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Italia. Le notizie più pericolose di Ossigeno. Agosto 2016

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

Decine di giornalisti e blogger hanno subito minacce, intimidazioni, discriminazioni e altri abusi anche ad agosto, cioè nel mese in cui gran parte dell’Italia è andata in vacanza e ogni attività si è concessa una pausa. È evidente che chi è disposto a usare la violenza, a piegare la legge a suo piacimento pur di ostacolare la libertà di informazione, pur di impedire ai cronisti di raccogliere e diffondere notizie sul proprio conto, non va mai in vacanza.

È un dato di fatto e spiega anche ciò che è accaduto in Italia nei primi sei mesi del 2016.

Ogni mese, fra gennaio e giugno, Ossigeno ha esaminato in media 148 segnalazioni di probabili minacce e abusi nei confronti di giornalisti, blogger, commentatori ed editori italiani. Dopo attente verifiche, l’Osservatorio ne ha giudicate fondate e dovute all’attività giornalistica, in media, 37 al mese. L’Osservatorio stima che questo campione è rappresentativo del 10 per cento del totale italiano, e forse anche meno.

Da questi episodi emerge un dato evidente che contraddice la convinzione comune secondo la quale queste prevaricazioni siano opera di mafiosi e criminali comuni, almeno per la maggior parte, e si verifichino soltanto nelle zone più buie della Calabria e della Sicilia dove le cosche controllano il territorio palmo a palmo. Questa convinzione alimenta un fatalismo che si esprime con questa frase: “Che vuoi farci? C’è la mafia!”. Certo, le mafie fanno la loro parte, che è grande, ma ciò non basta a spiegare la dimensione e la diffusione del fenomeno. Intanto, le intimidazioni si verificano dalle Alpi a Monte Lauro (vedere la mappa geografica sulla home page di Ossigeno) e ne sono autori in massima parte rispettabili “colletti bianchi” che adottano questi comportamenti lesivi dell’interesse pubblico, incoraggiati dalla certezza dell’impunità e con il vantaggio e la posizione di forza loro concessi da leggi, regolamenti e procedure ingiuste. Norme che il Parlamento conosce bene, e da lungo tempo, ma non vuole correggere, per non rinunciare a una facile modalità di condizionamento e limitazione della libertà di informazione di cui si avvalgono anche personaggi politici e amministratori pubblici.

Nelle prossime settimane Ossigeno approfondirà gli episodi di agosto e ne darà conto analiticamente e in dettaglio, come ha fatto per quelli verificatisi nei mesi e negli anni precedenti.

Questo rapporto, invece, è dedicato all’analisi del trend emerso nel primo semestre del 2016.

I DATI DI GENNAIO-GIUGNO 2016 – Nei primi sei mesi del 2016, Ossigeno per l’Informazione ha preso in esame 890 segnalazioni di probabili minacce, intimidazioni e abusi compiuti in Italia ai danni di giornalisti, blogger e altri operatori dell’informazione. Dopo le approfondite e rigorose verifiche previste dal suo scrupoloso metodo di monitoraggio (vedi LINK), l’Osservatorio ha giudicato credibili 221 di questi 890 episodi. Si tratta di attacchi ad altrettanti operatori dell’informazione: 153 uomini, 37 donne e altri 31 classificati in base alle mansioni svolte e non al genere). I nomi di questi 221 operatori dei media e i dettagli delle intimidazioni che hanno subito sono stati aggiunti alla Tabella dei nomi di Ossigeno, cioè all’elenco pubblico (vedi LINK) delle vittime italiane di queste violazioni della libertà di stampa.

Ossigeno aggiorna ogni settimana questo elenco, nel quale, dal 2006 al 30 giugno 2016, come dice il Contatore pubblicato sulla homepage di Ossigeno, sono stati inseriti 2894 nomi.

A luglio 2016 Ossigeno ha segnalato altri 29 operatori dei media colpiti da queste gravi violazioni e ha aggiunto i loro nomi alla Tabella e così il 31 luglio il Contatore ha raggiunto quota 2923.

Ogni violazione è classificata in base al tipo di reato o all’illecito commesso. Inoltre, ognuna delle vicende verificate viene documentata in dettaglio e queste informazioni vengono messe a disposizione di tutti attraverso il notiziario giornalistico multilingue online accessibile gratuitamente.

I casi più gravi sono segnalati alle istituzioni e alle organizzazioni internazionali.

