Libertà d'informazione

Proteggere i giornalisti minacciati. Voto storico alla Camera dei Deputati

Approvata con consenso unanime la Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia che riprende i dati e alcune proposte di Ossigeno

Giovedì 3 marzo 2016 la Camera dei Deputati ha approvato con 381 voti favorevoli, cioè con il consenso unanime dei presenti, il testo della Relazione della Commissione Parlamentare Antimafia “sullo stato dell’informazione e sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie” che invita il parlamento e il governo a intervenire con alcune modifiche legislative.

In particolare, la relazione propone di proteggere penalmente l’esercizio del diritto di cronaca e di espressione, di frenare l’uso strumentale ed intimidatorio delle querele per diffamazione e delle cause per danni nei confronti dei giornali e dei giornalisti, di regolare la responsabilità patrimoniale degli editori nei confronti dei giornalisti processati per diffamazione in merito ad articoli pubblicati dai media di loro proprietà, il superamento della grave precarietà retributiva e contrattuale in cui versa la gran parte dei giornalisti italiani. Alcune di queste proposte saranno trasorate in proposte di legge dalla stessa Commissione Parlamentare.

Tutti i parlamentari intervenuti nella discussione hanno fatto riferimento all’alto numero dei giornalisti minacciati in Italia, riferito alla Commissione, insieme ad altri dati che mostrano la natura, le cause del fenomeno e la sua presenza sull’intero territorio nazionale, da “Ossigeno per l’Informazione” con uno studio eseguito su incarico della Commissione stessa.

Nella dichiarazione di voto finale, l’on. Claudio Fava, che è stato alla guida del Comitato di lavoro che ha condotto l’indagine e ed stato l’estensore della Relazione, ha ricordato il carattere storico e politico di questa inchiesta parlamentare.

“In cinquant’anni – ha detto – questa è la prima relazione che raccoglie i segni del rapporto tra mafia e informazione. Raccontato anche alcune opacità che riguardano il passato, che andavano raccontate per capire quanto hanno pesato e hanno nuociuto. Cosa possiamo fare oggi per aiutare i giornalisti che subiscono intimidazioni e minacce a causa del loro lavoro? Non bastano atti di generica solidarietà. Dobbiamo esprimere una solidarietà attiva, concreta, manifesta, materiale, ai tanti, troppi giornalisti che rischiano la pelle. Dobbiamo raccontare anche noi ciò che loro hanno raccontato e per cui sono stati minacciati. Dobbiamo evitare che si trovino soli a testimoniare le cose che li hanno esposti a rischi e rappresaglie. Dobbiamo farci carico delle loro storie. Dobbiamo farle nostre! Farle diventare familiari. E inoltre dobbiamo normare le querele temerarie. Dobbiamo intervenire, l’ho già detto e lo ripeto, con una determinazione che fino ad ora questo Parlamento non ha mostrato. Dobbiamo pretendere garanzie contrattuali ed economiche per i freelance, perché non siano più trattati come giornalisti invisibili e abusivi. Il dato positivo, che consegniamo al Parlamento con questa relazione, e questo: c’è in Italia una nuova leva di giornalisti che, nonostante tutto, nonostante la fatica, la precarietà economica, i rischi, ha scelto di andare avanti con determinazione. Le mafie sono convinte che le teste che pensano vanno piegate o tagliate. Ma devono fare i conti con questa generazione di giornalisti che ha l’età dei nostri figli. Questi giornalisti hanno dimostrato che questo mestiere si può fare continuando a tenere la schiena dritta. Ricordiamo quanti hanno perso la vita per questo. Ma oggi voglio dedicare il lavoro della Commissione e questa relazione a questa nuova generazione di giornalisti”.

La presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, on. Rosi Bindi, ha commentato il risultato del voto con queste parole: “L’approvazione all’unanimità della risoluzione sulla condizione dei giornalisti minacciati dalle mafie è un risultato molto significativo, che dà forza all’impegno delle istituzioni a tutela del diritto di cronaca e della libertà d’informazione.  Grazie al lavoro della Commissione Antimafia e del Comitato coordinato dall’on. Claudio Fava, per la prima si affronta un tema cruciale per la qualità della nostra democrazia, con un quadro puntuale e accurato delle difficoltà e dei rischi che corrono i giornalisti quando indagano e raccontato la presenza delle mafie nel nostro paese. La lotta contro i poteri criminali è anche una battaglia culturale, che si gioca sul terreno di un’informazione con la schiena dritta, libera dai condizionamenti e capace di esercitare con correttezza e obiettività un’indispensabile funzione di conoscenza della realtà”.

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Una risposta a Proteggere i giornalisti minacciati. Voto storico alla Camera dei Deputati

  1. Stefano Carugno scrive:

    Tutte queste belle proposte valgono solo per minacce di mafiosi oppure anche se le minacce arrivano da delinquenti ‘comuni’, come ad esempio politici corrotti che usano le querele a scopo intimidatorio?

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