Cassazione: il diritto all’oblio scatta già due anni dopo il fatto

Una sentenza depositata il 24 giugno 2016 ha autorizzato la rimozione dopo 24 mesi di un articolo di cronaca dal giornale web abruzzese Primadanoi.it su fatti veri e riportati in modo corretto

Una sentenza della prima sezione civile della Cassazione ha concluso una disputa giudiziaria durata tre anni ordinando al giornale web abruzzese Primadanoi.it la rimozione di un articolo in nome del poco regolamentato diritto all’oblio. Non è una buona notizia per il diritto all’informazione perché  stabilisce un brutto precedente, sia in relazione al lasso di tempo trascorso sia al diritto di cronaca. Infatti, sia la sentenza di primo grado del Tribunale di Ortona sia la pronuncia della Suprema Corte non contestano che l’articolo, riferito a un fatto di cronaca nera, dica il  vero e che sia stato scritto in modo corretto, e che  i principi del diritto di cronaca sono soddisfatti. Ma fanno prevalere il diritto di vedere rimosso un articolo e de-indicizzato il nome di un protagonista a solo due anni dai fatti. Non era stato questo finora l’orientamento della Suprema Corte. Perciò si parla di “oblio accelerato”, come spiega a parte l’avv. Andrea Di Pietro e addirittura di “censura del giorno dopo”, come scrive amaramente il direttore di Primadanoi.it, Alessandro Biancardi. Probabilmente la storia non finirà qui, perché il piccolo combattivo giornale sta pensando di fare ricorso alla Corte di Strasburgo, che ha tutt’altro orientamento.

I fatti sono chiari. Nel 2008  in un ristorante di Ortona (Chieti) due persone si accoltellano. Il giornale web di Chieti ne scrive. Scrive il vero e in modo corretto, lo riconosce anche la Cassazione. Ma due anni dopo il gestore del locale diffida la testata a rimuovere e de-indicizzare l’articolo che richiama negativamente l’attenzione sul suo locale. Il Tribunale di Ortona accoglie il suo ricorso nel 2013 e infligge al direttore una multa di diecimila euro, autorizza il sequestro dello scooter del giornalista, che non è proprietario di altri beni. Il giornale protesta, ricorre in Cassazione e tre anni e mezzo dopo, il 24 giugno 2016, i giudici della prima sezione civile decidono con una sentenza che conferma la pronuncia di primo grado, affermando che  la permanenza in rete dell’articolo nuoce all’immagine del gestore del ristorante. Il diritto di cronaca e l’interesse pubblico sono stati già soddisfatti, dicono i giudici, dal tempo durante il quale il testo è rimasto in rete. Eppure il processo per quell’accoltellamento ha avuto inizio soltanto a maggio 2016: dunque la vicenda è attualissima. Ossigeno ricorda che in Italia il diritto all’oblio non è regolato da alcuna norma.

GFM

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