Le percentuali per macrocategorie

Aggressioni fisiche 41 (18,55%)
Avvertimenti 78 (35,29%)
Danneggiamenti 5 (2,26%)
Denunce e azioni legali 85 (38,46%)
Ostacolo all’informazione 12 (5,43%)

Le percentuali per ciascun tipo di minaccia

Aggressioni fisiche lievi 39 (17,56%)
Aggressioni fisiche gravi 1 (0,45%)
Esplosione o esplosivo 1 (0,45%)
Discriminazione ed esclusione arbitraria 21 (9,50%)
Avvertimento a voce in presenza di terze persone 3 (1,36%)
Minacce facebook e altri social network 15 (6,79%)
Attacco hacker 6 (2,71%)
Insulti 10 (4,52%)
Lettera minatoria o altre forme di minaccia per iscritto 7 (3,17%)
Minacce di morte 6 (2,71%)
Minacce personali 4 (1,81%)
Striscioni e scritte 3 (1,36%)
Telefonata minatoria 3 (1,36%)
Danneggiamento beni e oggetti personali o strumenti 4 (1,81%)
Incendio auto o abitazione 1 (0,45%)
Abuso del diritto 19 (8,60%)
Pubblicazione arbitraria di atti giudiziari 3 (1,36%)
Querela per diffamazione ritenuta pretestuosa 45 (20,36%)
Querela da parte di magistrato ritenuta pretestuosa 5 (2,26%)
Citazione in giudizio per danni considerata strumentale 13 (5,88%)
Diffida  2 (0,90%)
Ostacolo all’informazione 10 (4,52%)

LE NOTIZIE – Tra gennaio e giugno 2016 Ossigeno ha prodotto e pubblicato 573 notizie originali (95 al mese) di cui 374 in italiano e 199 in inglese. Ha diffuso venti newsletter settimanali in italiano e ventidue in inglese e ha prodotto (in italiano) dodici numeri del nuovo settimanale web, che presenta e analizza i fatti principali. Ossigeno ha inoltre realizzato e diffuso sei relazioni analitiche mensili per il progetto ECPMF sostenuto dalla Commissione Europea. Le relazioni mensili sono state pubblicate in italiano, inglese e francese.

PERCHÈ TANTE NOTIZIE – Il notiziario è un elemento essenziale dell’attività di monitoraggio e di advocacy di Ossigeno. Il notiziario è un impegno molto gravoso, sia per il volume di informazioni da trattare, sia perché la materia è ad alto rischio di ritorsione, sia perché le risorse economiche sono esigue. Tutto ciò impone di affidare l’organizzazione e la responsabilità giuridica a volontari che accettano di rispondere a titolo personale di eventuali richieste di danni. Ma il notiziario è necessario. Senza di esso si saprebbe ben poco di tutto ciò che accade in Italia in questo campo.

Infatti, inspiegabilmente, i media italiani rendono noti gli episodi di minacce e le altre gravi violazioni documentate da Ossigeno soltanto nella misura di uno su cento e quando lo fanno non collegano fra loro gli episodi analoghi, non forniscono un quadro della situazione, non indicano le cause delle minacce ricorrenti, non producono analisi, non indicano le proposte in campo per ridurre i rischi. Di solito, i giornali e i notiziari web e radio televisivi riferiscono soltanto quelle intimidazioni che talvolta colpiscono i giornalisti VIP o quelli del proprio giornale o della propria cerchia o quegli attentati di estrema gravità ai quali si darebbe la stessa attenzione anche se il bersaglio non fosse un giornalista.

LA TENDENZA – Il numero dei minacciati è in linea con quello dell’anno precedente, che si chiuse a dicembre a quota 528. Occorre ricordare che su questa cifra influì per quasi un quinto un singolo episodio per il quale furono aggiunti più di cento nomi di giornalisti: i cronisti giudiziari, che si erano occupati dell’inchiesta  “Mafia Capitale”, denunciati dalla Camera Penale di Roma, un’associazione cui aderiscono numerosi penalisti. Si è notata tuttavia un’accentuata tendenza a non denunciare le minacce. L’Osservatorio sta studiando con particolare attenzione questo fenomeno.

Il rapporto tra minacce fisiche e azioni legali pretestuose è di sei a quattro. Gli avvertimenti fanno la parte del leone (quattro su dieci). Le querele per diffamazione sono due su dieci e a esse si devono aggiungere le cause civili per danni (una ogni quattro processi penali per diffamazione).

Ci sono poi le intimidazioni più subdole, quelle che non sono neppure perseguibili, in quanto si verificano senza commettere uno dei classici reati o degli illeciti con cui di solito si intimidiscono le persone (minacce, ingiurie, avvertimenti, aggressioni, danneggiamenti, eccetera) ma si adottano comportamenti che in sé appaiono lecite, ma impediscono intenzionalmente a qualcuno di esercitare quei diritti di parola, di espressione e di stampa affermati dall’articolo 21 della Costituzione. Un esempio sono le discriminazioni con le quali si impedisce ai cronisti sgraditi di partecipare alle conferenze stampa o ad altri eventi. Chi nega l’accredito a un giornalista che non lo incensa, chi convoca una conferenza stampa e lascia fuori dalla porta un cronista mentre ne fa entrare altri, viola innegabilmente i diritti previsti dall’articolo 21, ma i codici non prevedono sanzioni.

