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Italia. Aprile 2016. Le notizie più pericolose di Ossigeno

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

I numeri di aprile

Ad aprile del 2016, Ossigeno per l’Informazione ha segnalato 15 episodi di minacce e intimidazioni ai danni di 26 operatori dell’informazione. Il Contatore, che registra nella Tabella delle vittime di intimidazioni e abusi i casi accertati dal 2006, raggiunge così quota 2818. Dal 1 gennaio 2016 sono stati aggiunti alla Tabella 145 nomi.

Le tipologie di intimidazione comprendono: Minacce di morte, Aggressione Lieve, Insulto, Danneggiamento beni e oggetti personali o strumenti di lavoro, Abusi del diritto, Querela per diffamazione ritenuta pretestuosa, Ostacolo all’informazione.

Secondo le stime di Ossigeno per ogni intimidazione conosciuta e documentata almeno altre dieci restano ignote anche all’Osservatorio, perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche.

Consiglio Europa pensa a osservatori come Ossigeno in ogni paese

Per conoscere tempestivamente e con precisione le più serie violazioni della libertà di stampa ci vorrebbe in ogni Paese un osservatorio nazionale indipendente che faccia ciò che ha fatto in Italia, in questi anni, Ossigeno per l’Informazione. Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks, lo ha detto il 21 aprile, a Strasburgo, al direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato (Leggi qui) e lo ha spiegato meglio, nell’intervista rilasciata per la ricorrenza del 3 Maggio, Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Fra l’altro, ha detto che dal suo punto di osservazione la libertà di stampa appare sotto attacco ovunque e sta perdendo terreno. Per invertire la tendenza al declino, ha aggiunto, occorre conoscere bene la situazione sul terreno, paese per paese. Come? Secondo Muiznieks questo compito può essere svolto bene soltanto da centri di osservazione nazionali e non dalle organizzazioni globali che guardano il fenomeno su scala più ampia e senza reti di verifica affidabili nei paesi in cui si verificano le violazioni.

Proprio negli stessi giorni è arrivato un richiamo analogo dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, che ha rivolto dettagliate Raccomandazioni ai governi dei 47 paesi membri. È interessante osservare che queste raccomandazioni provengono da quello stesso organo che due anni fa ha istituito la Piattaforma di rapida allerta e reazione rapida per le minacce ai giornalisti e alla libertà di stampa affidandola a quelle organizzazioni internazionali che osservano il fenomeno su scala globale. È evidente che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ritenga necessario il monitoraggio locale e richiama i governi ad assumersi la responsabilità di organizzarlo attraverso agenzie pubbliche autonome dal governo e gestite con la partecipazione della società civile oppure a sostenere adeguatamente le associazioni non governative in grado di farlo.

Sarà necessario farlo anche nei paesi europei più avanzati poiché – come ha dimostrato l’inchiesta di Ossigeno in Italia e come spiega il Commissario Muiznieks, è ormai chiaro che le intimidazioni, le minacce, gli abusi contro i giornalisti cadono a pioggia anche nei paesi occidentali e non sono visibili soltanto perché i media non ne parlano come dovrebbero, come Ossigeno ha documentato da tempo.

L’Osservazione delle minacce ai giornalisti e delle altre violazioni della libertà di stampa commesse con la violenza e gli abusi richiede una particolare metodologia e una speciale competenza, osservatori specializzati. Dal 12 al 21 aprile, con incontri a Strasburgo, Berlino e Madrid, Ossigeno ha messo a disposizione di tutti l’esperienza maturata negli ultimi dieci anni in questo campo: la competenza specifica, il metodo scientifico di osservazione, la capacità di formare gli osservatori, la collaborazione per cominciare ad osservare intimidazioni e minacce e a riferirle in modo da ottenere l’impegno del proprio governo ad affrontare il problema. Gli incontri hanno avuto un buon esito. I partecipanti hanno affermato che anche in Spagna e in Germania si verificano numerose intimidazioni nei confronti dei giornalisti e ancora non si riesce a renderle pubbliche. Ossigeno ha stabilito in questo campo una collaborazione con associazioni che operano nei due Paesi. Iniziative e incontri analoghi si svolgeranno nei prossimi mesi in altri paesi europei.

