Libertà d'informazione

Italia. Le notizie più pericolose di Ossigeno. Giugno 2016

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

A giugno del 2016, Ossigeno per l’Informazione ha segnalato minacce e intimidazioni ai danni di 34 fra giornalisti, blogger e altri operatori dell’informazione (21 uomini e 12 donne) avvenuti in Italia. L’Osservatorio ha documentato gli episodi, li ha resi pubblici e ha aggiunto i nomi dei minacciati alla sua Tabella delle vittime di gravi violazioni della libertà di stampa e di espressione. La Tabella, consultabile online, (vedi) contiene 2894 nomi, 221 dei quali aggiunti durante i primi 180 giorni del 2016.  Purtroppo molte altre minacce non sono conoscibili dall’Osservatorio, perché le vittime non hanno la forza di renderle pubbliche. Secondo le stime di Ossigeno, per ogni caso conosciuto e documentato, se ne sono verificati almeno altri dieci.

I nomi

I 34 cronisti colpiti a giugno sono: Antonio Crispino; Tranquillino Cavallo, Claudio Scamardella; Rino Giacalone; Alessandro Sallusti; Antonio Passanese; Danilo Lupo; Concita De Gregorio, Federica Fantozzi, Maria Novella Oppo, editore Unità; Gianmarco Di Napoli; Manuel Gardoni, Giulia Gualtieri; Sara Mariani; Alida Amico, Graziella Lombardo; Federica Angeli; Gaia Bozza, Peppe Pace; Franco Mariani; Carmelo Abbate; Collaboratore SIComunicazione; Salvo Palazzolo; Pasquale Clemente; Alessandra Buccini e videoperatore PiazzaPulita; Enza Dell’Acqua; Marco Lillo; Francesca Cuomo; Pasquale Napolitano; Klaus Davi, Loredana Colloca, Alberto Micelotta.

Come sono stati minacciati

A causa del loro lavoro  sono stati colpiti da violenze, discriminazioni e abusi di vario genere che, secondo la classificazione di Ossigeno, rientrano nelle seguenti categorie: Aggressioni lievi, Insulto, Minacce di morte, Minacce su facebook e altri social network, Esplosione o esplosivo, Abusi del diritto, Querele per diffamazione ritenute pretestuose, Citazioni in giudizio per danni considerati strumentali, Incriminazioni per pubblicazione arbitraria di atti giudiziari, Ostacolo all’informazione.

La settimana più cruenta

La settimana dal 10 al 16 giugno è stata particolarmente cruenta. Dodici cronisti  sono stati colpiti da  intimidazioni, insulti, abusi, limitazioni del diritto di cronaca, a Trapani, Roma, Napoli, Firenze, Bergamo, Brindisi, Reggio Emilia. “L’impressione è stata quella dell’escalation, è sarebbe molto grave. Ma forse siamo soltanto di fronte al fatto che ormai questi fatti cominciano a fare notizia, e in questo c’è certamente del buono, e anche lo zampino di Ossigeno”. vedi  http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/la-febbre-sale-il-silenzio-e-grande-ma-fnsi-e-ordine-si-muovono-70915

Il coraggio di reagire

Via via, un numero crescente di cronisti rompe il silenzio e denuncia intimidazioni e ritorsioni. Ciò è dovuto in massima parte all’attività di informazione e di documentazione di Ossigeno, che è intensa e ha una penetrazione capillare. Ad esempio, a giugno del 2016, per rendere noti gli episodi di stretta attualità, Ossigeno per l’Informazione ha pubblicato 110 notizie giornalistiche (78 in italiano, 32 in inglese) consentendone la riproduzione gratuita alla sola condizione di citare la fonte. Queste notizie sono state pubblicate sul sito web, sui social network, sono state diffuse con newsletter settimanali, e i casi più allarmanti sono stati segnalati ai media con comunicati stampa. Sebbene pochi grandi giornali e quasi nessuna rete televisiva nazionale le abbia riprese, queste informazioni hanno raggiunto migliaia di giornalisti e tutti i soggetti sociali, politici, parlamentari, sindacali interessati a questo problema.

