Libertà d'informazione

La febbre sale, il silenzio è grande ma FNSI e Ordine si muovono

Gli ultimi allarmi. L’impegno del sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore. Le costituzioni di parte civile. Gli incontri con i Prefetti di Milano e di Napoli

Non si riesce proprio ad accendere la luce sui giornalisti minacciati in Italia. Ossigeno ha riferito i loro nomi (210 nell’anno in corso, 2883 in tutto) e le loro disavventure. Ha spiegato che molti di questi abusi, di queste violenze, di queste limitazioni della libertà di stampa sono consentite e incoraggiate da leggi lacunose e punitive (da cambiare subito) e dalla consuetudine di non applicare le norme che permetterebbero di punire i responsabili. La situazione è allarmante. Il quadro è chiaro. Ma i giornali non parlano di queste cose e la politica non se ne occupa.

Il silenzio è grande. Non riescono a romperlo neppure gli ultimi accorati allarmi lanciati dall’OSCE e dal Commissario dei Diritti Umani, neppure la recente, forte denuncia dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, l’incontro con il prefetto di Milano (vedi) e di Napoli (vedi), né l’accresciuta attenzione della FNSI per questa materia e per le vittime che produce. Niente da fare. I media non ne parlano.

Eppure qualcosa sta accadendo.

Ordine e FNSI stanno affiancando alcuni giornalisti nei processi contro chi li ha minacciati, e questo è un fatto nuovo che si avvia a diventare prassi. Ma ancora più importante è che, contrariamente alle previsioni, l’8 giugno del 2016 è stato possibile sventare un tentativo del Senato di aumentare le pene detentive per diffamazione invece di abolirle, come tutto il Parlamento è impegnato a fare dal lontano 2013.

Altrettanto importante è stata una dichiarazione del sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, rilasciata il 15 giugno scorso su sollecitazione del presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti. Migliore ha riconosciuto la gravità del problema e si è detto favorevole a trasformare in legge alcune proposte della Commissione Parlamentare Antimafia, le stesse che Ossigeno non si stanca di suggerire ormai da sei anni. In particolare, Migliore ha detto di essere favorevole a un nuovo reato e all’introduzione di aggravanti specifiche per chi consapevolmente ostacola l’esercizio del diritto di cronaca.

Ossigeno spera che questo orientamento sia condiviso dal governo, perché, in verità, si ha l’impressione di un atteggiamento ondivago e in definitiva contrario. Il tempo è maturo per chiarirlo in tempo, prima delle prossime elezioni, e ciò riguarda anche i partiti.

ASP

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