ECPMF / italiano / report

Italia. Luglio 2016. Le notizie più pericolose di Ossigeno

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

A luglio 29 giornalisti e blogger minacciati
A luglio del 2016, Ossigeno per l’Informazione ha documentato le minacce e intimidazioni messe a segno in Italia a danno di 29 fra giornalisti, blogger e altri operatori dell’informazione (26 uomini e 3 donne) per ostacolare la loro attività di informatori dei cittadini. L’Osservatorio ha verificato i fatti, ha analizzato e classificato le modalità e ha reso pubblici i singoli episodi con la diffusione di notizie circostanziate. I nomi dei minacciati sono stati elencati nella Tabella dei nomi delle vittime di gravi violazioni della libertà di stampa e di espressione curata dall’Osservatorio, consultabile online (vedi). Questo elenco contiene 2923 nomi, 250 dei quali sono stati aggiunti durante i primi 210 giorni del 2016. La Tabella offre anche una esposizione schematica degli episodi.

La punta dell’iceberg
I 29 casi segnalati da Ossigeno sono soltanto la punta dell’iceberg, è ciò che l’Osservatorio italiano riesce a vedere e a mettere a fuoco. Ma quante sono veramente le intimidazioni a giornalisti e blogger in Italia? Almeno dieci volte di più, afferma Ossigeno in base alla sua decennale esperienza. Molte non sono conosciute, molte non possono essere rese pubbliche per uno dei seguenti motivi: le vittime non hanno la forza di denunciare, non esiste una documentazione oggettiva dei fatti, manca una ricostruzione precisa dell’accaduto. Molte vittime scelgono il silenzio per paura di ritorsioni, altre cercano un compromesso con i prevaricatori.

I nomi
I 29 cronisti colpiti a luglio sono: Emanuele Sabatino; Franco Antonacci, Ilaria Cavallone; Davide Camarrone; Erminio Cioffi; Luigi Boschi; Giorgio Mulè, Antonio Rossitto; Giovanni Parisi; Iacopo Sonnino; Emanuele Zanini; Ersilio Mattioni, Lucrezia Cantarello; Annarosa Macrì; Francesco Furlan; Giuliano Foschini, Marco Mensurati, Claudio Malagoli, Francesco Ceniti, Luigi Maria Perna, Lorenzo Pulcioni, Giorgio Barbieri; Pierluigi Dallapina; Claudio Brambilla, Daniele De Salvo, Fabrizio Alfano; Klaus Davi; Roberto Saviano, Ezio Mauro.

Come sono stati intimiditi
Le violenze, le discriminazioni e gli abusi, secondo la classificazione di Ossigeno (vedi http://notiziario.ossigeno.info/tutti-i-numeri-delle-minacce/indice-tipologia-di-minacce/), rientrano nelle seguenti categorie: Citazione in giudizio per danni considerata strumentale (2), Aggressione lieve (2), Abusi del diritto (14), Citazione in giudizio per danni considerata strumentale (1), Querela per diffamazione ritenuta pretestuosa (4), Discriminazione ed esclusione arbitraria (3), Oscuramento blog (totale o parziale) (1), Diffida (1), Minacce via Facebook e altri social network (1).

L’attività informativa
L’attenzione mediatica per le minacce ai giornalisti è molto bassa. Perciò, oltre a produrre dossier sui singoli casi, Ossigeno si fare carico di diffonderne la conoscenza con una intensa attività informativa sul web, che permette di raggiungere migliaia di lettori che hanno uno specifico interesse a conoscere questi atti e queste dinamiche. A luglio Ossigeno ha perciò pubblicato 93 notizie giornalistiche (39 in lingua inglese e 54 in italiano) per comunicare 16 nuove minacce e 10 aggiornamenti di minacce già segnalate. Altri 28 post hanno analizzato il trend e segnalato problemi più generali della libertà di informazione, anche in relazione alla legislazione.
Oltre alle singole notizie, Ossigeno ha inoltre prodotto e diffuso quattro newsletter in italiano e in inglese e il rapporto riepilogativo mensile sui fatti di giugno 2016, inviato a ECPMF, pubblicato in italiano, inglese e francese (Leggi).