I sindaci minacciati protestano in corteo

Nonostante i giornalisti che denunciano le minacce siano sempre più numerosi, nonostante i cronisti italiani siano sempre più consci della natura, della gravità e della dimensione del problema, non reagiscono collettivamente per pretendere risposte dalla politica e dal Parlamento, per chiedere solidarietà alla società civile. Altre categorie invece lo fanno. Lo fanno da tempo e sempre più attivamente. Ad esempio, i sindaci e i pubblici amministratori che a causa del loro incarico subiscono minacce, ritorsioni e abusi simili a quelli dei cronisti. Il 24 giugno hanno organizzato in Calabria  la “Prima marcia nazionale degli amministratori locali sotto tiro”. La manifestazione è stata promossa con successo dall’associazione Avviso Pubblico, con l’adesione del sindacato dei giornalisti italiani e di Ossigeno. Questi sindaci hanno dato ai giornalisti un bell’esempio di mobilitazione, ha commentato Ossigeno, osservando che i giornalisti minacciati sono molti di più. (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/in-calabria-la-prima-marcia-dei-sindaci-minacciati-70960).

I giornalisti minacciati non si mobilitano nonostante sia sempre più evidente che potrebbero influire positivamente sulle decisioni politiche che riguardano la protezione di chi raccoglie e diffonde informazioni nell’interesse pubblico. E anche su altre misure che possono aumentare o diminuire le maglie della libertà di stampa. Si è visto chiaramente l’8 giugno al Senato.

Più carcere o meno carcere per diffamazione?

Lo schieramento parlamentare che voleva aumentare da sei a nove anni il carcere per i colpevoli di diffamazione nei confronti di magistrati, politici e pubblici amministratori, l’8 giugno, al momento di votare, ha fatto marcia indietro. Ha rinunciato nonostante disponesse dei voti necessari per approvare quella norma. Quello schieramento ha rinunciato di fronte alla protesta corale del mondo giornalistico, al forte allarme lanciato da Ossigeno alle istituzioni internazionali, raccolto prontamente dalla “Piattaforma per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d’Europa” e dalla Rappresentante per la libertà dei media dell’OSCE, Dunja Mijatovic. Vedi http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/diffamazione-indietro-tutta-del-senato-sullaumento-del-carcere-70487/

Questa partita è stata vinta, ma l’allarme non può considerarsi cessato (vedi http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/diffamazione-e-presto-per-gioire-per-lo-scampato-pericolo-70813/ e quindi rimane sia il problema sia l’esigenza di un’azione sociale di contrasto ben più efficace ai tentativi di approvare norme che invece di ampliarlo, limiterebbero lo spazio legislativo del giornalismo. Infatti, esponenti del partito di maggioranza hanno già annunciato l’intenzione di riproporre la stessa norma con un altro provvedimento. Per quanto possa sembrare assurdo, c’è l’ipotesi di inserire quello stesso inasprimento della pena detentiva nel disegno di legge presentato nel 2013 con finalità opposte: per abolire del tutto la pena del carcere e sostituirla con una multa. Si tratta del noto disegno di legge presentato in Parlamento dopo l’arresto del giornalista Alessandro Sallusti. Un testo nel quale il Parlamento ha già inserito numerosi emendamenti contraddittori e peggiorativi che lo rendono un rimedio peggiore del male. Ricondurlo all’obiettivo originario, senza produrre gravi effetti collaterali, sembra ormai difficile, addirittura impossibile, a causa di regolamenti parlamentari che impediscono di correggerne le parti essenziali. Forse proprio o anche per questo quel disegno di legge dorme nei cassetti del Senato ormai da un anno. Non va avanti, è il paravento che permette alla politica di dire che sta affrontando il problema e allo stesso tempo permette di lasciar correre le pene detentive e di mantenere il chilling effect che esse producono. Purtroppo i parlamentari italiani non vogliono rinunciare a questa spada di Damocle, come ha spiegato l’esperto legale di Ossigeno, Andrea Di Pietro http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/carcere-una-spada-di-damocle-cui-nessuno-vuol-rinunciare-70245/

