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Agosto 2015. Le notizie più pericolose segnalate da Ossigeno

Rassegna mensile delle intimidazioni. Realizzata per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF) con il sostegno dell’Unione Europea

Nonostante ogni anno ad agosto tutta l’Italia vada in ferie e tutte le attività rallentino fino a fermarsi, in Italia in questo mese si sono verificate numerose gravi violazioni della libertà di stampa, perpetrate con abusi e intimidazioni nei confronti di operatori dei media.

Agosto però ha portato anche due importanti novità positive. La prima, la Commissione Parlamentare Antimafia ha approvato una Relazione sulle minacce ai giornalisti che contiene interessantiti proposte: fra l’altro di cambiare il codice penale per proteggere veramente la libertà di informazione. La seconda novità è il forte richiamo che la Rappresentante dell’Osce per la libertà dei media ha rivolto al governo italiano. Dunja Mijatovic ha detto: “Proteggete meglio i vostri giornalisti”, e ha sottolineato che il ripetersi di gravi intimidazioni e attacchi contro di loro e l’impunità degli aggressori rende quanto mai urgente un cambiamento di passo. Un richiamo quanto mai duro se si pensa che i rapporti sono regolati dall’etichetta diplomatica.

Queste due novità dimostrano che il lavoro che Ossigeno fa da anni in esclusiva, lontano dai riflettori e dal sensazionalismo, per documentare oggettivamente ciò che accade in Italia non è inutile e sta dando i frutti sperati. Queste novità fanno sperare che presto il vento possa cambiare, ma finora non hanno cambiano la gravità della situazione attuale, caratterizzata dal fatto che alcuni giornalisti esposti al rischio di essere uccisi dalle organizzazioni mafiose che li hanno minacciati non riescono ad avere dallo Stato la dovuta protezione.

Questa è ad esempio la condizione del giornalista Paolo Borrometi, che da un anno vive protetto dai carabinieri. Nella stessa situazione si trovano, a Taranto, il giornalista Mimmo Carrieri e, a Napoli, Nello Trocchia.

Le altre intimidazioni di agosto

A Tarquinia (Viterbo), a cento chilometri da Roma, la giornalista Sara Giudice è stata aggredita in diretta televisiva. A Roma, Christian Rosso, dipendente dell’azienda comunale di trasporto urbano è stato sospeso per alcuni gironi dal lavoro perché su Facebook ha dissentito dalla sua azienda sulle cause dei ritardi con cui viaggiano gli autobus della capitale. Allo stadio di Genova i tifosi della squadra di calcio locale hanno innalzato uno striscione minaccioso contro Dario Freccero, commentatore sportivo del quotidiano Il Secolo XIX. Per evitare una perquisizione invasiva, due giornalisti del quotidiano Il Fatto hanno consegnato ai magistrati i file dei documenti da cui è nato un loro scoop. A Venezia un giudice ha querelato per diffamazione il noto cantante Adriano Celentano, che in un articolo aveva criticato una sentenza. A Milano la polizia ha proceduto all’identificazione di un gruppo di giornalisti che, su invito degli immigrati, sono entrati in un centro di accoglienza per documentare la grave carenza di servizi. A Roma, durante una conferenza nella sede del Senato, un senatore ha insultato un giornalista che gli chiedeva di ammettere i rapporti con un parlamentare arrestato per legami con la camorra. A Reggio Emilia il direttore di una televisione locale ha denunciato di essere stato aggredito da due persone sotto processo per reati di mafia. Il 20 agosto in una chiesa di Roma si è svolto un funerale spettacolare in stile mafioso che ha destato scandalo in tutto il mondo. Ossigeno sta ancora svolgendo accertamenti su altre preoccupanti intimidazioni. Nei giorni successivi, a Roma una troupe della RAI è stata circondata e aggredita mentre effettuava riprese esterne alle abitazioni di appartenenti al clan. A Terzigno (Napoli) un giornalista è stato aggredito mentre effettuava riprese nell’eliporto da cui è partito l’elicottero che ha sorvolato il funerale violando permessi e norme di sicurezza.

