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Processo boomerang a Verona per il sindaco che querelò il giornalista

Flavio Tosi era in malafede. Ora deve rispondere di calunnia e diffamazione. Contro Sigfrido Ranucci di Report utilizzò dichiarazioni ottenute con l’inganno

Il 23 giugno 2016 il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona ha rinviato a giudizio il sindaco di Verona, Flavio Tosi, con l’accusa di calunnia e diffamazione continuata nei confronti del giornalista di Rai Report, Sigfrido Ranucci.  Il processo contro il sindaco inizierà il 23 novembre 2016. Sul banco degli imputati ci sarà anche l’ex leghista Sergio Borsato che, in tacito accordo con il sindaco, attirò il giornalista in una trappola, facendogli credere di essere in possesso di un video hard compromettente per il primo cittadino.

A questa clamorosa inversione delle parti si è arrivati in due tappe. Decisiva è stata l’udienza dell’8 febbraio 2016, nella quale il Gip del Tribunale di Verona (leggi) ha deciso l’imputazione coatta di Tosi, avendo accertato che a febbraio del 2014, quando querelò il giornalista che stava raccogliendo informazioni per realizzare una inchiesta sulla gestione degli appalti nel suo Comune, aveva agito in malafede. Il primo cittadino accusò Ranucci di diffamazione a mezzo stampa per il contenuto di un’inchiesta che non era ancora andata in onda. Il servizio sulla gestione degli appalti comunali fu infatti trasmesso il successivo 7 aprile e Ossigeno, fra gli altri, commentò che Tosi pretendeva di introdurre una nuova forma di querela: la querela preventiva. La vicenda sarebbe finita senza conseguenze processuali per il sindaco se il giornalista non avesse contrattaccato, denunciandolo per i reati di calunnia e diffamazione. Infatti nell’ottobre del 2014 il giudice aveva chiuso il caso archiviando la querela di Tosi.(vedi)

Sergio Borsato incontrò il giornalista mentre questi cercava informazioni per la sua inchiesta e registrò le conversazioni senza farsene accorgere. Quelle registrazioni furono allegate alla denuncia che Tosi presentò prima della messa in onda del video. Nell’ordinanza del febbraio 2016 il giudice ha sottolineato che, nella querela il sindaco, non disse che Borsato faceva il “doppio gioco”. Né lo disse durante la conferenza stampa che organizzò per rendere nota la querela.

Prima dell’udienza preliminare del 23 giugno, gli avvocati di Tosi avevano proposto al legale di Ranucci, Luca Tirapelle, di chiudere la partita con un accordo economico. “Ho chiesto al mio assistito di valutare l’ipotesi – ha detto il legale del giornalista – e lui ha deciso di respingerla per l’alto valore che attribuisce alla sua professione”.

L’8 febbraio 2016, il Gip di Verona, contestualmente all’imputazione coatta per Tosi, aveva ordinato l’archiviazione di sette procedimenti per diffamazione originati dalle denunce del sindaco e di altre persone nominate nella stessa inchiesta.

Il giudice ha riconosciuto che i giornalisti del programma di Rai3 con la loro inchiesta contestata dal sindaco di Verona hanno rispettato i canoni deontologici e giurisprudenziali, la verità dei fatti e la continenza del linguaggio.

Durante alcune trasmissioni televisive, Tosi insultò Ranucci e gli altri giornalisti di Report definendoli “merde” e accusandoli di fare un “giornalismo spazzatura”. Perciò il 20 maggio 2014 Ranucci e Report presentarono la querela per la quale sarà processato a novembre.

RDM

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