Minacce

Catania. Scrivono fatti veri, due giornaliste rinviate a giudizio

A processo per un articolo del 2011, nonostante la condanna nel 2014 del querelante. Nel frattempo la testata ha chiuso: nessuna tutela legale per le giornaliste

Il 12 gennaio 2016 il Gip Rosa Alba Recupido del Tribunale di Catania, su richiesta del Pm Raffaella Agata Vinciguerra, ha disposto il rinvio a giudizio per diffamazione a mezzo stampa delle giornaliste Alida Amico e Graziella Lombardo, direttore responsabile della testata siciliana Centonove. I fatti contestati sono già stati oggetto di una sentenza di condanna a carico del querelante e altri imputati. La prima udienza si terrà il 6 ottobre 2016 presso la terza sezione del Tribunale di Catania.

Il procedimento trae origine da una querela presentata il 27 gennaio 2012 da Carmelo Amato, presidente della Società cooperativa “Le Verdi Madonie”, che gestiva il mattatoio pubblico di Caltanissetta. Per i due magistrati le imputate avrebbero offeso la reputazione dei soci della cooperativa, scrivendo il 9 dicembre 2011 nell’articolo dal titolo “Indovina cosa viene a cena” che il mattatoio “era diventato un vero paradiso di illegalità”.

“Considero intimidatoria la querela e completamente ingiustificato il rinvio a giudizio”, ha dichiarato a Ossigeno Alida Amico, secondo la quale il Gip non ha tenuto conto della memoria difensiva presentata dal suo avvocato. Nella memoria si sostiene che “l’articolo non presenta il benché minimo profilo diffamatorio ma riporti fatti incontrovertibilmente veri, già accertati da una sentenza di primo grado emessa dal Tribunale Penale di Caltanissetta e che, in ogni caso, sussistono le condizioni richieste per l’esimente dell’esercizio del diritto di cronaca, ossia il rispetto dei principi della pertinenza, della continenza e della verità dei fatti, oltre che dell’interesse pubblico alla loro conoscenza”.

Nel frattempo, la testata ha chiuso e la giornalista Alida Amico è rimasta anche senza copertura delle spese legali.

IL RACCONTO DEI FATTI  – Nell’articolo Alida Amico dava notizia dell’intervento della magistratura nissena nei confronti di Carmelo Amato, del dirigente del servizio veterinario responsabile del controllo macellazioni, di due altri subappaltatori e dei reati loro contestati: commercializzazione di sostanze nocive, abuso e omissione di atti di ufficio, interruzione di pubblico servizio e omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale (veterinario dellʼAsp). Oltre al commento ritenuto diffamatorio, erano raccontate anche le irregolarità riscontrate nel mattatoio a seguito di un precedente blitz del Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri e le “omissioni del veterinario che, secondo i magistrati, si rifiutava di espletare i necessari controlli sanitari”. Per quei reati il giudice Antonio Napoli, della sezione penale del tribunale di Caltanissetta, l’11 novembre 2014 ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione Carmelo Amato e due subappaltatori, e a due anni e quattro mesi il veterinario.

AV

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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Una risposta a Catania. Scrivono fatti veri, due giornaliste rinviate a giudizio

  1. Giuseppe scrive:

    I fatti portati a conoscenza dei lettori, da cui deriva la presunta diffamazione, appartengono al dovere del giornalista di informare e al diritto dei cittadini di essere informati senza ipocriti nascondimenti. La giornalista Amico, da sempre impegnata a far conoscere ogni utile notizia per i lettori del suo giornale, ha fatto il suo dovere e non può e non deve essere intimidita da costosi processi. La mia personale solidarietà va alla dottoressa Amico e a tutti i giornalisti come Lei che attraverso l’informazione sostengono la democrazia partecipata.

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