 Arrivano i nostri! La Relazione dell’Antimafia

Questo quadro allarmante è stato addolcito da una buona notizia. Dopo un anno di lavoro, il 5 agosto 2015 la Commissione Parlamentare Antimafia – organo di inchiesta di cui fanno parte deputati e senatori di tutti i gruppi politici – ha concluso la sua inchiesta sui giornalisti minacciati in Italia approvando una relazione molto attesa (leggi: http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/023/006/INTERO.pdf) “sullo stato dell’informazione in Italia e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie”. Questo testo di 80 pagine lancia un forte allarme al parlamento e al governo ed è una pietra miliare sulla via che conduce verso la piena presa di coscienza pubblica del grave fenomeno delle intimidazioni. La relazione infatti riconosce la fondatezza e la natura sociale del problema e la sua gravità, afferma che le intimidazioni limitano la libertà di informazione, dichiara la necessità di fronteggiare minacce e abusi con urgenti misure concrete di protezione dei giornalisti e di assistenza delle vittime, con interventi legislativi e incisive modifiche del codice penale. Inoltre la relazione riconosce esplicitamente la validità dei dati e delle analisi di “Ossigeno per l’Informazione” e fa proprie alcune sue proposte, in particolare sull’esigenza di una tutela legislativa e penale più attiva della libertà di stampa.

Tutto ciò fa sperare in un cambio di passo nella strategia per proteggere i giornalisti italiani dalle violenze e dagli abusi che manifestano intolleranza per la cronaca e per la libera informazione, una intolleranza sempre più diffusa che dall’inizio del 2015 ha già fatto registrare oltre 230 nuove intimidazioni.

“Nel corso della nostra inchiesta – si legge nella relazione della Commissione Antimafia – sono emerse una serie di  problematiche che dimostrano come la libertà di stampa possa subire, e spesso subisce, numerosi condizionamenti (…) con il risultato di agevolare indirettamente anche quei poteri criminali che hanno tutto l’interesse ad una stampa meno libera”. L’inchiesta ha dimostrato che il diritto di informare “non solo risulta sempre più mortificato ma, di fatto, non gode di alcuna effettiva tutela” e ciò rende la stampa bersaglio o strumento di mafie e di altri poteri. Perciò la Commissione chiede di “dilatare l’ambito della tutela penale in favore della libertà di stampa” istituendo due nuovi reati: il primo, per punire chi deliberatamente ostacola l’informazione, il secondo, per punire chi usa la cosiddetta “macchina del fango”, cioè chi usa i media per diffondere consapevolmente informazioni false allo scopo di danneggiare qualcuno per ricavarne un vantaggio.

La Commissione Antimafia chiede al governo e al parlamento di adottare con urgenza alcune misure severe per mettere fine all’uso intimidatorio delle querele. Chiede di cambiare radicalmente la legge sulla diffamazione (ma senza depenalizzarla) e di ridurre il numero elevatissimo e la lunghezza eccessiva dei processi penali per diffamazione, mettendo un filtro alla loro ammissibilità e riconoscendo ad essi una priorità di trattazione. Per ridurre analogamente il numero e la durata delle cause di risarcimento chiede di creare ex novo un organo arbitrale che risolva i contenziosi senza ritardi.

Inoltre la Commissione Antimafia affronta il problema dei moltissimi giornalisti ricattati con accuse di diffamazione infondate che devono ritrattare le loro notizie perché non hanno i soldi per difendersi in giudizio. La Commissione propone che gli editori paghino le spese legali per gli autori degli articoli da loro pubblicati, siano essi loro dipendenti fissi o collaboratori esterni (freelance). Questi, afferma l’Antimafia, sono lo scheletro portante dell’intero sistema dell’informazione ma sono anche la parte più debole, meno pagata, meno protetta. La Commissione chiede al sindacato dei giornalisti e alla federazione degli editori di risolvere questo problema all’interno del contratto nazionale di lavoro che regola obblighi e doveri.