Querele facili
Le querele per diffamazione strumentali, pretestuose, infondate – consentite da una legislazione ingiusta che non si riesce a riformare – rimangono una delle armi adoperate più frequentemente per limitare la libera informazione. Questo abuso è facile e costa poco. Ormai si servono di questo potente strumento di condizionamento persone di ogni categoria sociale: anche molti politici e amministratori locali, come dimostrano i casi avvenuti a luglio a Mesagne, in Puglia (dove l’assessore che ha querelato un giornalista è stato poi invitato dal sindaco a dimettersi), e ad Acerra (Campania).
Queste iniziative strumentali condizionano i giornalisti causati per tutto il tempo che dura il processo (cioè spesso per anni) e, per fortuna, quando il giudice alla fine decide, in molti casi dà torto ai querelanti: lo dicono, ad esempio, la sentenza che ha riconosciuto la correttezza di un articolo del noto scrittore Roberto Saviano e l’archiviazione delle querele per diffamazione a carico di Annarosa Macrì (Quotidiano del Sud, Ersilio Mattioni e Lucrezia Cantarello (Libera Stampa l’Altomilanese) (leggi qui e qui. È andata male invece ai giornalisti del settimanale Panorama Antonio Rossitto e Giorgio Mulè (che è il direttore responsabile): sono stati condannati per diffamazione a mezzo stampa (nonostante il pubblico ministero avesse chiesto l’assoluzione) e devono pagare oltre 45mila euro al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta.

In periferia va peggio
In ambito locale, e non soltanto in alcune regioni del Sud, è ancora frequente il ricorso alla violenza impiegati contro i giornalisti più impertinenti e tenaci, contro coloro che si ostinano a fare domande sgradite. In Calabria, il giornalista Klaus Davi è stato aggredito da due uomini che gli hanno impedito di intervistare la madre di un collaboratore di giustizia. A Parma, Pierluigi Dallapina, cronista politica del quotidiano La Gazzetta di Parma, è stato preso a pugni e insultato da un simpatizzante del Partito democratico che, a quanto sembra, non aveva gradito un suo articolo. In Veneto, il sindaco di Torri del Benaco ha impedito l’accesso ad un evento pubblico a Emanuele Zanini, cronista del quotidiano veronese L’Arena. A Padova, il sindaco ha deciso di limitare l’accesso dei giornalisti al palazzo municipale. In Campania il giornalisti del quotidiano La Città hanno descritto in un articolo i concreti disagi causati dalla Banca del Cilento ai correntisti a causa del cambiamento dei numeri di conto corrente. La Banca ha reagito con una diffida scritta a non trattare più la stessa materia. A Formia (Latina), il giornalista Francesco Furlan è indagato dalla magistratura per divulgazione di notizie coperte dal segreto d’indagine, per avere scritto in un articolo in quale direzione andavano le indagini per scoprire i responsabili di un incendio doloso appiccato per distruggere un’enoteca.

Sport
Il mondo dello sport si conferma un settore difficile per i giornalisti. Sette cronisti di testate nazionali e locali che hanno scritto articoli di cronaca sullo scandalo denominato “Last Bet” (una storia di scommesse e partite truccate su cui indaga la magistratura) sono stati querelati dall’ex direttore sportivo dell’Atalanta Calcio e dovranno difendersi in tribunale a Piacenza.
L’Associazione Sportiva Roma calcio ha invece ritirato gli accrediti a due giornalisti (Iacopo Sonnino di Radio Radio e Giovanni Parisi di Centro Suono Sport). Sono stati puniti per aver fatto ascoltare in trasmissione le registrazioni audio di due conferenze stampa senza il consenso della società.
A Roma, una ventina di giornalisti ha abbandonato la conferenza stampa convocata da Claudio Lotito, presidente dell’altra squadra di calcio leader della Capitale, la Lazio. Lotito ha fatto una dichiarazione al microfono. Poi si è rifiutato di rispondere alle domande dei cronisti su fatti di stretta attualità.

