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Italia. Le notizie più pericolose di giugno 2015 segnalate da Ossigeno

Rassegna mensile di intimidazioni realizzata per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF) con il sostegno dell’Unione Europea

Ventotto a giugno 2015. Duecentosei nei primi sei mesi dell’anno. Questi numeri riassumono i risultati del monitoraggio delle violazioni della libertà di informazione che si sono verificate in Italia sotto forma di intimidazione nei confronti di giornalisti e blogger e che Ossigeno per l’Informazione ha segnalato.

Alcune di queste intimidazioni , illustrate di seguito, sono particolarmente gravi e alcune circostanze in cui si sono verificate accrescono la preoccupazione: sono state accolte dall’indifferenza generale e su gran parte di esse i media non hanno riferito alcuna notizia, inoltre non hanno indotto la politica a spalancare gli occhi e ad accelerare il passo per affrontare i problemi.

Eppure è ormai assodato che in Italia l’abuso delle denunce per diffamazione a mezzo stampa è facile e consente di imporre una vera e propria censura delle notizie sgradite al potere e ai potenti. Ed è nell’ordine naturale delle cose che questo abuso prosegua con inesorabile frequenza finché le autorità pubbliche non dispongono idonee contromisure. Purtroppo dalla politica non arrivano ancora le risposte necessarie.

A giugno 2015, ad esempio, il Parlamento italiano ha rinunciato a riequilibrare le norme di legge sulla diffamazione a mezzo stampa, ha rinunciato e a creare il deterrente necessario per mettere fine all’abuso delle querele e delle cause per danni. Infatti non c’è riequilibrio né efficace freno alle querele pretestuose nella nuova versione del progetto di legge sulla diffamazione approvato a giugno dalla Camera dei Deputati. E non si può dire che sia mancato il tempo per farlo: questa proposta di legge è all’esame delle aule parlamentari ormai da tre anni e l’assetto che ha assunto dopo tre letture è la cartina di tornasole della volontà politica di affrontare il problema.

“Alcuni emendamenti approvati a Montecitorio – ha commentato Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno – sono senz’altro migliorativi ma l’impianto negativo resta immutato, restano tutti i numerosi limiti e i nodi non sciolti da tempo indicati. Fra i nodi ancora non sciolti: la mancata depenalizzazione; la mancata commisurazione della multa alla capacità economica del condannato; la mancata distinzione fra diffamazione per colpa e per dolo; la mancanza di un vero e proprio deterrente contro l’uso intimidatorio delle querele”. lo ha sottolineato Anche Raffaele Lorusso, il segretario della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, ha affermato che, con la nuova versione, la legge ha fatto un passo avanti ma contiene ancora criticità Più severo il giudizio del noto giornalista Franco Abruzzo, che vede “troppi punti negativi e ombre”.

Come è noto, la legge italiana prevede la condanna fino a sei anni di carcere di chi è colpevoli di diffamazione aggravata. Nel 2012 l’attuale proposta di riforma nacque proprio per abolire le pene detentive, per sostituirle con le multe. In tre anni il parlamento non ci è riuscito e sembra che non abbia alcuna fretta di raggiungere il traguardo. E intanto cosa accade? I giudici emettono nuove condanna a pene detentive. Quante? Il governo non lo dice, non fornisce alcun dato. Valgono perciò i dati di Ossigeno secondo i quali dal 2011 ad oggi almeno trenta giornalisti italiani sono stati condannati per diffamazione a pene detentive per un totale di 17 anni di carcere. Sebbene le condanne siano sospese e nessun giornalista sia in carcere, il chilling effect sulla libertà di informazione è evidente, poiché una ulteriore condanna dello stesso tipo farebbe scattare l’arresto. I dati dettagliati sono contenuti nel dossier di Ossigeno pubblicato a Roma il 3 luglio 2015 e disponibile online.