Purtroppo, dice l’Antimafia, ci sono anche intimidazioni che provengono dall’interno dei giornali e ci sono giornali che rappresentano interessi mafiosi. Perciò, la Commissione chiede un registro pubblico della proprietà editoriale, sempre aggiornato, in cui annotare, per ogni testata, oltre ai nomi dei formali possessori delle quote di proprietà, quelli di coloro che hanno il vero e proprio potere di decidere.

Tutto ciò, secondo l’Antimafia, è necessario per mettere fine agli “accertati” e continui condizionamenti della libertà di stampa che si verificano in Italia, soprattutto con minacce e  violenze contro i giornalisti e con strumentali accuse di diffamazione.

È particolarmente significativo il fatto che fin dalle prime righe la relazione citi le cifre fornite da Ossigeno alla Commissione Antimafia nell’ottobre del 2014, affermando che questi sono i dati di riferimento sulle intimidazioni compiute in Italia dal 2006 al 2014 “ai danni di migliaia di giornalisti”. Ed è altrettanto importante che la relazione sia stata approvata all’unanimità dai membri della Commissione che, vale la pena sottolinearlo, sono parlamentari che rappresentano tutti i gruppi politici.

Anche il governo ha fatto qualche passo avanti

È importante ricordare anche gli altri significati passi avanti fatti recentemente nello stesso campo dal governo italiano.

Il 2 luglio a Roma, alla conferenza sul tema “Proteggere i giornalisti, conoscere le verità scomode”, promossa da Ossigeno insieme ai suoi partner internazionali, che hanno presentato il progetto “European Centre for Press and Media Freedom” (ECPMF).

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ha inviato un messaggio di buon lavoro ai promotori della Conferenza, riconoscendo apertamente che in Italia i giornalisti non sono liberi di raccontare ciò che accade. È la prima volta che un esponente del governo fa una simile ammissione.

“Non credo – ha affermato il ministro – che in Italia si possa affermare che l’informazione non sia libera, credo invece che molti giornalisti non siano liberi. Liberi di scrivere la verità, liberi di indagare, liberi di esercitare al meglio la loro professione. Penso alle intimidazioni e alle minacce quotidiane contro coloro che affrontano temi come la mafia o la criminalità organizzata. Nella storia del nostro Paese, c’è purtroppo una lunga lista di uomini e donne che hanno pagato con la vita la ricerca della verità”. Dopo gli anni del terrorismo, delle stragi di mafia, ha aggiunto, “le armi sono diventate più subdole ma restano pericolose, agiscono nell’ombra, non scatenano più le reazioni indignate dell’opinione pubblica, ma isolano le voci di denuncia”.

La Conferenza internazionale del 2 luglio a Roma

I dati di Ossigeno, ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel discorso di apertura della conferenza del 2 luglio 2015, ci costringono non solo a riflettere ma anche ad agire. Ci sono, troppi minacciati e ancora non siamo capaci di trovare soluzioni adeguate. “In Italia – ha aggiunto – troppo spesso abbiamo sottovalutato l’entità e la diffusione del fenomeno delle intimidazioni agli operatori dell’informazione. A ben vedere, i numeri, le modalità e le aree in cui questi veri e propri ‘attentati alla democrazia’ si verificano sono davvero preoccupanti”.

“Per valutare lo stato di salute della libertà di stampa e prendere le misure necessarie per migliorarla – ha scritto il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, in un messaggio inviato al direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato, in occasione della Conferenza di Roma – sono necessarie informazioni affidabili come le vostre. L’istituzione di una rete paneuropea di osservatori nazionali sulla violenza contro i giornalisti sarebbe di grande aiuto per avanzare in questa questione”.