Il 12 aprile Reporter sans Frontières ha diffuso la nuova classifica annuale dei vari Paesi riguardo al livello di libertà di stampa. L’Italia ha perso altre quattro posizioni. Ora è al 77mo posto su 180 paesi, è la pecora nera dell’Unione Europea, e lo è proprio in virtù dell’alto numero e della gravità delle minacce e delle intimidazioni nei confronti di giornalisti e blogger. Ossigeno ha commentato riconoscendo che la situazione italiana è effettivamente molto brutta ed è peggiorata nell’ultimo anno, ma ha contestato la collocazione in classifica definendola arbitraria e ingiustificata. Infatti senza i dati di Ossigeno per l’Informazione (528 giornalisti minacciati nel 2015), frutto di una ricerca specifica, attiva e sistematica che non viene fatta in altri paesi europei, in quella classifica l’Italia non sarebbe in una posizione dissimile dalla Francia e dalla Germania che si sono classificati molto meglio. (Leggi qui il commento). In questi e altri paesi la gravità della situazione non è ancora in piena luce perché manca la volontà di osservarlo come merita. Lo stesso è accaduto in Italia fino a qualche anno fa in Italia, fino a quando Ossigeno non ha inventato il “Rivelatore della Censura Nascosta” e ha cominciato a impiegarlo.

Negli ultimi anni, grazie alle informazioni acquisite con questo strumento, l’OSCE, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa che ha sede a Vienna, ha rivolto numerosi richiami al governo italiano invitandolo a proteggere meglio i giornalisti e a rispettare il diritto internazionale anche in materia di diffamazione, ha detto il professor Joan Barata, ex consigliere di Dunja Mijatovic, Rappresentante per la libertà dei Media dell’OSCE. Barata lo detto il 14 aprile 2016 a Madrid durante il convegno all’Università Rey Juan Carlos di Madrid al quale hanno partecipato, insieme a Alberto Spampinato e Federica Delogu di Ossigeno, alcune organizzazioni spagnole (l’Associaciòn de Periodistas Europeos, la Plataforma en Defensa de la Libertad de Informaciòn, il Departamento Ciencia de la Comunicaciòn I Despacho dell’Università Rey Juan Carlos). L’incontro ha aperto la strada a iniziative che si propongono di estendere il monitoraggio alla penisola iberica.

Due giorni prima a Berlino, Ossigeno aveva organizzato un incontro – a cui ne faranno seguito altri in Germania e in Italia – con l’associazione “Mafia? Nein Danke!” per discutere come contrastare le violenze e i procedimenti giudiziari pretestuosi contro i cronisti. I giornalisti  tedeschi, i rappresentanti delle ONG, i difensori della libertà di stampa che hanno partecipato, hanno detto che anche in Germania gli operatori dei media avvertono l’esigenza di tenere sotto osservazione con continuità le minacce nei confronti di giornalisti e blogger e gli abusi del diritto che ostacolano la diffusione di notizie.

A Strasburgo il direttore di Ossigeno è stato invitato dalla Commissione Cultura del Consiglio d’Europa e ha riferito come si è realizzata la collaborazione positiva fra l’Osservatorio e il Parlamento italiano, come l’indagine di Ossigeno ha aiutato la Commissione Parlamentare Antimafia a fare una propria indagine sui giornalisti minacciati, come questa iniziativa abbia aiutato i giornalisti in gravi difficoltà a causa delle minacce, come ciò abbia indotto la Camera dei deputati ad assumere impegni per alcune modifiche legislative per ridurre affrontare il problema delle intimidazioni e delle minacce ai giornalisti. Spampinato ha proposto questa esperienza italiana come una buona pratica da fare conoscere. La Commissione sta realizzando un rapporto per suggerire forme di collaborazione fra giornalismo investigativo e Parlamenti nazionali, utili per contrastare la corruzione.

In Italia, c’è stato intanto un segnale importante di efficacia delle iniziative in corso: in pochi mesi lo Sportello Legale di Ossigeno – che offre assistenza legale gratuita a giornalisti e blogger che non hanno i mezzi per farlo – è diventato un punto di riferimento per i cronisti che non dispongono di adeguate risorse personali né del sostegno di editori disposti ad aiutarli per difendersi dalle querele pretestuose e dalle altre iniziative giudiziarie strumentali. Le richieste di aiuto provenienti da cronisti e blogger sono molte, e per ora non è possibile far fronte a tutte, potendo contare su una dotazione economica limitata (attualmente soltanto quella fornita da MLDI, Ong con sede a Londra).

