Commento

Diffamazione. E’ presto per gioire per lo scampato pericolo

Il primo tentativo è fallito, ma per proteggere la “casta”, invece di abolire il carcere e punire chi abusa delle querele, si tenterà ancora di inasprire le pene.

L’8 giugno del 2016, l’Assemblea dei senatori ha saggiamente rinunciato a invocare per il reato di diffamazione (e quindi in primo luogo contro i giornalisti) l’aggravante della pena detentiva applicabile alle offese alla reputazione di esponenti di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, commesse a scopo intimidatorio o ritorsivo.  L’inasprimento della pena, per fortuna, è stato scongiurato. Ma non è detto che ormai il pericolo sia davvero scampato. Si tenterà, infatti, di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Lo ha detto il senatore Cucca, quando ha fatto approvare la cancellazione dell’aggravante per la diffamazione a mezzo stampa. Non preoccupatevi –  ha detto ai fans della galera ai giornalisti – la questione sarà regolata con il disegno di legge che abroga il carcere per i giornalisti. Appunto: la porta e la finestra.

Tutto può avvenire nel Parlamento italiano. Ma forse Cucca ha promesso l’impossibile. Infatti, fra l’altro, il testo all’esame della Commissione Giustizia di Palazzo Madama all’articolo 2 stabilisce che il quarto comma dell’articolo 595 del codice penale è abrogato. Cioè, che non sarà più contemplata l’aggravante dell’offesa a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario. Questa norma che stabilisce l’abrogazione non è ancora in vigore perché manca il voto finale del provvedimento, ma non può più essere oggetto di modifica, essendo stata già approvata con formulazione identica sia dalla Camera sia dal Senato. Viviamo un tempo nel quale si parla di prassi e regolamenti parlamentari come di ostacoli da ignorare o scavalcare e sono in campo forze che credono di poter travolgere qualsiasi regola. Per sventare perverse tentazioni è bene accendere subito il semaforo rosso e ricordare che la libertà di stampa ha difensori disposti ad alzare la voce e a scendere in campo.

Intanto, il presidente del Senato, Pietro Grasso, già l’8 giugno ha accolto con favore la decisione del Senato di non introdurre un’ulteriore aggravante di pena per i giornalisti e ha sollecitato l’approvazione del disegno di legge che cancella il carcere per gli operatori dell’informazione. Sono le stesse posizioni sostenute Rappresentante dell’OSCE, Dunjia Mijatovic.

GFM

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