Una condanna che non ha smosso gli animi

Neppure la prospettiva di un nuovo caso Sallusti scuote il Parlamento. Si è visto proprio in questo mese con la mancata adeguata reazione alla condanna a due anni di carcere e 1500 euro di multa del giornalista Pasquale Clemente, ex direttore del quotidiano La Gazzetta di Caserta. Il giornalista non è rinchiuso in una cella o agli arresti domiciliari soltanto perché ha fatto ricorso contro la condanna di primo grado e ora attende il processo di appello. Ancora una volta, la sproporzione tra il delitto e la pena è evidente, come non si stancano di ripetere le istituzioni europee, ha commentato Ossigeno, facendo osservare che la pena detentiva sarebbe stata ancora più grave se fosse stata in vigore l’aggravante ipotizzata e ancora non approvata dal Senato. A rischiare nuovamente il carcere è lo stesso Sallusti, il giornalista che nel 2012 finì agli arresti domiciliari e tornò libero soltanto dopo l’intervento del Presidente della Repubblica, che commutò la pena detentiva in una multa e sollecitò il Parlamento a cambiare la legge. Sallusti è nuovamente accusato di diffamazione. Un pubblico ministero ha chiesto per lui sei mesi di prigione.

I richiami internazionali non fanno notizia

Fare capire cosa c’è veramente dietro al perenne gioco di specchi che permette al governo e ai partiti di giustificarsi di fronte a qualsiasi critica dicendo che il Parlamento sta discutendo una riforma è molto difficile, anche perché i giornali non danno alcuno spazio a queste informazioni e neppure alle critiche e ai richiami internazionali. Ad esempio, a giugno non hanno riferito che il quinto Rapporto sull’Italia pubblicato a Strasburgo dalla “Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI)” segnala gravi vuoti da colmare nella normativa anti-discriminazione. http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/discriminazioni-e-odio-razziale-richiamo-del-consiglio-deuropa-allitalia-70649/

A Roma una cronista Rai cacciata dal quartiere

Un episodio di questo mese ha avuto particolare risonanza mediatica. A Roma il 15 giugno 2016, la giornalista Sara Mariani, inviata della trasmissione televisiva del servizio pubblico Rai Agorà è stata minacciata mentre era collegata in diretta televisiva con lo studio centrale. Si trovava con la troupe nel quartiere Tor Bella Monaca, nella periferia di Roma, dove il giorno precedente, durante un’operazione antidroga, erano state arrestate 29 persone. Questo episodio, ha detto la presidente della Commissione Antimafia, Rosi Bindi, fotografa un territorio in cui la criminalità mafiosa esercita un controllo penetrante”. vedi http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/roma-vattene-giornalista-di-agora-minacciata-durante-diretta-tv-70790/

La diffamazione e gli uomini d’onore

Tre anni fa, a Trapani, un giornalista siciliano, Rino Giacalone, aveva ricostruito in un articolo le nefande imprese criminali del boss e aveva concluso con una invettiva, dicendo che con la sua scomparsa la Sicilia aveva perso “un gran bel pezzo di m…” Gli eredi del capomafia  lo avevano querelato per diffamazione a mezzo stampa. Quaranta familiari di persone assassinate dalla mafia avevano difeso il diritto del giornalista di esprimere in modo colorito un giudizio da persona competente, un giudizio motivato dai fatti e dalla loro puntuale esposizione. I giudici del Tribunale hanno condiviso questa valutazione archiviando la querela con un’ampia motivazione pubblicata da Ossigeno. I giudici hanno ammesso che l’espressione utilizzata fosse lesiva  – ha spiegato Andrea Di Pietro, consulente legale di Ossigeno (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/non-e-reato-definire-gran-bel-pezzo-di-m-un-mafioso-ma-e-leccezione-70897) – ma l’hanno considerata legittima, riconoscendole una forza retorica ed evocativa, “funzionale alla demolizione del rispetto sociale e dell’omertà che storicamente hanno protetto soggetti mafiosi, considerati nell’immaginario collettivo gli uomini d’onore”.

