Minacce

Diffamazione. Assolta l’Unità, Berlusconi deve pagare le spese

Aveva chiesto 1,8 milioni di euro, dovrà rifonderne 17 mila. Nel 2009 querelò Concita De Gregorio per un commento satirico sulle donne nominate ministro

A sette anni dai fatti, il 20 maggio 2016, la Corte d’Appello di Roma ha condannato Silvio Berlusconi a rifondere le spese processuali sostenute dalla società editrice de l’Unità (N.I.E.) e dall’allora direttore del quotidiano, Concita De Gregorio, per difendersi nella causa per diffamazione intentata dallo stesso Cavaliere per un commento critico pubblicato il 6 agosto 2009 sui suoi rapporti con le donne ministro. Il giudice ha stabilito che le spese legali per i processi di primo e secondo grado ammontano, rispettivamente, a 9.000 e a 8.000 euro. I giudici hanno riconosciuto alla giornalista l’esercizio del diritto di critica e di satira. Silvio Berlusconi aveva chiesto un risarcimento complessivo di 1.800.000 euro.

All’epoca Berlusconi era il presidente del Consiglio. Querelò per diffamazione il direttore  per il commento e le giornaliste de l’Unità, Federica Fantozzi e Maria Novella Oppo, per due articoli che trattavano lo stesso argomento e il conflitto di interessi del Cavaliere uomo di governo e proprietario di reti televisive. L’8 febbraio 2012, il Tribunale di Roma aveva assolto Fantozzi e Oppo  e condannato De Gregorio e la N.I.E. a risarcire il presunto danno inferto alla reputazione di Berlusconi (35 mila euro totali). La sentenza aveva comportato il pignoramento dei beni della giornalista, compresa la casa di abitazione. Adesso la Corte d’Appello – presieduta da Lucia Fanti – ha stabilito invece che il commento a firma Concita De Gregorio, dal titolo “Iniezioni di fiducia”, rientra nel diritto di critica e nel diritto di satira.

Lo scritto si riferiva, tra l’altro, alle nomine a ministro di alcune donne, nomine che sarebbero state ottenute per pretesi rapporti personali, anche intimi, con il presidente del Consiglio. Era stato un parlamentare, Paolo Guzzanti,  ex vicedirettore del quotidiano Il Giornale, ad affacciare questa ipotesi, basata sulla trascrizione  di intercettazioni telefoniche hard. Intercettazioni lecite ma non trascritte in quanto non ritenute di rilevanza penale. Il titolo (“Iniezioni di fiducia”) si riferiva alla pratica attribuita a Berlusconi di ricorrere a medicinali per poter intrattenere rapporti sessuali. La Corte ha considerato satirico il titolo e rientrante nel diritto di critica i commenti politici e di costume, considerato il rilevante interesse pubblico per i comportamenti dei governanti.

GFM

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