Suscita interesse inoltre il patrimonio di conoscenze che Ossigeno ha acquisito sulle minacce rivolte ai cronisti che si occupano specificatamente di notizie e inchieste sulla mafia. Il 14 aprile a Roma, il segretario di Ossigeno, Giuseppe F. Mennella, è stato ascoltato in audizione dalla Commissione speciale sulle infiltrazioni mafiose e sulla criminalità organizzata istituita dal Consiglio regionale del Lazio.

Le minacce

Gli episodi più preoccupanti – Anche ad aprile, l’elenco delle minacce e delle intimidazioni documentate non è breve. Iniziamo dallo sport. A marzo avevamo segnalato diversi episodi che indicavano come, nell’ambiente sportivo, il giornalista spesso sia considerato un funzionario al servizio delle società sportive e perciò dovrebbe limitarsi a riferire acriticamente la cronaca delle gare, senza fare domande imbarazzanti, senza criticare atleti, allenatori e dirigenti. Di conseguenza chi si permette di raccontare quel che avviene intorno alle competizioni, a parlare di illeciti veri o presunti degli sportivi, rischia minacce e ritorsioni. Vediamo come lo dimostrano alcuni recenti episodi

Alcuni sedicenti tifosi minacciano e insultano un giornalista e un giudice afferma che il giornalista è stato imprudente. È successo a Roberto Pelucchi, de La Gazzetta dello Sport, il quotidiano italiano più venduto: insultato dai tifosi dell’Atalanta (squadra di calcio di Bergamo) per un articolo pubblicato nel 2014, il 1 aprile scorso gli è toccato sentirsi dire dal giudice che doveva pronunciarsi sulla denuncia delle intimidazioni subite, che con il suo articolo si era comportato come “una persona che si mette a correre per strada durante la festa di Pamplona” (quella dei tori), e che in ambito sportivo “un insulto generico ci può anche stare”.

Ancora più grave ciò che è accaduto ai danni di Max Laudadio, inviato del telegiornale satirico di Canale Cinque Striscia la Notizia: è stato minacciato di morte in una telefonata che un suo collaboratore ha ricevuto da un uomo protagonista di un servizio (realizzato dall’inviato nel 2013) su presunte truffe legate alla beneficenza. “Io so dove abita, me lo vengo a prendere e mi denunci pure. La sua vita vale come due centesimi”, ha detto l’autore delle minacce.

Vittime di un’aggressione, il 23 marzo, sono stati tre giornalisti del sito d’informazione LoStrillone.tv. Già in auto pronti per ripartire dopo aver scattato alcune fotografie sul luogo di un incidente stradale a Torre Annunziata (Napoli), sono stati accerchiati da tre uomini, uno dei quali ha poi colpito con un pugno in viso il cronista Gennaro Carotenuto.

Laura Bonasera, reporter di Piazza Pulita (La7) e il videomaker Sirio Timossi sono invece le vittime di un’aggressione avvenuta mentre realizzavano un servizio televisivo sulla condizione dei braccianti indiani e pakistani nell’Agro Pontino. Nel corso dell’aggressione danneggiata anche una videocamera.

Preoccupante è quanto avvenuto alla cronista di Radio Popolare Flavia Mosca Goretta: il 7 aprile la Corte di Cassazione l’ha condannata, confermando la sentenza del Tribunale di Torino, per essersi introdotta nel 2011 in un’area sottoposta a un’ordinanza d’interdizione per raccontare le vicende di un gruppo di attivisti No Tav (la linea ferroviaria ad alta velocità in costruzione fra Italia e Francia) in Val di Susa. L’ammenda per la cronista è di soli 100 euro ma, come ha scritto il direttore di Radio Popolare Michele Migone, “il messaggio che ci manda la Corte di Cassazione è molto pericoloso. Ci dice che un giornalista deve accontentarsi, rimanere lontano dall’epicentro di un avvenimento, non documentarlo da vicino, stare un passo indietro, fermarsi di fronte ai limiti e ai divieti”.

Vittima di un attacco hacker, poco prima della mezzanotte del 13 aprile 2016, è stata invece La Voce di Venezia. Il tentativo di introduzione nei sistemi informatici è fallito per il sito web, ma non per la pagina Facebook nella quale gli hacker sono riusciti a entrare pubblicando da diversi account, come commento agli articoli, foto dal contenuto raccapricciante, tutte contraddistinte dalla sigla Insane-Army

Brutto episodio quello avvenuto il 10 aprile ai danni della casa editrice Shockdom durante la Fiera del fumetto di Roma: nel tentativo di danneggiare le copie di un’opera che ironizza su Benito Mussolini, tre esponenti di un gruppo di estrema destra hanno rovinato alcune pubblicazioni, versando su di esse una bevanda gassata. Il gesto è stato registrato e diffuso su Facebook da uno degli autori.