Querelò in malafede, a giudizio per  calunnia

A Verona, il sindaco Flavio Tosi è stato rinviato a giudizio (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/processo-boomerang-a-verona-per-il-sindaco-che-querelo-il-giornalista-71092) E’ accusato di calunnia e diffamazione continuata nei confronti del giornalista Sigfrido Ranucci, cronista investigativo del programma televisivo di inchiesta Rai Report che lo stesso sindaco aveva querelato per diffamazione  accusandolo di raccogliere informazioni in modo scorretto sul suo operato di amministratore pubblico. Secondo i magistrati le accuse del sindaco erano formulate in malafede e la sua querela è stata archiviata.  Ossigeno segue la vicenda con interesse perché in Italia il reato di calunnia è raramente addebitato ai querelanti pretestuosi.

In tribunale al fianco dei minacciati

Fra i segnali positivi Ossigeno ha inoltresottolineato l’accresciuta attenzione delle organizzazioni che rappresentano la categoria giornalistica in Italia, l’Ordine dei giornalisti e la FNSI (il sindacato). Quest’ultimo ha cominciato ad affiancare in tribunale i giornalisti minacciati. La FNSI fa parte della Federazione Internazionale dei Giornalisti, che durante il congresso triennale che si è svolto ad Angers (Francia) dal 7 al 10 giugno ha affrontato proprio il tema della sicurezza e della protezione. “Troppi nostri colleghi continuano a essere uccisi proprio perché fanno il loro mestiere: in media due ogni settimana”, ha ricordato il segretario generale Anthony Bellanger (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/angers-se-il-sindacato-comincia-a-parlare-della-censura-violenta-e-nascosta-70429 )

Buone intenzioni del governo

Un segnale positivo è venuto dal sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, il quale, sollecitato dal presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti, ha detto di essere favorevole a una legge che accolga alcune proposte della Commissione Parlamentare Antimafia (quelle che Ossigeno suggerisce da sei anni), fra le quali l’introduzione di un nuovo reato e di aggravanti specifiche per chi ostacola consapevolmente l’esercizio del diritto di cronaca.

Ossigeno ha un partner in Spagna

A giugno Ossigeno ha stabilito un accordo di collaborazione (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/il-metodo-ossigeno-adottato-in-spagna-da-plataforma-70169) con l’associazione spagnola Plataforma en Defensa de la Libertad de Información (PDLI), la quale vuole condividere il metodo di monitoraggio delle minacce elaborato dall’Osservatorio. Ossigeno metterà a disposizione di Plataforma la sua esperienza, e le due realtà ospiteranno sui propri siti web i rispettivi articoli.

Minacce e intimidazioni

Ecco alcuni fra i fatti più preoccupanti documentati da Ossigeno:

–  le minacce di morte (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/processo-bossetti-minacce-di-morte-a-carmelo-abbate-70600) a Carmelo Abbate (cronista del settimanale Panorama e opinionista della trasmissione televisiva Quarto Grado), ricevute via web, dopo mesi di insulti;

–  l’aggressione e le minacce di morte, a Napoli), a Gaia Bozza (FanPage),  (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/napoli-inchiesta-fanpage-su-voto-di-scambio-giornalista-minacciata-di-morte-70660dopo una sua inchiesta sul voto di scambio;

–  la condanna a due anni di carcere per diffamazione a mezzo stampa al direttore del quotidiano Roma (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/altro-carcere-per-diffamazione-due-anni-al-direttore-del-roma-70402) Pasquale Clemente, querelato ad un ex magistrato e senatore che nel 2010 non aveva gradito degli articoli fortemente polemici nei suoi confronti;

–  la richiesta di condanna a sei mesi di carcere per diffamazione per il direttore del Giornale Alessandro Sallusti (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/carcere-per-diffamazione-a-rovigo-pm-chiede-6-mesi-per-sallusti-71079), querelato da un imprenditore che il giornalista aveva definito un “truffatore”;

