chi deve pagarle, non possono essere tali da rendere impossibile la prosecuzione dell’attività informativa.

Inoltre il Parlamento deve eliminare i mille “paletti” che fanno somigliare il lavoro dei cronisti a una missione impossibile e impediscono ai cittadini di conoscere molte informazioni importanti.

Camera e Senato, nella prima lettura del disegno di legge, hanno escluso la depenalizzazione ed ora è impossibile introdurla nel testo. Si farà dopo. Ma i “paletti” si possono ancora togliere, le querele intimidatorie si possono scoraggiare e punire, la pretesa della rettifica senza commento si può mitigare e correggere, le pseudo norme sull’oblio che distruggono gli archivi dei giornali si possono mandare al macero, e così via.

L’ammodernamento di queste norme è necessario ed è atteso ormai da 66 anni, certamente non per mettere nuovi divieti e bavagli. L’Italia deve fare un grande passo per avvicinarsi ai paesi in cui la stampa è veramente libera. Il Parlamento può agire in questo senso e il governo deve fare la sua parte.

Quando si pone mano ai codici (a quello penale e civile e a quelli di rito), quando si apre o si chiude il rubinetto della libertà di stampa, l’esecutivo non può essere spettatore passivo e silenzioso come un convitato di pietra, come è stato finora durante l’iter parlamentare. Non può dire: questo riguarda solo il Parlamento.

Il governo esca dal guscio del mutismo sulla diffamazione a mezzo stampa. Si prenda la responsabilità di indicare la via del diritto europeo, dei Trattati internazionali e anche dell’interesse economico: perché l’Italia attirerà pochi investimenti finché la stampa sarà libera “parzialmente”, come è autorevolmente certificato da molti anni. L’Italia attirerà ancora meno investimenti se la legge in discussione introdurrà nuovi laccioli e nuovi bavagli alla libera informazione, come si rischia di fare. Ne attirerà sempre di meno se si continuerà a lasciar correre a centinaia le querele infondate e i risarcimenti pretestuosi e gli abusi che consentono pressioni, intimidazioni non punibili, censure improprie: Ossigeno ne ha contate duemilacento in otto anni.

Se invece di aprire il rubinetto dell’informazione, la nuova legge cercherà di chiuderlo, come propone per certi versi il testo del Senato attualmente all’esame della Commissione Giustizia di Montecitorio, sarà meglio gettare nel cestino anche questo ennesimo aborto di riforma e bisognerà rassegnarsi allo status quo di paese parzialmente libero nel quale le intimidazioni contro giornalisti, blogger, fotoreporter, video cronisti,  vanno a segno facilmente anche con finte accuse di diffamazione. Questo rischio c’è. Ma la partita è ancora aperta.

Le proposte di Ossigeno per l’Informazione sono note alla Commissione Giustizia della Camera. La nostra sensazione è che ampi settori della Commissione e del Governo le apprezzino e, rendendosi conto dei gravi limiti del testo attuale, siano orientati a migliorarlo per quanto possibile, rinviando ulteriori modifiche a tempi migliori, quando verranno.

È ancora possible riconsiderare snodi decisivi del ddl, come sollecitano in coro organizzazioni di giornalisti ed editori. In particolare, Ossigeno ritiene possibile: correggere l’eccesso delle pene alternative al carcere; rivedere il regime della rettifica senza replica (precisando che il divieto si applica soltanto al commento contestuale alla replica); abolire lo pseudo diritto all’oblio, ora strutturato in una forma che rischia di mascherare atti di censura; cancellare la semplicistica equiparazione delle norme al web rinviando questa regolazione a un opportuno approfondimento e bilanciamento all’altezza della complessità delle questioni; introdurre sanzioni severe, certe e applicabili contro coloro che ricorrono strumentalmente a querele o ad azioni civili, o a entrambe, per paralizzare giornalisti e giornali e la loro funzione democratica di informare i cittadini su fatti di interesse pubblico.

Queste correzioni non difendono interessi corporativi, ma la libertà di informazione, che spetta a tutti i cittadini. Queste correzioni sono ragionevoli. Sono possibili. Possono raccogliere un consenso ampio anche in Parlamento.

GFM – ASP

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