È stato deriso e placcato come un giocatore di rugby da un agente di scorta del ministro Maria Elena Boschi, il giornalista Nello Trocchia, della trasmissione televisiva La Gabbia (La7): è successo il 5 aprile a Roma, mentre il cronista cercava di fare una domanda al ministro. Nessuno ha poi ritenuto di doversi scusare con lui.

Insulti – “Bugiardo” e “indegno”: così il 19 marzo il giornalista Davide Camarrone è stato insultato su Facebook da un uomo che non aveva gradito un servizio – realizzato da Camarrone quattro giorni prima per il telegiornale regionale della Rai – sullo sgombero di un appartamento di sua proprietà a Palermo. Il giornalista ha deciso di denunciarlo.

È invece stata accusata di fare gossip e domande “poco intelligenti” Lucia Portolano, direttore di Brindisi Oggi. A farlo, il 30 marzo, durante una conferenza, Nando Marino, candidato sindaco per il Partito democratico a Brindisi (Puglia), che ha mostrato insofferenza anche nei confronti di un’altra giornalista, Roberta Grassi (che lavora per l’agenzia Ansa ed il Nuovo Quotidiano di Puglia).

Buone notizie dai Tribunali

Ci sono voluti ben dieci anni, ma alla fine il cronista Francesco Celardo è stato assolto – “perché il fatto non sussiste” – dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa. Era stato denunciato dai parenti di un defunto di cui aveva scritto nel 2005 in suo articolo su Cronache di Napoli. Così la Corte D’Appello di Salerno ha ribaltato la sentenza di primo grado del 2013 che condannava sia il cronista che, per omesso controllo, il direttore della testata, infliggendo loro una multa di 600 euro e a un risarcimento danni di 50mila euro.

Stessa sorte per i giornalisti Nicola Piccenna e Rocco Antonio Grilli: il 6 aprile il Tribunale di Salerno li ha assolti dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa. A querelarli era stato l’ex senatore Emilio Nicola Buccico, che non aveva gradito sette articoli, pubblicati fra il 2006 e il 2007 sul settimanale Il Resto, riguardanti una nota inchiesta degli anni passati (Toghe lucane) nella regione Basilicata.

Inoltre, il Giudice di Pace del Tribunale di Grosseto ha condannato l’ex presidente del Grosseto Calcio per le minacce che nel 2012 aveva rivolto al giornalista Matteo Alfieri de La Nazione. Il patron della squadra toscana aveva minacciato al telefono Alfieri “reo” di aver scritto della lite con Urbano Cairo, presidente del Torino.

Aggiornamenti ed altri fatti

È stato fermato il 20 aprile, nell’ambito di un’inchiesta denominata “Costa Pulita” della Direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro (Calabria), un uomo autore nel 2011 delle minacce al giornalista Pietro Comito. Due articoli pubblicati sul quotidiano Calabria Ora, in cui si raccontava di un possibile insediamento della Commissione d’accesso antimafia in alcuni Comuni della zona di Vibo Valentia, avevano spinto l’uomo, appartenente ad un gruppo ‘ndranghetista, a mandare una lettera minatoria al giornalista.

Resterà in carcere a Ragusa (Sicilia), dove si trova già per altri reati, il boss mafioso Gianbattista Ventura: lo ha deciso il 16 aprile il Tribunale di Catania, a causa delle reiterate minacce, aggravate dal metodo mafioso, rivolte al giornalista Paolo Borrometi, direttore de La Spia e corrispondente per l’agenzia Agi.

È stato condannato a sei mesi di reclusione per lesioni Michele Buoninconti, autore dell’omicidio (per il quale sta scontando trent’anni di carcere) della moglie Elena Ceste: nel 2014 l’uomo aveva infatti aggredito la giornalista di Mediaset Laura Magli davanti alla casa dei genitori della moglie.