Sulle intimidazioni ai giornalisti il silenzio della politica, delle istituzioni e dei media è pressoché assoluto. Le intimidazioni ai giornalisti sono tabù. Ma non per tutti. Ci sono anzi sempre nuove voci che rompono la consegna del silenzio. Alcune voci autorevoli stanno provocando profonde incrinature in un fronte finora compatto, e le ultime due incrinature fanno ritenere che il crollo del muro del silenzio sia ormai prossimo.

Il 18 giugno Pietro Grasso, il presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, ha richiamato l’attenzione sull’elevato numero di intimidazioni di cronisti impegnati a indagare su fatti di mafia e corruzione. “In Italia molti giornalisti, decisamente troppi, a causa dei temi di cui si occupano, sono stati minacciati in modo subdolo attraverso cause e querele temerarie o più direttamente in modo violento”, ha detto il Presidente del Senato a un convegno. A dicembre del 2014 ha fatto enorme impressione, ha aggiunto, che la magistratura abbia ordinato l’arresto di alcune persone per infiltrazioni della mafia al Comune di Roma. Ma bisogna dire che la magistratura è arrivata due anni dopo che “le stesse persone erano al centro di un’inchiesta giornalistica firmata dal giornalista Lirio Abbate e pubblicata a puntate sul settimanale l‘Espresso. Potrei fare molti altri esempi. Il punto centrale è che il giornalismo d’inchiesta, quello serio e professionale, riesce a far emergere queste realtà, indipendentemente dalle indagini giudiziarie”. “Anche nella lotta alla corruzione il ruolo dei giornali è fondamentale. Spesso – ha concluso Grasso – sono i cronisti a scoprire le irregolarità dei bandi di gara”.

È  altrettanto significativo delle parole del Presidente del Senato che, il 16 giugno, l’AGCom, l’Autorità pubblica per le Garanzie nelle Comunicazioni, abbia inserendovi i dati di Ossigeno sui giornalisti minacciati in Italia in una relazione ufficiale. Nel suo documento l’AGCom definisce un fenomeno preoccupante la diffusione e l’incidenza delle minacce nelle varie Regioni italiane.

L’AGCom cita i dati dell’Osservatorio, li riassume in una rielaborazione grafica calcolando, regione per regione, l’incidenza delle intimidazioni rispetto al numero dei giornalisti che operano sullo stesso territorio. Le intimidazioni nei confronti dei giornalisti, commenta l’AGCom, incidono sulla “complessiva tenuta democratica di alcune importanti zone del nostro Paese” poiché, fra l’altro, la stampa svolge una funzione di vigilanza sui processi di selezione della classe dirigente. Dai numeri emerge che, in valore assoluto, il Lazio, la Campania e la Lombardia sono le regioni dove vi è il maggior numero di minacce, ma ciò è dovuto, per Lazio e Lombardia in particolare, alla maggiore presenza di giornalisti. I dati in percentuale mostrano una realtà più preoccupante. Facendo riferimento ai soli giornalisti “attivi” ossia che esercitano la professione, emerge che la Basilicata è la regione a maggiore rischio con il 16,4% delle minacce, segue la Sicilia con 14,8%, la Calabria con 13,6% e la Campania con il 10,6%. Percentuali impressionanti che, giustamente, fanno dire ai commissari dell’AgCom che in Italia esiste un vero e proprio vulnus democratico che ha raggiunto livelli di guardia.

