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Italia. le notizie più pericolose di luglio 2015 segnalate da Ossigeno

Rassegna mensile di intimidazioni realizzata per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF) con il sostegno dell’Unione Europea

Trenta giornalisti sono stati condannati a 17 anni di carcere per diffamazione a mezzo stampa. Non è accaduto in Turchia, ma nella civilissima Italia, negli ultimi quattro anni, cioè da quando il Parlamento discute la proposta di legge che si propone proprio di abolire la pena detentiva per chi danneggia ingiustificatamente la reputazione di qualcuno.

Le condanne sono state emesse una dopo l’altra e nessuno ci ha fatto caso finché Ossigeno ha pubblicato un dossier che lo dimostra. Il dossier, disponibile online (Leggi), è stato presentato il 3 luglio in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati ed è stato consegnato al Presidente del Senato e al Presidente della Repubblica. In base a questi dati, ha commentato il presidente del Senato, Pietro Grasso, è urgente approvare la proposta di legge che abolisce il carcere.

Ossigeno ha sottolineato che probabilmente le condanne a pene detentive sono ancora più numerose e ha invitato il Ministro della Giustizia a fornire al Parlamento i dati ufficiali in suo possesso. Nonostante il dato clamoroso di trenta condannati, nonostante il battage e le pressioni sull’esecutivo, dalla politica non è arrivata alcuna risposta e pochi giornali, radio e telegiornali hanno diffuso la notizia.

Grandissimo clamore e indignate proteste ha suscitato invece l’approvazione in Parlamento di un lapidario emendamento che propone di punire con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, giornalista o meno, “al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, diffonda riprese video o registrazioni audio di conversazioni svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente”, a meno che tali riprese diventino prova in un procedimento giudiziario e siano effettuate per esercitare il diritto di difesa.

Inutile dire che così si metterebbero fuorilegge quelle riprese audio-video che sono una delle principali attività del tanto elogiato citizen journalism, che contribuisce a denunciare scandali, sevizie e disservizi. Probabilmente, dopo che lo stesso ministro della Giustizia ha preso le distanze, la proposta finirà nel cestino. Ma questo episodio e il silenzio sullo stillicidio di condanne al carcere per diffamazione, dicono bene quale sia il clima di intolleranza verso la libertà di espressione.

Ha fatto molto discutere la decisione adottata il 27 luglio dalla Procura della Repubblica di Palermo di accusare due giornalisti di rivelazione di notizie false e tendenziose, un reato previsto dall’articolo 656 del Codice Penale per il quale è previsto l’arresto fino a tre mesi. I giornalisti sono Piero Messina e Maurizio Zoppi, autori di uno scoop del settimanale l’Espresso pubblicato il 13 luglio. Il loro articolo rivela particolari di una inchiesta giudiziaria che i magistrati ritengono falsi. Uno dei due giornalisti è indagato anche per calunnia. Entrambi dovranno chiarire all’Ordine dei Giornalisti della Sicilia se hanno agito nel rispetto della deontologia professionale.

In Italia, come a solito, si discute molto degli ostacoli che vengono opposti in altri paesi alla libertà di informazione, ma si tace su ciò che accade in casa propria, o se ne parla genericamente, in astratto, tralasciando dati, cifre e severi richiami provenienti dalle istituzioni internazionali.

Hanno subito questo trattamento anche gli importanti richiami pronunciati il 2 luglio 2015 a Roma, alla conferenza internazionale sulla protezione dei giornalisti organizzata da Ossigeno. Fra l’altro, nel corso della conferenza l’inviata dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), Ulrike Schmidt, ha elencato minuziosamente i punti della proposta di legge sulla diffamazione che non soddisfano gli standard europei. Va bene l’abolizione del carcere, ha detto, ma la depenalizzazione? E perché prevedere multe così alte e sproporzionate? Nessuno ha risposto.

A sua volta, durante la conferenza, l’esperto londinese William Horsley ha spiegato che le innovazioni legislative sollecitate in Italia da Ossigeno sono in piena sintonia con le ultime Quattro Risoluzioni dell’ONU sulla protezione dei giornalisti e inoltre riecheggiano i recenti richiami ufficiali del Consiglio d’Europa.

Durante l’incontro il Presidente del Senato Pietro Grasso ha detto che ormai non basta denunciare ciò che accade, come fa Ossigeno, ma è tempo che le istituzioni agiscano per proteggere i giornalisti. Un’importante ammissione è venuta dal Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ha affermato che in Italia la stampa è libera ma i giornalisti, molti giornalisti, non lo sono. Il vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia Claudio Fava ha annunciato che i dati di Ossigeno saranno verificati e approfonditi.

La Conferenza – che illustreremo più ampiamente nel prossimo Rapporto mensile – ha fatto registrare dei progressi nella posizione del governo italiano e la convergente volontà di tutti i protagonisti del mondo dell’informazione di trovare un terreno di impegno comune per difendere la libertà d informazione da attacchi che non potranno essere respinti fino a quando non saranno state aggiornate le leggi vigenti.