In primo piano – Notizie che fanno riflettere
Vatileaks
Di grande rilievo è stata la conclusione positiva di “Vatileaks 2”, processo che si è tenuto all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Tecnicamente il processo non si è svolto in Italia ma i giornalisti imputati, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, sono italiani ed erano accusati di avere diffuso notizie e documenti confidenziali della Santa Sede, pubblicando in Italia due libri. Come è noto, quei documenti hanno rivelato un uso scorretto e scandaloso delle finanze vaticane. Dopo otto mesi di processo, la Corte vaticana ha rinunciato a giudicare i due imputati, dichiarando di non avere competenza territoriale su fatti avvenuti all’estero e su responsabilità di cittadini stranieri.
Ossigeno ha sottolineato quanto questa vicenda sia emblematica al di fuori dei confini italiani: è avvenuta nel cuore dell’Europa e processi analoghi si svolgono in altri paesi europei, con la differenza che non hanno la stessa attenzione mediatica e non suscitano analoghe proteste delle istituzioni internazionali e delle organizzazioni dei giornalisti, nonostante mettano in gravi difficoltà i giornalisti accusati e li costringano a sostenere delle spese economiche per la difesa legale.

Il diritto di essere informati e il problema del carcere
È da segnalare come un fatto positivo l’inizio del processo, al Tribunale di Ragusa, ai responsabili delle minacce di morte al giornalista Paolo Borrometi. Le minacce ai giornalisti sono frequenti e numerose. Ma accade raramente che qualcuno sia chiamato a difendersi in tribunale dall’accusa di aver minacciato dei giornalisti. È altrettanto importante che enti, associazioni dei giornalisti e altre persone abbiano dichiarato di essere stati danneggiati da minacce che hanno limitato la libertà di informazione e il Tribunale abbia riconosciuto il loro diritto a costituirsi parte civile. Per la FNSI, il sindacato unitario dei giornalisti italiani, è stata la prima volta ed è una novità incoraggiante.
Anche sul piano politico si registra una crescente attenzione per questi problemi. Da anni Ossigeno conduce una campagna per chiedere che ai responsabili di reati commessi allo scopo di intimidazione o ritorsione nei confronti dei giornalisti sia applicata una aggravante della pena. Questa proposta è stata sottoscritta dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Ora il deputato Ferdinando Aiello (Partito democratico) ha trasformato questa ipotesi in una proposta di legge. Essa propone di inasprire le pene per chi commette reati allo scopo di impedire il diritto all’informazione. Ciò avverrebbe attraverso l’istituzione nel codice penale di un’aggravante specifica che aumenta la condanna di un terzo. Il parlamentare promuove inoltre l’applicazione ai colpevoli, quale pena accessoria, di una misura di sicurezza consistente nel divieto di soggiorno per quattro anni nella regione nella quale risiede la persona offesa.
Ossigeno per l’Informazione ricorda che sarebbe inoltre necessario introdurre nel codice un nuovo reato per punire chi ostacola la libertà di informazione, indipendentemente da altri reati commessi ad altro scopo.
Una decisione della Corte europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha rigettato il ricorso di alcuni giornalisti italiani condannati a pene detentive perché ascoltavano le comunicazioni di servizio via radio delle forze di polizia. Lo facevano per avere informazioni tempestive sui gravi fatti di cronaca al fine di raggiungere il luogo del delitto e realizzare servizi di cronaca. Per avere agito così, tre giornalisti della testata Merateonline erano stati condannati al carcere (con il beneficio della sospensione delle pene e la non menzione). Secondo i giudici di Strasburgo, i giornalisti devono comportarsi secondo legalità soprattutto nei rapporti con le autorità e perciò non sono dispensati dal rispetto delle leggi.