Importanti contributi al confronto sono venuti da William Horsley (AEJ), da Radomir Licina (SEEMO) e da Ulrike Schmdt (OSCE), dalla FNSI e dall’Ordine dei Giornalisti, dall’AGCOM (l’autorità italiana di garanzia delle comunicazioni), dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e da altri che hanno partecipato alla conferenza con loro rappresentanti e hanno mostrato attenzione per i temi della conferenza e per le proposte di Ossigeno.

L’aperta ammissione della gravità del problema delle minacce ai giornalisti italiani, venuta da un esponente di primo piano del governo, resta comunque il dato politico più rilevante emerso dalla conferenza del 2 luglio. È una novità politica assoluta rispetto all’atteggiamento dei governi precedenti, che avevano aggirato, trascurato o addirittura negato il problema.

Deboli segnali dal governo italiano 

Il nuovo atteggiamento del governo è emerso progressivamente. Il primo segnale si era avuto dallo stesso capo del governo, Matteo Renzi, pochi giorni dopo l’inizio del suo incarico. “Dovremmo assicurare vicinanza, sostegno, a chi come te, ha fatto della parola uno strumento di libertà e di cambiamento: penso ai tanti giornalisti minacciati, spesso precari, troppo spesso lasciati completamente soli”, scrisse il 2 marzo 2014 il nuovo premier in una lettera aperta indirizzata a Roberto Saviano (leggi: notiziario.ossigeno.info/2014/03/renzi-parla-dei-giornalisti-minacciati-e-una-svolta-commento-40883/).
Poi il governo ha assunto i primi impegni concreti un anno dopo, a Ginevra. A marzo del 2015, davanti  al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, il governo italiano ha accolto alcune raccomandazioni in materia di libertà di stampa e protezione dei giornalisti che i governi precedenti avevano rifiutato. Fra le altre, queste tre raccomandazioni:

  • promuovere e tutelare il pluralismo dei media, includendo nella normativa in materia, il principio di incompatibilità degli eletti o di chi ricopre un incarico governativo con la proprietà e il controllo dei mass-media;
  • indagare e perseguire tutti i colpevoli di violenza e di crimini di intimidazione contro i giornalisti;
  • prendere le misure giuridiche necessarie per proteggere i giornalisti e indagare tutti gli atti di intimidazione e di violenza contro i giornalisti.

Le minacce sui social network

Infine, si segnala che, il 3 agosto 2015, Alessandro Galimberti, il presidente dell’Unione Nazionale Cronisti (UNCI, affiliata alla FNSI) ha commentato le nuove minacce di morte al giornalista Paolo Borrometi, fatte a viso aperto sui social network da un personaggio legato a esponenti della mafia locale, proponendo una norma di legge specifica per  punire l’uso intimidatorio della rete. L’on. Stefano Esposito (Partito democratico) ha chiesto di approfondire la questione.

Le cifre di agosto

Minacce personali e minacce esplicite di morte attraverso i social network, di persona o con lettere minatorie, insulti pubblici, aggressioni fisiche e querele pretestuose sono le minacce che l’Osservatorio ha rilevato nel mese di agosto del 2015.

Casi verificati e inseriti da Ossigeno nella Tabella 2015 e indicati con i numeri da 154 a 165. Si tratta di undici (11) casi che hanno coinvolto ventitre (23) giornalisti, che svolgono la propria attività per il web, la televisione e la carta stampata. Dall’inizio dell’anno, il Contatore delle intimidazioni di Ossigeno ha segnalato 249 nuove intimidazioni, di cui 166 commesse nel 2015 ed 83 negli anni precedenti e finora ignote. Avviato nel 2006, il Contatore è arrivato a quota 2394.

Secondo le stime di Ossigeno per ogni intimidazione conosciuta e documentata almeno altre dieci restano ignote all’Osservatorio perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche.

Link agli articoli di Ossigeno

L’ Osce al governo italiano: Più protezione ai giornalisti

Appello da Vienna dalla Rappresentante per la libertà dei media, Dunja Mijatović. Le segnalazioni al ministro degli esteri Paolo Gentiloni.

