Libertà d'informazione

Aggravante per chi ostacola la libertà di stampa. Proposta di legge

Il deputato Ferdinando Aiello ha presentato un testo di un solo articolo per inasprire le pene per chi commette reati allo scopo di impedire il diritto all’informazione

Con un disegno di legge composto da un solo articolo il deputato Ferdinando Aiello (Pd), eletto in Calabria, propone di introdurre nel codice penale un’aggravante specifica delle pene previste per chi è riconosciuto colpevole di un reato commesso allo scopo di ostacolare il diritto all’informazione. L’inasprimento è pari a un terzo della pena prevista.

Questi i reati indicati nella proposta di legge ai quali applicare l’aggravante: omicidio, percosse, lesioni personali, sequestro di persona, violenza privata, minaccia, atti persecutori, danneggiamento. L’onorevole Aiello propone di inserire nel codice penale l’articolo 649 bis per prevedere, appunto, l’aumento di pena per chi mette in atto comportamenti volti a impedire ad altri di manifestare liberamente le proprie opinioni con lo scritto o con ogni altro mezzo di diffusione. Oltre l’inasprimento della pena, il deputato Aiello propone, in caso di condanna, di applicare la misura di sicurezza del divieto di soggiorno per quattro anni nella regione nella quale risiede la parte offesa.

È evidente che il disegno di legge si propone di fornire una protezione penale ai diritti elencati nell’articolo 21 della Costituzione. E’ importante sottolineare che è la prima volta che una proposta di questo genere viene formalizzata in Parlamento, ed è una novità positiva. Ossigeno segnala da tempo l’esigenza di agire sul codice penale per tutelare più efficacemente il diritto dei giornalisti di informare (e, dunque, il diritto dei cittadini a essere informati) e il diritto di espressione di ogni cittadino. Ciò perché questi diritti sono insidiati molto frequentemente ed essi, contrariamente ad altri diritti costituzionali, non hanno nel codice penale una specifica protezione. Un anno fa la Commissione Antimafia ha avanzato, fra le altre, proprio questa proposta nella relazione conclusiva dell’indagine su mafia e informazione.

Ossigeno per l’Informazione chiede da almeno cinque anni al Parlamento di introdurre questa e altre misure che si muovono nello stesso spirito.

GFM

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