Devono invece risarcire quattro giudici (con 20mila euro ciascuno) il giornalista Piero Ostellino, l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e l’editore del quotidiano, Rcs. Lo ha deciso il Tribunale di Milano, che li ha condannati per diffamazione a causa di un articolo in cui Ostellino aveva accusato di aver agito per scopi politici i quattro magistrati, che facevano parte della Corte che nel 2013 aveva confermato, rendendola definitiva, la condanna a 4 anni di carcere per Silvio Berlusconi, imputato per frode fiscale.

Rischiano invece di finire in carcere anche la conduttrice di Striscia di Notizia Michelle Hunziker e l’inviato Max Laudadio, di cui abbiamo parlato sopra: il 15 aprile la Procura di Rimini ha chiesto la loro condanna per il reato di diffamazione nei confronti di un uomo protagonista di un servizio trasmesso nel 2010.

Sarà invece processato per calunnia Silvano Eicher Clere, presidente di un ente locale che gestisce il patrimonio boschivo di Costalta di Cadore, (Belluno), che aveva querelato per diffamazione a mezzo stampa il giornalista Lucio Eicher Clere (i due non sono parenti), dopo che questi nel 2011 lo aveva criticato sul quotidiano Il Gazzettino di Venezia per l’importo di alcuni rimborsi ricevuti. A seguito della denuncia il giornalista aveva subito una perquisizione domiciliare e il sequestro di computer e materiale informatico.

A processo finirà anche il giornalista Davide Falcioni. Lo ha deciso il 4 aprile il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Torino. L’accusa è di concorso in violazione di domicilio. Falcioni è anche indagato, dall’ottobre del 2015, per violazione di domicilio, violenza privata, danneggiamento, minacce, accesso abusivo a sistema informatico e resistenza a pubblico ufficiale. La causa, in entrambi i casi, sta in un servizio realizzato nel 2012 per il sito d’informazione Agoravox, per realizzare il quale aveva seguito i manifestanti del movimento No Tav in un’azione di protesta a Torino.

Sono stati rinviati a giudizio per diffamazione anche il direttore del Tg4 Mario Giordano ed il giornalista Giancarlo Padovan: nel corso di una puntata del febbraio 2014 della trasmissione televisiva di Mediaset Tiki Taka, avevano accusato l’arbitro di calcio Nicola Rizzoli di ‘malafede’ per alcune sue decisioni durante una gara. Il processo si terrà a Bologna.

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Toscana ha chiesto ad inizio aprile l’archiviazione dell’esposto denuncia presentato nell’ottobre del 2015 dagli avvocati della Camera penale di Roma nei confronti di 97 giornalisti che hanno raccontato le vicende legate alla nota inchiesta “Mafia Capitale”. I cronisti sono accusati di aver violato l’articolo 114 del codice di procedura penale, pubblicando testualmente alcune parti degli atti del procedimento giudiziario ancora in fase di indagine. Secondo l’Ordine della Toscana, i giornalisti hanno solamente fatto il loro lavoro, pubblicando informazioni utili alla comunità.

Il 22 marzo il presidente del Consiglio comunale di Anzio, Sergio Borrelli, ha chiesto pubblicamente scusa al giornalista Giovanni Del Giaccio per aver paragonato il suo comportamento a quello di un “infame” durante un Consiglio dello scorso novembre. Borrelli, che si era risentito per la pubblicazione di un articolo del giornalista, era stato querelato per diffamazione da Del Giaccio a gennaio. Il giornalista ha accettato le scuse, dichiarando che non si opporrà alla richiesta di archiviazione del procedimento per diffamazione, avanzata a marzo dal Tribunale di Velletri.

Alla fine Facebook ha deciso di fare la cosa più saggia, seguendo le disposizioni del giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia che l’8 marzo aveva stabilito l’oscuramento della pagina “Musulmani d’Italia – Comunità”, in cui comparivano contenuti offensivi e volgari nei confronti della giornalista del Resto del Carlino, Benedetta Salsi. Inizialmente però il popolare social network aveva rifiutato di rimuoverli perché, in quanto giornalista, Salsi sarebbe stata un personaggio pubblico, e dunque, secondo i regolamenti del sito, soggetta a norme diverse rispetto al resto delle persone.

È stato rimosso da Internet, il 28 marzo, anche un video di Youtube realizzato dal giornalista Klaus Davi, contenente la registrazione audio del finto carabiniere che pochi giorni prima lo aveva fotografato mentre provava a intervistare a Gallico (Reggio Calabria) Eddy Branca, genero del presunto boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano. L’episodio è anche al centro di un’interrogazione parlamentare. Davi lamenta che la rimozione gli è stata comunicata senza possibilità di appello, e che non ha trovato risposta neanche la sua richiesta di chiarimenti presentata a Google, proprietario di Youtube.

