Commento

Il processo a Erri De Luca. Separate i fatti dalle opinioni

È grottesco applicare tesi accusatorie basate su sillogismi e forzature bocciate dai giudici già ai tempi di Pelloux e Bava Beccaris

La prima udienza del processo allo scrittore Erri De Luca per istigazione a delinquere ha segnato un punto a favore della difesa. Il giudice ha respinto la richiesta della procura di convocare come teste il capo dell’Osservatorio Torino-Lione. La prossima udienza si terrà il 16 marzo.

Lo scrittore e il suo difensore hanno accolto positivamente la decisione del tribunale: non sarà un processo al movimento no Tav – hanno detto – ma soltanto a un verbo. Il verbo è sabotare. Sabotare il lavori della TAV. Questa espressione è stata utilizzata da Erri De Luca in un’intervista ad Huffington Post. Per aver detto sabotare è stato denunciato dalla società Ltf, la compagnia che costruisce la contestata linea ferroviaria – per istigazione a delinquere. L’ufficio del Pm ha accolto le ragioni della ditta e ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di De Luca.

Inizia così questa vicenda giudiziaria grottesca, qualunque sia l’opinione che ciascuno di noi può avere sulla Tav Torino-Lione. La tesi accusatoria è sillogistica: un intellettuale invita a sabotare i lavori; i lavori sono stati ostacolati; l’intellettuale è il “mandante” delle proteste anti TAV. Troppo semplice. Semplicistico. Dovrebbe bastare un minimo di civiltà giuridica perché Erri De Luca esca assolto dall’aula giudiziaria. Dovrebbe…..

Questo è un processo che non doveva neppure nascere, così come nei decenni passati non dovevano essere intentate azioni giudiziarie contro poeti e scrittori rei di aver esercitato il diritto di espressione  e il diritto di critica senza ipocrisie e giri di parole. Ciò che sta avvenendo ai danni di De Luca manda la memoria storica indietro, fino alla fine dell’Ottocento, quando sotto il governo del generale Luigi Pelloux furono mandati nelle patrie galere decine di giornalisti, intellettuali e politici colpevoli di aver difeso le ragioni dei milanesi in lotta per il caropane, contro i cannoni del generale Bava Beccaris. Perfino in quel tempo lontano il governo e i suoi procuratori persero la loro battaglia contro il diritto di parola.

L’Italia sarebbe un paese ancor più “parzialmente libero” per quanto riguarda il diritto di espressione se nel 2015 uno scrittore fosse condannato addirittura per istigazione a delinquere per aver pronunciato il verbo sabotare. Non può e non deve accadere. Erri De Luca non deve essere lasciato solo  nella sua difesa. Stare al suo fianco dovrebbe essere per i giornalisti una sorta di imperativo categorico. Perché la libertà di parola di De Luca riguarda tutti. È la libertà di tutti.

GFM

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