Altrettanto significativo di una mutazione dell’atteggiamento politico è il messaggio che il 2 luglio 2015 il Ministro degli Esteri, onorevole Paolo Gentiloni, ha inviato a Ossigeno per l’Informazione in occasione della conferenza internazionale dal titolo “Proteggere i giornalisti e conoscere le verità scomode” promossa da Ossigeno insieme al Centro Europeo per la Libertà di stampa e dei media di Lipsia. Il ministro ha toccato il punto delle intimidazioni affermando: “Non credo che in Italia si possa affermare che l’informazione non sia libera. Credo invece che molti giornalisti non siano liberi di : liberi di scrivere la verità. Liberi di indagare, liberi di esercitare al meglio la loro professione”. Il messaggio del ministro è stato letto durante la Conferenza di Roma, alla quale hanno partecipato giornalisti di vari paesi, parlamentari italiani, rappresentanti dell’AGCom, associazioni italiane ed europee di giornalisti, l’Ufficio della Rappresentate dell’Osce per la libertà dei Media. Molto significativi anche i messaggi inviati alla Conferenza dal presidente del Parlamento Europeo e dal Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa. In attesa di riferire più ampiamente, Si può ascoltare l’audio in italiano e in inglese al seguente link.

Intimidazioni e querele

Ciascuno degli episodi di giugno elencati di seguito desta preoccupazione. Ma quattro di essi suscitano particolare attenzione e perciò li segnaliamo per primi. Sono i casi di Seregno, di Claudio Lazzaro, di Donato Ungaro e del mensile “Voce delle voci”.

A Seregno, in Lombardia, per due anni un sindaco ha bersagliato con nove querele consecutive il blog che lo criticava. I giudici hanno archiviato tutte le querele giudicandole infondate e strumentali, ma non hanno contestato al querelante pretestuoso la temerarietà né l’atteggiamento persecutorio né tantomeno il deliberato tentativo di ostacolare la libertà di informazione. La vicenda è venuta alla luce perché il 19 giugno l’ex sindaco del comune di Seregno, durante una cerimonia pubblica, di cui è stata diffusa la ripresa video, ha augurato di morire ai curatori del blog locale infonodo.org. Per tutta risposta il blogger Michele Costa e i suoi collaboratori hanno pubblicato l’elenco dettagliato delle querele per diffamazione dell’ex sindaco di Seregno sottolineando che sono state tutte archiviate dai giudici. Ossigeno ha chiesto per quale motivo, a fronte di una lunga serie di querele chiaramente intimidatorie, gli stessi giudici non abbiano perseguito il querelante.

Il 12 giugno a Roma, il giornalista Claudio Lazzaro, autore di un documentario video sugli esponenti del movimento “Nazi rock”, è stato condannato per diffamazione per averne indicato l’ispirazione politica di estrema destra. In particolare a Lazzaro è stato contestato il fatto di non aver pubblicato integralmente una lunga intervista in cui gli esponenti di estrema destra rivendicavano le loro posizioni. Non è stato ritenuto sufficiente che il testo integrale fosse disponibile fra i contenuti extra del dvd commercializzato.

In Emilia Romagna, Donato Ungaro, agente di polizia municipale e giornalista, licenziato dal Comune di Brescello nel 2002 a causa di un articolo, dopo 13 anni ha finalmente avuto ragione in tribunale, ma non è ancora stato riammesso al lavoro. Ungaro era corrispondente free lance per un quotidiano e svolgeva questa attività con il consenso del sindaco, il quale però, dopo la pubblicazione di un articolo a lui sgradito, lo privò del lavoro presso il corpo della polizia municipale.

Il 7 luglio i giornalisti e la cooperativa editrice del mensile “La voce delle voci” attendono una decisione del giudice di Campobasso che potrebbe cambiare la sorte del loro giornale che ha cessato le pubblicazioni a causa di una condanna per diffamazione che ha determinato il pignoramento della testata e dei beni personali. Adesso il giudice che aveva emesso la condanna nei confronti dei i giornalisti Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola è indagato per abuso di ufficio proprio per quella sentenza e potrebbe essere rinviato a giudizio per questo.

Il 4 giugno un alto dirigente della Regione Abruzzo ha querelato una giornalista del notiziario web Aquila blog, Maria Cattini, e la direttrice responsabile del notiziario Germana D’Orazio, perché avevano pubblicato la notizia dell’annullamento del concorso pubblico con il quale il dirigente fu assunto 16 anni fa.