Intanto dorme un sonno profondo in Parlamento la proposta di legge per abolire la pena del carcere per i responsabili di diffamazione a mezzo stampa. Ossigeno ha fatto osservare che probabilmente quel progetto di legge, a causa di modifiche contraddittorie, non può più risolvere il problema senza crearne di più gravi (leggi). Ma il problema rimane e anche il chilling effect (“effetto raggelante”) che la previsione del carcere determina. Nonostante i giudici continuino a emettere condanne a pene detentive, il tema è scomparso dall’agenda politica e dalle pagine dei giornali. Ha fatto bene perciò il presidente del Senato, Pietro Grasso (socio onorario di Ossigeno) ad affermare nuovamente la sua contrarietà alla pena detentiva per i giornalisti. Lo ha fatto il 21 luglio scorso durante la cerimonia del Ventaglio, in cui ogni anno saluta i giornalisti dell’Associazione Stampa Parlamentare prima delle vacanze estive. Grasso ha anche toccato un altro aspetto del problema: l’esigenza di rendere altamente controproducente il ricorso alle querele pretestuose e infondate. A questo scopo, come altre volte, ha sollecitato il Parlamento a prevedere “una sanzione pecuniaria proporzionale alle richieste di risarcimento infondate in caso di querele temerarie”. Ha anche indicato la via della auto-regolamentazione per gestire la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni disposte nell’ambito di indagini giudiziarie: è possibile infatti conciliare, ha spiegato – attraverso l’auto-regolamentazione e il ricorso alla deontologia – i principi di segretezza delle indagini, di riservatezza della vita privata ed il diritto all’informazione.

Diritto all’oblio
L’Osservatorio ha giudicato negativamente la decisione della Cassazione (il tribunale di ultima istanza in Italia) che – modificando precedenti orientamenti – ha obbligato il giornale online Primadanoi.it a rimuovere, due anni dopo i fatti narrati, un articolo di cronaca che racconta correttamente fatti veri avvenuti in un passato recente. A prevalere, secondo i giudici, deve essere il diritto all’oblio che, sebbene in Italia non sia stato ancora codificato da alcun legge, deve proteggere la reputazione individuale dalle conseguenze di fatti avvenuti in passato. Ossigeno ricorda che in Italia tale diritto non è regolato da alcuna norma e che la decisione appare in controtendenza rispetto ai principi secondo cui l’oblio riguarda fatti significativamente lontani nel tempo e non dovrebbe essere applicato a quelli per i quali permane un interesse pubblico alla conoscenza.

I giornalisti devono chiedere scusa?
Ossigeno ha pubblicato un dossier sul caso della parlamentare Ilaria Capua (Link) dal quale è nata una forte polemica fra noti giornalisti italiani sulle conseguenze da trarre dal proscioglimento di un indagato. Il caso può essere così riassunto: nel 2014 un giornalista del settimanale l’Espresso ha rivelato in esclusiva che una parlamentare, che è anche una nota scienziata, era da sette anni sotto inchiesta giudiziaria per reati gravissimi (tentata epidemia, corruzione, associazione per delinquere). Due anni dopo la parlamentare è stata prosciolta perché il reato si era estinto per prescrizione. Dalle pagine del Corriere della Sera e di altre testate alcuni giornalisti hanno criticato il collega dell’Espresso e hanno affermato che adesso deve chiedere scusa alla parlamentare. La vicenda rivela due concezioni del giornalismo difficilmente conciliabili. Dunque certe notizie è meglio non darle? (Leggi)

Due blog oscurati dalla magistratura
Ossigeno ha sollevato il caso del blog www.ilgorgon.eu oscurato in via preventiva per ordine giudiziario, ormai quattro anni fa, in base a una querela per diffamazione relativa al contenuto di due delle migliaia di pagine. Il blog è tuttora oscurato, sequestrato e reso inaccessibile al proprietario e agli utenti. Eppure, sostiene il giornalista Antonio Brindisi, che ne era il curatore, mancavano fin dall’inizio i presupposti per il sequestro perché i pochi contenuti contestati erano stati rimossi spontaneamente. Chiedere il dissequestro a un certo punto divenne troppo costoso (Leggi).

Ossigeno ha anche segnalato il caso di un altro blog – www.luigiboschi.it – rimasto oscurato per 304 giorni per motivi analoghi. La vicenda è stata sbloccata il 29 luglio dalla Corte di Appello di Bologna, che ha ripristinato l’accesso via internet al sito (Leggi).

Per maggiori dettagli leggi le newsletter settimanali di Ossigeno.

ASP MF

Read in English

Licenza Creative Commons I contenuti di questo sito, tranne ove espressamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CHIUDI
CLOSE