Peraltro le intimidazioni registrate a luglio da Ossigeno confermano che non è infondato l’allarme lanciato dall’Osservatorio, a proposito di un progressivo aggravamento del fenomeno. Lo dice il fatto che un anno dopo le minacce di morte, il giornalista Michele Albanese deve ancora essere protetto dalla scorta armata della polizia; che la giornalista Federica Angeli è nelle stesse condizioni di pericolo e di protezione, da due anni, come lo sono da alcuni mesi Sandro Ruotolo e Paolo Borrometi; che a luglio del 2015, altri due giornalisti, Nello Trocchia e Mimmo Carrieri, hanno subìto gravi minacce che richiedono misure di protezione, anche se lo Stato non ha ancora provveduto.

Uno degli ultimi bersagli è il giornalista collaboratore del settimanale l’Espresso. A giugno del 2015 un camorrista che si trova in carcere ha progettato di ucciderlo. La conversazione è stata captata dalle forze dell’ordine che hanno segnalato il fatto alla magistratura. Dopo due mesi le autorità di pubblica sicurezza non sono ancora intervenute.

L’intolleranza verso l’informazione giornalistica continua inoltre a manifestarsi in varie forme. Con discriminazioni ingiustificabili, quali l’allontanamento di tre giornalisti dal palazzo giudiziario in cui veniva interrogato un potente personaggio, o la convocazione di conferenze stampa alle quali sono invitati soltanto alcuni giornalisti.

La stessa intolleranza si ritrova nei messaggi minacciosi inviati ai giornalisti del quotidiano Il Tempo da personaggi che recenti indagini giudiziarie considerano collegati al terrorismo islamico e alla rete dell’ISIS.

Si ritrova anche nella minaccia di querela di un esponente politico locale che considera diffamatorio rilanciare su un giornale le gravi affermazioni che egli ha fatto su Facebook.

Ma, per fortuna, ci sono anche buone notizie, come l’assoluzione a Santa Maria Capua Vetere del cronista Davide De Stavola.

La cronistoria dell’ultimo mese

Il 2 luglio si è tenuta in Senato la conferenza internazionale “Proteggere i giornalisti, conoscere le verità scomode”, organizzata con il sostegno della Commissione Europea, patrocinata dal Senato, dal sindacato e dall’Ordine dei Giornalisti, e a cui hanno aderito l’OSCE, l’Associazione Giornalisti Europei e numerose altre associazioni italiane del settore dei media.

Il giorno successivo, alla Camera dei Deputati, c’è stata la conferenza stampa in cui Ossigeno ha reso noto il suo dossier sulle condanne carcerarie per diffamazione subite dai giornalisti italiani dal 2011 ad oggi.

Lo stesso giorno il direttore del quotidiano romano Il Tempo, Gian Marco Chiocci, ha raccontato in un editoriale pubblicato in prima pagina (intitolato “Più ci minacciano e più andiamo avanti”) delle minacce contro il suo giornale pronunciate da una donna italiana, convertita all’ISIS, e registrate in una intercettazione telefonica. A questo episodio, ha spiegato Chiocci, ne vanno aggiunti molti altri, avvenuti negli ultimi due anni, sia in forma scritta che al telefono.

Sempre il 3 luglio 2015 la società sportiva Napoli Calcio ha invitato alla conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore della squadra soltanto i giornalisti di alcune testate, escludendone altri, che hanno protestato ma sono rimasti fuori dalla porta. Le organizzazioni di categoria hanno definito il comportamento della società inopportuno e ricordato che altre volte i dirigenti della stessa avevano agito in egual modo.

Nei primi giorni del mese il Gruppo Cronisti Lombardi ha rivolto un appello all’amministrazione comunale ed alle istituzioni di Milano, chiedendo la cancellazione dai muri della città delle scritte murali che riportano insulti e minacce nei confronti di giornalisti, “colpevoli” di aver riferito delicati episodi di cronaca. Alcune di queste scritte sono state cancellate, ma molte altre no.

Il 5 luglio Mimmo Carrieri è stato bloccato per un’ora e mezzo da una ventina di persone: gli hanno sottratto fotocamera e telefono, che il giornalista, attivo difensore dell’ambiente e del patrimonio storico artistico della regione Puglia, stava usando per documentare il mancato rispetto del divieto di sosta e di campeggio in un’area sottoposta a vincolo archeologico. Carrieri viene già tutelato dalle forze dell’ordine dal 2012, quando ha ricevuto delle minacce di morte. Quella protezione, denuncia ora, potrebbe non bastare più: teme per sé e per la sua famiglia, visto che, oltre a questa aggressione, era stato minacciato poche settimane prima, con una lettera anonima.

Il 7 luglio l’Espresso ha reso note le minacce al suo cronista Nello Trocchia, nel mirino di due camorristi per aver pubblicato notizie e inchieste sul loro conto. Il 10 giugno i Carabinieri avevano segnalato alla Procura Antimafia di Napoli un’intercettazione ambientale che rivelava il pericolo corso dal giornalista, ma dopo un mese ancora non era stata adottata alcuna misura di protezione nei suoi confronti. “A quel giornalista gli devo spaccare il cranio e dopo mi faccio arrestare”, diceva uno degli intercettati.