Il 6 giugno Danilo Lupo, giornalista di Telerama Tv, emittente locale di Lecce, in Puglia, è stato assolto dall’accusa di diffamazione rivoltagli da un collaboratore di giustizia. Lupo aveva rivelato i nomi di alcuni criminali che avevano interrato abusivamente dei rifiuti tossici e sono finiti sotto inchiesta. I giudici hanno riconosciuto il diritto di cronaca.

Il 9 giugno il noto conduttore televisivo Michele Santoro di Annozero (La7 tv) è stato condannato a risarcire il gruppo radiotelevisivo Mediaset per l’importo di 30mila euro. Nel 2011, in una intervista a un quotidiano aveva accusato il polo radiotelevisivo di Silvio Berlusconi di avere interferito sulle vicende societarie della rete televisiva La7, la più piccola delle tv nazionali italiane.

Il 9 giugno, dopo un processo durato dieci anni, i cronisti Nicola Pepe e Nicola Patruno del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, accusati di diffamazione,sono stati assolti. Nel 2005 avevano scritto che numerosi dipendenti dell’Università di Lecce, in Puglia, erano imparentati fra di loro e che nell’ateneo familismo e nepotismo erano diffusi.

L’11 giugno Giacomo Bottinelli, giornalista ambientalista, membro della Lega Antivivisezione, è stato assolto dall’accusa di aver diffamato l’associazione dei cacciatori della Toscani affermando che c’erano troppe licenze di caccia e troppi fucili da caccia.

L’11 giugno si è appreso che un imprenditore di Nettuno, in Lazio ha denunciato Ivo Iannozzi, direttore del settimanale locale Il Granchio, accusandolo di diffamazione a mezzo stampa e di stalking. Il giornale aveva ripetutamente segnalato irregolarità nell’attività dell’imprenditore che gestiste un impianto sportivo comunale.

Il 17 giugno i pubblici ministeri hanno chiesto di archiviare le denunce contro Enzo Palmesano e Davide De Stavola giornalisti dei notiziari web Pignataro maggiore news e Caleano24ore.it per i loro articoli in cui hanno affermato che la candidatura alle elezioni politiche di un ex sindaco di una cittadina campana è stata rifiutata a causa dei suoi contatti con la criminalità organizzata.

Il 17 giugno si è appreso che la cronista Samantha Dell’Edera del quotidiano Il Corriere del mezzogiorno, è stata investita sui social network da una valanga di insulti, violenti e sessisti. Lo stesso giorno aveva segnalato in un articolo ben documentato che fra i dipendenti dell’azienda pubblici dei trasporti di Bari si era manifestato un alto numero di assenze mentre veniva trasmessa in tv una importante partita di calcio.

Il 19 giugno l’ex Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, è stato condannato a pagare 5mila euro di multa per lite temeraria più le spese nei confronti di Milena Gabanelli, autrice e conduttrice della nostra trasmissione televisiva di inchieste Report (RaiTre) , e del giornalista Alberto Nerazzini. I giudici hanno dimostrato la completa infondatezza di una querela presentata nel 2012, ravvisandone il carattere intimidatorio. E’ una delle rare sentenze di questo tipo.

Il 16 giugno il reporter Maurizio Bolognetti di Radio Radicale stava filmando l’area circostante un impianto industriale in una zona della Basilicata a rischio inquinamento quando è stato fermato dai Carabinieri che lo hanno identificato e gli hanno ordinato di non effettuare riprese. Uno dei militari ha accompagnato l’ordine con il gesto di liberare la sua pistola dalla fondina, un gesto di evidente valenza intimidatoria.

Il 18 giugno il Tribunale di Milano ha rigettato la richiesta di 800mila euro di danni avanzata dall’imprenditore Luca Cordero di Montezemolo, ex presidente della Ferrari, nei confronti di Oscar Giannino (candidato alle scorse elezioni politiche) e dei giornalisti Giuseppe Castellini e Andrea Luccioli del Corriere dell’Umbria. In un comizio elettorale Giannino aveva affermato che Montezemolo cercava alleanze in cambio di voti e di seggi. I due giornalisti avevano semplicemente riferito quella frase.