–  il rinvio a giudizio (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/catania-scrivono-fatti-veri-due-giornaliste-rinviate-a-giudizio-70158) per diffamazione a mezzo stampa delle giornaliste Alida Amico e Graziella Lombardo (direttore della testata siciliana Centonove), querelate dopo un articolo che accusava di pratiche illegali una cooperativa che gestisce un mattatoio;

–  la devastazione a Palermo del giardino della casa della giornalista Dina Lauricella (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/a-palermo-devastato-giardino-di-una-cronista-di-mafia-70353), cinque mesi dopo l’incendio della sua auto;

–  il rinvio a giudizio di Marco Bova, giornalista pubblicista accusato a Catania di aver fornito false informazioni al Pubblico Ministero, dopo essersi semplicemente rifiutato (nell’ottobre scorso) di rivelare al magistrato la fonte di alcune notizie contenute in suo articolo (link:  http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/non-rivela-la-fonte-a-giudizio-per-false-informazioni-al-pm-70753);

– gli insulti (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/sicilia-racconta-inchino-sotto-casa-riina-insultato-su-fb-70392) ricevuti su Facebook da Salvo Palazzolo (del quotidiano la Repubblica) per aver raccontato l’omaggio fornito durante una processione religiosa alla moglie del boss mafioso Totò Riina;

– le minacce e gli insulti a Gianmarco Di Napoli, direttore del quotidiano online Senza Colonne, ricevuti da un candidato consigliere comunale (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/minacce-su-fb-al-direttore-del-giornale-online-senza-colonne-70821);

– gli insulti (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/federica-angeli-insultata-al-termine-processo-fasciani-e-triassi-70724) a Federica Angeli (cronista di Repubblica da tempo sotto scorta), ricevuti al termine di un processo per mafia da uno degli imputati (assolto);

– l’esplosione di un ordigno (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/napoli-esplode-ordigno-davanti-casa-di-giornalista-70280) davanti la casa di Pasquale Napolitano (Retenews24), che potrebbe essere collegata ai suoi articoli sulla campagna elettorale di Camposano (Napoli).

Altri fatti rilevanti del mese

– la condanna dell’ex capo del governo Silvio Berlusconi a risarcire con 17mila euro il quotidiano l’Unità e il suo ex direttore Concita De Gregorio ai quali aveva richiesto (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/diffamazione-assolta-lunita-berlusconi-deve-pagare-le-spese-70914) – accusandoli di diffamazione – 1,8 milioni di euro in seguito alla pubblicazione, nel 2009, di un commento critico nei suoi confronti);

    – l’assoluzione del giornalista Rino Giacalone), querelato per diffamazione (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/trapani-assolto-giornalista-giacalone-querelato-da-moglie-boss-70452 dalla moglie di un boss da lui definito “un pezzo di merda”. Secondo Ossigeno la querela altro non era che un tentativo di abusare della giustizia per indirizzare messaggi intimidatori a Giacalone. Nonostante l’indubbia lesività dell’espressione utilizzata, i giudici – ha spiegato Andrea Di Pietro, consulente legale di Ossigeno (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/non-e-reato-definire-gran-bel-pezzo-di-m-un-mafioso-ma-e-leccezione-70897) – l’hanno considerata legittima, riconoscendole una forza retorica ed evocativa, “funzionale alla demolizione del rispetto sociale e dell’omertà che storicamente hanno protetto soggetti mafiosi, considerati nell’immaginario collettivo uomini d’onore”;

– la riflessione (link: http://notiziario.ossigeno.info/2016/06/e-un-giornalista-antimafia-ma-cosa-significa-70326) dell’avvocato Valerio Vartolo sul significato comunemente attribuito all’espressione “giornalista antimafia”, largamente usata in certi ambiti della vita pubblica e del giornalismo stesso per designare quei cronisti che esercitano l’attività di documentazione animati da uno spirito battagliero teso a contrastare il fenomeno mafioso.

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