Il 17 luglio fuori dal palazzo della procura di Napoli tre giornalisti sono stati identificati e allontanati dalle forze dell’ordine. Erano lì per seguire l’interrogatorio del presidente della società calcistica Lazio, Claudio Lotito. L’episodio è stato denunciato dall’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Due giorni dopo la testata online di Ferrara Estense.com ha segnalato in un articolo le parole di un dirigente del partito di destra “Fratelli d’Italia”, che sul suo profilo Facebook aveva scritto alcune frasi in cui spiegava come tratterebbe gli immigrati e i rifugiati che entrano in Italia: sterminandoli. A questo articolo l’uomo ha reagito minacciando di querelare il giornale per diffamazione.

Ossigeno ha poi riferito dell’assoluzione (poiché “il fatto non sussiste”), disposta il 10 giugno scorso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (in provincia di Caserta), per il giornalista Davide De Stavola, che era stato accusato da un imprenditore di diffamazione a mezzo stampa. Insieme a lui era imputato l’ex direttore della testata giornalistica online www.pignataronuova.it Salvatore Minieri: il procedimento nei suoi confronti si è chiuso con il ritiro della querela e il pagamento delle spese processuali a carico del giornalista.

I numeri di luglio

Aggressioni, minacce personali, attraverso striscioni e scritte, discriminazioni ed esclusioni arbitrarie, abusi del diritto, minacce di querela: sono le tipologie di intimidazioni ai danni di giornalisti segnalate dall’osservatorio Ossigeno per l’Informazione nel mese di luglio 2015. I nomi delle vittime sono elencati nella Tabella 2015 e indicati con i numeri da 146 a 153. Si tratta di otto casi che hanno coinvolto venti giornalisti, attivi nel web e nella carta stampata. Dall’inizio dell’anno, il Contatore delle intimidazioni di Ossigeno ha segnalato 226 nuove intimidazioni, di cui 146 commesse nel 2015 ed 80 negli anni precedenti e finora ignote. Avviato nel 2006, il Contatore è arrivato a quota 2371. Secondo le stime di Ossigeno per ogni intimidazione conosciuta e documentata almeno altre dieci restano ignote all’Osservatorio perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche.

Link

Trenta giornalisti condannati al carcere in quattro anni. Dossier Ossigeno

È il dato che emerge dal Rapporto sulla Diffamazione presentato in una conferenza stampa a Roma dall’Osservatorio sui cronisti minacciati in Italia.

Terrorismo. Minacciati giornalisti quotidiano Il Tempo di Roma

In una intercettazione sono definiti “miscredenti che Allah, prima o poi, colpirà e distruggerà”. L’editoriale di Chiocci. Solidarietà da parlamentari.

Napoli calcio invita soltanto alcuni giornalisti a conferenza stampa

Protestano le organizzazioni dei cronisti esclusi dal primo incontro con il nuovo allenatore della squadra.

Cancellare dai muri di Milano le minacce ai giornalisti

Il Gruppo Cronisti Lombardi ha rivolto un appello al sindaco, al prefetto e al questore di Milano affinché facciano cancellare dai muri della città scritte che contengono insulti e minacce nei confronti di giornalisti (in particolare Gianni Santucci e Andrea Galli del Corriere della Sera) che hanno riferito delicati episodi di cronaca.

Puglia. Giornalista circondato e minacciato chiede più protezione

Dal 2012 Mimmo Carrieri è protetto dai carabinieri. Il 5 luglio 2015 venti persone lo hanno bloccato per 90 minuti e gli hanno sottratto fotocamera e telefono.

Allarme sicurezza per Nello Trocchia lanciato da l’Espresso

Il giornalista Nello Trocchia ha appreso da una informativa riservata dei Carabinieri di essere nel mirino di due camorristi che progettano gravi ritorsioni nei suoi confronti e usano frasi che sono considerate esplicite minacce.

Napoli. Tre cronisti allontanati dall’uscita della Procura

Attendevano l’uscita di Claudio Lotito, sottoposto a interrogatorio. Protesta l’Ordine dei Giornalisti.

Ferrara. Minaccia querela a chi riferisce sue frasi su Fb

Un politico di destra ha scritto sul suo profilo che sterminerebbe gli immigrati. Ora vuole denunciare Estense.com che lo ha fatto sapere.

Diffamazione. Assolto De Stavola querelato da imprenditore Pignataro

Il giornalista – citato in giudizio insieme al collega Salvatore Minieri, nei cui confronti è stata ritirata la querela – sollevato dall’imputazione di diffamazione a mezzo stampa “perché il fatto non sussiste”.

Scoop l’Espresso. Due giornalisti indagati per diffusione di notizie false e tendenziose

Il reato contestato dalla Procura di Palermo dopo un interrogatorio. I cronisti si dichiarano in buona fede. Avrebbero anche rivelato la fonte fiduciaria.

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