Il 15 giugno il direttore della sala stampa del Vaticano ha ritirato l’accredito al giornalista Sandro Magister, vaticanista storico del settimanale l’Espresso, contestandogli di aver pubblicato in anticipo il contenuto della nuova enciclica del Papa “Laudoato Si”. Il giornalista ha accettato il provvedimento senza replicare, attribuendo la decisione di violare l’embargo al direttore del suo giornale.

E’ da segnalare, infine, l’arresto per omicidio di un uomo accusato di aver ucciso Mario Piccolino, il blogger e avvocato assassinato a Formia (Lazio) a maggio del 2015. La polizia ritiene che a spingere la mano omicida sia stato il risentimento di un uomo che ha perso una causa giudiziaria per un abuso edilizio che lo opponeva a una persona assistita legalmente proprio da Mario Piccolino.

I numeri di giugno

Ventidue azioni legali con chiaro intento intimidatorio più cinque intimidazioni a base di insulti, minacce, avvertimenti e danneggiamenti. Questi gli episodi segnalati dall’osservatorio Ossigeno per l’Informazione a mese di giugno 2015. I nomi delle vittime sono elencati nella Tabella 2015 e indicati con i numeri da 118 a 145. Si tratta di ventotto casi che hanno coinvolto un blogger e venticinque giornalisti. I cronisti più bersagliati sono quelli dei notiziari online (15 su 28). La stampa scritta partecipa al bilancio con 8 cronisti su 28 (appartenenti a 4 quotidiani locali e a un mensile a diffusione regionale), l’informazione radiotelevisiva con due nomi su 28, quelli di Milena Gabanelli e Alberto Nerazzini, di Report. Nei primi sei mesi del 2015 il Contatore delle intimidazioni di Ossigeno ha segnalato 206 nuove intimidazioni, di cui 178 commesse nel 2015 e 78 negli anni precedenti ma finora ignote. Nel 2006, quando Ossigeno avviò il monitoraggio, il Contatore segnava zero. Adesso segna 2351. Secondo le stime di Ossigeno per ogni intimidazione conosciuta e documentata almeno altre dieci restano ignote all’Osservatorio perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche.

Link

Diffamazione. Giudice dà torto a Montezemolo che voleva 100 mila euro da due cronisti:

Dovrà pagare le loro spese processuali. Lo stesso per il giornalista-candidato Oscar Giannino, a cui aveva chiesto settecentomila euro di danni per un comizio

Voce delle voci. Udienza chiave per il giornale pignorato per diffamazione

Il 7 luglio 2015 a Campobasso il Gip decide se rinviare a giudizio per abuso d’ufficio il giudice che nel 2013 pronunciò la sentenza di condanna a 90mila euro di danni

Formigoni condannato per lite temeraria. 5mila euro a Report L’ex governatore della Lombardia condannato dal Tribunale di Milano. Nel 2012 aveva chiesto danni per diffamazione

Seregno. Ex sindaco maledice blog locale, “Devono morire”    Lo ha detto davanti alle telecamere durante una cerimonia ufficiale. I blogger replicano: da lui già decine di querele. Solidarietà da Ossigeno

Bari-denuncia-assenteismo-insultata-e-minacciata-su-fb . La giornalista Samantha Dell’Edera aveva segnalato il picco di assenze dal lavoro durante la finale di Champion’s League. Solidarietà dai colleghi giornalisti

Impresentabili a Pignataro. Querelato Palmesano. Pm chiede archiviazione – Denunciato anche De Stavola per un articolo su candidatura negata a ex sindaco Magliocca in quanto accusato di camorra e per contatti con boss

Nettuno. Imprenditore accusa il Granchio di diffamazione e stalking

Si ritiene vittima di una campagna persecutoria. Ivo Iannozzi, direttore del giornale, replica: Siamo cronisti, facciamo solo cronaca