Giornalisti minacciati. Commissione Antimafia indica i nodi

Approvata all’unanimità la relazione del vice presidente Claudio Fava. I freelance e le querele. Guarda il VIDEO. “Saremo punto di riferimento”, assicura presidente Rosi Bindi

Mafia e informazione. La Relazione approvata dall’Antimafia. Il testo integrale

Il documento è stato redatto dal vice presidente Claudio Fava. La Commissione Parlamentare lo ha approvato all’unanimità il 5 agosto 2015 dopo 12 mesi di inchiesta e 34 audizioni.

Modica. Nuove minacce di morte a Paolo Borrometi

Pubblicate su Facebook da esponente di una famiglia mafiosa di Vittoria (Ragusa) che ha reagito ai suoi ultimi articoli. Il giornalista è sotto scorta da un anno

Borrometi minacciato ma non ha vera e propria scorta

Lo scrive il “Corriere della Sera”. Com’è possibile?, chiede parlamentare Pd Magorno al Ministro dell’Interno Alfano.

Borrometi. Unci propone una legge per punire le minacce su Fb

Il parlamentare Pd Esposito ha chiesto di approfondire la questione. Prese di posizione dal gruppo misto del Senato e da parlamentari M5S.

Tiro a segno sui politici, aggredita giornalista La7

A Tarquinia a Sara Giudice, inviata del programma “In onda”, è stato strappato il microfono durante un collegamento in diretta. “Mi hanno minacciato, li denuncio”

Mafia Capitale, i whistle-blower e l’autista di bus sospeso

Alcuni Comuni italiani incoraggiano i dipendenti pubblici  a denunciare sprechi e illegalità, creando appositi canali riservati

Mafia Capitale. Roma. Perché un funerale-show fa tanto discutere

Non c’era soltanto folclore nelle esequie di un capo clan i cui esponenti saranno giudicati per mafia a Roma il s novembre in un processo senza precedenti.

Genova. Allo stadio uno striscione contro commentatore di calcio

Freccero, occhio!, si leggeva il 12 agosto 2015 sul cartello minaccioso dei tifosi della Sampdoria. Il sindacato dei giornalisti ha protestato: rovinate lo sport

Fuga notizie. Magistratura rinuncia a perquisire cronisti

Per i redattori del quotidiano Il Fatto, Marco Lillo e Vincenzo Iurillo, i Pm di Napoli hanno optato per un decreto di esibizione dei file che cercavano

Venezia. Grandi Navi. Adriano Celentano querelato dal TAR

Il cantante aveva definito “miserabile” la decisione di sospendere i limiti di navigazione nel Canale della Giudecca. Il commento di Ossigeno

Milano. Identificati i giornalisti intervenuti a Centro migranti

Alcuni ospiti del Centro di accoglienza di Bresso li avevano chiamati per documentare le difficili condizioni in cui attendono la qualifica di profugo

Senatore insulta giornalista durante conferenza stampa

“Lei è un disonesto. Un piccolo comunista, anche un po’ stronzo”, ha risposto Vincenzo D’Anna al giornalista Alessandro De Angelis di Huffington Post

Reggio Emilia. Minacce mafiose al direttore del tg di Telereggio

Risalgono al 2012. Indagati due uomini già arrestati nell’inchiesta della DDA di Bologna “Aemilia” e accusati di essere i capizona del clan ‘ndraghetista Grande Aracri

Roma. Troupe Rai circondata e aggredita durante riprese esterne

Stavano effettuando riprese video di un gruppo di abitazioni ritenute abusive e abitate da appartenenti del clan Casamonica, nella bufera dopo il funerale stile mafioso

Terzigno (Napoli). Cronista aggredito all’eliporto usato per funerale Casamonica

“Io ti uccido”, ha gridato uno degli aggressori a Alessio Viscardi, video cronista del notiziario web Fanpage.it, e all’attivista M5S che lo accompagnava

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