In altre parole, il diritto d’informazione è facilmente violabile anche perché non è protetto penalmente, come altri diritti. Questi episodi sono indicati da Ossigeno con la categoria “Ostacolo all’Informazione”, che è ancora poco affollata perché si ha scarsa consapevolezza di questo genere di violazione. Ma proprio questa categoria di violazioni fa comprendere, meglio di altre, una delle pecche più gravi dell’attuale sistema legislativo posto a protezione della libertà di stampa. Vi dedicheremo presto un’attenzione specifica.

IL GIUDIZIO – La situazione italiana rimane grave. Non ci sono segni di miglioramento, né si intravedono all’orizzonte iniziative adeguate per ridurre la pressione intimidatoria.

L’intimidazione e l’abuso di procedure giudiziarie (in particolare delle accuse di diffamazione) sono ancora strumenti molto efficaci, a basso rischio, di facile e pronto impiego e possono essere usati, su vasta scala e senza temere serie conseguenze, da chiunque voglia impedire la pubblicazione di informazioni sgradite sul suo conto.

IL CORAGGIO – In questo panorama desolante l’unico dato confortante è che, nonostante tutto, ancora oggi, molti giornalisti, blogger, opinionisti, piccoli editori hanno il coraggio di sfidare il pericolo, le ritorsioni. Rappresentano una minoranza coraggiosa all’interno di una categoria che, complessivamente, non mostra lo stesso coraggio, che si muove fra varie difficoltà normative ed economiche che la crisi ha seriamente accentuato. I giornalisti italiani hanno perso potere anche nei rapporti con gli editori, e ciò si riflette anche sul modo e sulla possibilità di trattare le notizie più delicate e più a rischio di denuncia per diffamazione.

LE DIFFICOLTÀ – La maggior parte dei giornalisti italiani, oltre l’80 per cento, non ha alle spalle un editore impegnato a proteggerlo e a pagare le spese legali per difendere il suo buon diritto di pubblicare notizie vere e di interesse pubblico. In particolare per fronteggiare i procedimenti per diffamazione che sono una prassi intimidatoria molto diffusa e che, nove volte su dieci, come viene riconosciuto dai giudici dopo anni di processo (e di relative spese) sono false e pretestuose. Molti giornalisti che osano sfidare questo rischio, piuttosto alto, e che finiscono sotto processo per avere pubblicato informazioni e commenti sgraditi a personaggi potenti, affrontano le cause a loro spese.

IL SILENZIO – Il silenzio stampa su queste vicende, pressoché totale, e la disattenzione delle pubbliche autorità accentuano le difficoltà, creano un clima di paura. Ciò spiega la tendenza delle vittime a non denunciare i soprusi, a subire in silenzio. Ciò spiega la tentazione di molti giornalisti ed editori di rifugiarsi nell’auto-censura per prevenire i rischi di ritorsione.

Perché accade? Anche gli ultimi episodi confermano l’analisi.

LE CAUSE – All’origine dei problemi italiani c’è la bassa considerazione generale per la libertà di informazione e l‘ignoranza delle gravi conseguenze che la limitazione di questa libertà ha sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Ci sono leggi gravemente sbilanciate, leggi che non sanzionano le violazioni del diritto di informare e di essere informati. Ci sono veri e propri buchi legislativi nell’ordinamento penale. Ci sono ingiustificabili inadempienze pubbliche.

LE INADEMPIENZE – I codici prevedono alcune sanzioni per chi abusa del diritto di querela, per chi muove false accuse o promuove cause per risarcimento senza fondato motivo. Ma queste norme non vengono applicate frequentemente, sebbene sarebbe facile e doveroso, ad esempio, contestare d’ufficio il reato di calunnia a chi querela un giornalista o lo cita per danni affermando il falso. Sarebbe facile condannare chi ha presentato una citazione per danni senza fondato motivo a versare all’accusato una somma a titolo d’indennizzo. Si potrebbe chiedere conto della loro condotta deontologicamente scorretta ai legali che confezionano citazioni per danni da diffamazione contenenti affermazioni non veritiere. Si potrebbe contestare sistematicamente l’uso delle risorse pubbliche agli amministratori che, a spese dell’ente locale che rappresentano, querelano strumentalmente i giornali e i giornalisti che osano criticare il loro operato. Sarebbe possibile, anzi doveroso. Ma di solito non accade. Queste sanzioni sono previste ma non vengono applicate, questi comportamenti sono inspiegabilmente e passivamente tollerati.

LASSAIZ FAIRE – Prevale il lassaiz faire e così la rassegnazione si diffonde e lo spazio della libertà di espressione e di stampa si riduce. Molte vittime accettano la situazione senza ribellarsi, il mondo dell’informazione evita gli argomenti rischiosi, le notizie più importanti per i cittadini diventano tabù.