Link agli episodi di intimidazione

Web. Palermo. Giornalista insultato su Fb per servizio al Tg

Per aver raccontato lo sgombero di una famiglia da un appartamento occupato abusivamente, Davide Camarrone è stato definito “bugiardo” e “indegno”

Diffamazione. Corriere della Sera deve risarcire quattro giudici

Piero Ostellino, Ferruccio De Bortoli e Rcs dovranno pagare 20mila euro ciascuno ai togati che nel 2013 condannarono Berlusconi

Napoli. Pullman contro guardrail, giornalista picchiato per le foto

Gennaro Carotenuto e altri due colleghi de LoStrillone.tv sono stati aggrediti mentre cercavano di documentare un incidente. Solidarietà dal sindacato campano

Brindisi. Candidato sindaco insulta cronista durante conferenza

Lucia Portolano è stata accusata da Nando Marino di fare gossip e di rivolgere domande poco intelligenti. I giornalisti locali chiedono l’intervento dell’Odg Puglia

Torino. Cronista a giudizio per aver seguito protesta No Tav

Davide Falcioni sarà processato per “concorso in violazione di domicilio”. Nell’agosto del 2012 stava realizzando un servizio per il sito Agoravox

Roma. Cronista Trocchia bloccato da scorta ministra Boschi

Si era avvicinato per fare una domanda sul caso “Tempa Rossa”. È stato anche deriso. “Ci vuole rispetto” ha detto il giornalista de La Gabbia. Il commento di Ossigeno

Calcio. Giornalista denuncia insulti dai tifosi. Giudice archivia

Roberto Pelucchi de La Gazzetta dello Sport era stato attaccato dai tifosi dell’Atalanta per un articolo pubblicato a ottobre 2014. Per il giudice il cronista è stato imprudente – Il botta e risposta tra il direttore della Gazzetta ed il Procuratore

La vicenda si lega all’archiviazione del procedimento nei confronti di alcuni ultras dell’Atalanta che avevano insultato il cronista del quotidiano sportivo

Striscia la Notizia. Minacciato di morte Max Laudadio

“Vi vengo a uccidere tutti”, ha gridato al telefono un uomo protagonista di un servizio del 2013 su presunte truffe legate alla beneficenza

Segue i No Tav. Giornalista condannata per violazione area interdetta

Flavia Mosca Goretta di Radio Popolare aveva seguito nel 2011 una protesta in Val di Susa. Il 7 aprile 2016 la Cassazione ha confermato la sentenza di primo grado

Salerno. Querele infondate: assolti i giornalisti Piccenna e Grilli

Processati per sette articoli sull’inchiesta Toghe lucane pubblicati sul settimanale Il Resto e non graditi dal querelante, l’ex senatore Emilio Nicola Buccico

Romics. Danneggiati volumi della casa editrice Shockdom

L’azione alla fiera del fumetto di Roma. Un gruppo di esponenti di estrema destra ha contestato l’opera di Fabbri e Antonucci che ironizza su Mussolina

Diffamazione. Cronista assolto in Appello a dieci anni dalla querela

Francesco Celardo era stato denunciato dai parenti di un defunto menzionato in un articolo del 2005, relativo alla scoperta di un deposito di droga

Calabria. Fermato autore minacce a giornalista Pietro Comito

Nel 2011 ricevette una lettera intimidatoria presso la redazione di Calabria Ora. Interrogazione parlamentare sulla sicurezza a firma del M5s

Condannato presidente Grosseto Calcio per minacce a cronista

Nel 2012 Piero Camilli lo aveva insultato e minacciato per aver scritto della lite con Urbano Cairo, patron del Torino. Condanna pronunciata dal Giudice di Pace di Grosseto

Sabaudia. Agricoltori aggrediscono troupe Piazza Pulita

Laura Bonasera e Sirio Timossi vittime di un’aggressione durante un servizio televisivo sulla condizione dei braccianti indiani e pakistani nell’Agro Pontino. Danneggiata anche una videocamera

La Voce di Venezia. Attacco hacker al sito e alla pagina FB

Dopo primo tentativo di colpire il sistema informatico del giornale online pubblicate sulla pagina social della testata foto raccapriccianti contraddistinte dal logo Insane-Army

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