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Trapani. Assolto giornalista Giacalone, querelato da moglie boss

Era accusato di diffamazione per aver definito Mariano Agate “un pezzo di merda”. Soddisfazione nel mondo del giornalismo e della politica

Con una sentenza del Tribunale di Trapani, pronunciata il 7 giugno 2016, il giornalista Rino Giacalone, imputato per aver apostrofato il boss Mariano Agate come “un pezzo di merda”, è stato assolto dall’accusa di diffamazione a mezzo stampa. La vicenda si chiude dopo tre anni dalla pubblicazione di un articolo, che Giacalone aveva pubblicato a sua firma il 3 aprile del 2013  sul blog collettivo malitalia.globalist.it, nel quale si ricostruiva il passato di Agate, deceduto proprio in quel periodo per cause naturali mentre scontava l’ergastolo per le condanne riportate per la strage di Capaci e per sette omicidi, tra cui quelli del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. La vedova, Rosa Pace, aveva querelato Giacalone il 23 maggio 2014 accusandolo di aver offeso la memoria del marito con quell’espressione.

“Non sono stato assolto soltanto io. Questa è una conquista per tutti i colleghi”, ha commentato Giacalone a Ossigeno, non nascondendo di essere rimasto piacevolmente sorpreso quando il giudice ha iniziato la lettura del dispositivo citando l’articolo 21 della Costituzione.

La sentenza è stata salutata da don Luigi Ciotti, da un gruppo di attivisti di Libera e dai familiari di Mariano Agate, riconosciuti come parti civili nel procedimento. Giudizi favorevoli sono stati espressi dal presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, dal sen. Mario Giarrusso (M5S), componente della Commissione Parlamentare Antimafia, dall’assessore regionale alla Sanità Baldo Gucciardi (Pd) e dal vice presidente dell’Unione nazionale cronisti, Leone Zingales. Tutti concordano sull’importanza di una sentenza che tutela chi denuncia i crimini mafiosi e attacca i boss di maggiore caratura. Soddisfazione per l’assoluzione è stata espressa anche dai vertici della Fnsi, che hanno definito “temeraria” la querela contro il giornalista, e dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino che, racconta Giacalone, “mi ha contattato personalmente”.

I legali di Giacalone hanno citato una ricca giurisprudenza, affermando come “quanto è più noto il soggetto di cui si scrive, tanto più ampia può essere la latitudine di criticità”.

Poco dopo la notifica della querela, quaranta familiari delle vittime della mafia diffusero una lettera aperta con la quale esprimevano solidarietà al giornalista e chiedevano alla vedova di Agate di ritirare la denuncia e dissociarsi dalle imprese criminali del marito. I firmatari chiedevano inoltre alla magistratura di respingere la “pretesa di difendere una buona reputazione inesistente, questo tentativo di abusare della giustizia per indirizzare messaggi intimidatori a Rino Giacalone e a tutti i giornalisti che, come lui, di fronte all’indifferenza generale hanno il coraggio di ricordare gli atroci crimini di cui si sono macchiate determinate persone, e di dire che i cosiddetti uomini d’onore, in realtà, non hanno nessun onore”.

RDM

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