Diffamazione. Assolto dirigente LAV denunciato da cacciatori toscani Nel 2013 Giacomo Bettinelli aveva denunciato la proliferazione eccessiva e incontrollata delle doppiette in Toscana. Per i giudici le sue critiche sono legittime  –

Diffamazione. Bari. Due giornalisti assolti dopo dieci anni.   La vicenda iniziata da un articolo del 2005.  Il cronista della Gazzetta del Mezzogiorno aveva scritto che molti lavoratori dell’Università di Bari erano imparentati

Santoro perde 30 mila euro nello scontro con Mediaset. Nel 2011 disse che il Biscione aveva fatto fallire le sue trattative con La7. Il Tribunale di Milano lo ha condannato per diffamazione aggravata

Lecce. Rifiuti tossici. Archiviata querela contro giornalista di Telerama Danilo Lupo aveva riferito i nomi dei presunti interratori di rifiuti tossici fatti agli inquirenti da un collaboratore di giustizia. Uno degli accusati ha denunciato il cronista

Abruzzo. Dirigente regione chiede 51mila euro danni a giornalista “L’Aquila Blog Maria Cattini ha dato notizia dell’annullamento, dopo 16 anni, del primo concorso pubblico vinto dal funzionario poi divenuto direttore amministrativo

Roma. Diffamazione. Condannato autore documentario “Nazi rock” Il giornalista dovrà pagare 15mila euro più le spese al leader della band musicale “Legittima Offesa” per i tagli a un’intervista

Basilicata. Giornalista filma e carabiniere slaccia la fondina Mauurizio Bolognetti, giornalista di Radio Radicale, stava riprendendo l’esterno del Centro Oli di Viggiano. Dice: “È stata una brutta intimidazione”

Enna. Diffamarono cronista. Assostampa e Odg parte civile A processo i due autori di un volantino che rivolgeva false accuse a Cristina Puglisi e a ex dirigente di polizia

AgCom su minacce ai giornalisti. Drammatico divario fra regioni Una mappa dei dati territoriali sulle intimidazioni prodotti dell’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione elaborata dall’Autorità Garante delle Comunicazioni

Grasso, il giornalismo arriva prima dei giudici, la mafia lo teme Lo ha detto il presidente del Senato al convegno “I mezzi di informazione a sostegno della legalità, la stampa a garanzia di trasparenza”

Proteggere i giornalisti. Come? Convegno Ossigeno a Roma il 2 luglio Al Senato con Pietro Grasso, Sergio Zavoli, don Luigi Ciotti, Claudio Fava, Giulietti, Iacopino, Lorusso, Agcom, Fieg, OSCE, EFJ, AEJ, SEEMO, OBC e oratori di vari paesi

“l’Espresso” anticipa Enciclica, il Vaticano esclude un giornalista Il vaticanista sanzionato è il decano Sandro Magister. Non può più accedere alla Sala Stampa. Dice: “Nessun complotto, ha deciso il mio direttore”

Perché giudice archivia querele seriali ma non fa il passo successivo? Una pacata riflessione sul caso del blog di Seregno subissato da accuse di diffamazione a mezzo stampa che la magistratura ha ritenuto infondate

Brescello. Vigile-cronista licenziato vince causa col Comune Donato Ungaro 13 anni fa fu accusato di violare la riservatezza dell’amministrazione. La Cassazione gli ha dato ragione. Adesso rivuole il lavoro

Arrestato il presunto assassino deI blogger di Formia L’avv. Mario Piccolino, noto blogger anticamorra di Formia, sarebbe stato ucciso per un vendetta legata a una causa civile.

Diffamazione. Camera migliora proposta legge anti-carcere Norme un po’ più severe contro querele e liti temerarie. I giornalisti diventano creditori privilegiati. No finto diritto oblio. Ora torna al Senato.

GM-ASP

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