L’INCREDULITÀ – È difficile crederlo, ma finché Ossigeno non ha dimostrato con i numeri, con i fatti, con il racconto documentato di migliaia di episodi concreti, che queste cose degne dei paesi autoritari accadono in Italia, nessuno voleva crederci. Molti negavano. E ancora adesso molti non vogliono crederci, chi avrebbe il potere di cambiare le leggi, di determinare procedure giudiziarie più giuste e corrette non si arrende all’evidenza, non ne trae le dovute conseguenze.

UNA LEGGE PARADIGMATICA – Alcune inadempienze e alcune decisioni del Parlamento appaiono gravi, irragionevoli. Ma non fanno scandalo, i giornali non ne parlano e, di conseguenza, i cittadini non vengono neppure a sapere come le istituzioni da decenni lasciano languire questi problemi, proponendo nuovi disegni di legge per risolvere ogni aspetto della questione. Ma poi, strada facendo, queste bozze si trasformano in nuovi bavagli e i rimedi possibili non raggiungono mai il traguardo.

Il paradigma di questo modo di procedere è dato dall’iter del progetto di legge Costa, presentato nel 2013 per abolire il carcere per i colpevoli di diffamazione e da oltre un anno irreparabilmente insabbiato in Parlamento, come già avvenuto negli anni precedenti ad altri analoghi progetti legislativi. A causa di vari pasticci, questo disegno di legge molto probabilmente non giungerà mai in porto, e anche se ci riuscisse, vedrebbe la luce un testo infarcito di contraddizioni. Il rimedio sarebbe peggiore del male. Eppure, di fronte alle sollecitazioni e alle periodiche richieste di intervenire per impedire gravi e palesi ingiustizie, di fronte ai richiami e agli insistenti allarmi delle istituzioni europee e internazionali, il governo e alcune istituzioni si fanno ancora scudo di questo progetto di legge per dire che il Parlamento è all’opera con proposte giuste. Sarebbe difficile ricorrere a questi argomenti se i giornali si occupassero con costanza e coerenza delle questioni relative alla libertà di stampa.

Per la verità, il Parlamento non è del tutto inerte. Nel primo semestre del 2016 si è occupato di libertà di stampa, ma non per abolire la pena detentiva per i giornalisti, ma – anzi – per portare la pena massima per diffamazione dai sei anni attuali a ben nove anni. Il Senato, infatti, avrebbe voluto introdurre l’aggravante del reato di diffamazione se commesso nei confronti di politici, amministratori pubblici e magistrati. Paradosso: a votare questa norma è stata quella stessa Commissione Giustizia del Senato che, dal luglio del 2015, ha seppellito in un cassetto le norme per abolire il carcere per giornalisti.

UNA FACCENDA PER ADDETTI AI LAVORI ESPERTI – La libertà di stampa riguarda tutti, ma in Italia i cittadini pensano che riguardi soltanto gli addetti ai lavori. Ed è ancor più impressionante osservare con quanta indifferenza e con quanta incompetenza ne parla la maggior parte dei giornalisti.

Ma sarà sempre così? Sembra difficile che questa situazione possa protrarsi ancora a lungo. Ci sono alcuni segnali che lo fanno pensare. C’è innanzitutto una accresciuta attenzione internazionale per le violenze e gli abusi che impediscono l’esercizio della libertà di espressione e di stampa nei paesi occidentali. Il caso italiano è perciò seguito con più continuità, come un grande paradosso, come il caso scuola che rivela nel modo più evidente una delle massime contraddizioni delle moderne democrazie, nelle quali la censura è stata messa al bando ma continua a manifestarsi sotto altre forme: come censura mascherata. Accade, infatti, che in un paese libero e democratico un diritto fondamentale, il diritto di parola e di espressione, tutelato dalla Costituzione, può essere negato, conculcato, ostacolato senza che se ne parli, senza un’adeguata azione di contrasto.

Gli altri paesi democratici ormai considerano l’Italia come un grande malato e, finalmente, hanno iniziato a chiedersi se anche dentro i loro confini la libertà d’informazione soffra della stessa malattia. Il virus di questa patologia è stato isolato e studiato in Italia, ma probabilmente è diffuso anche nei paesi che osservano e giudicano l’Italia con aria di sufficienza e superiorità.

In Italia questo male si è diffuso e radicato silenziosamente, senza sintomi evidenti. Se oggi se ne discute, se oggi si parla delle gravi conseguenze che produce è soltanto perché sono state eseguite analisi specialistiche approfondite ed è stato predisposto un kit diagnostico. Chi è afflitto da questa malattia deve saperlo e deve curarsi. Perché essa può essere curata, se c’è la volontà di farlo: è possibile andare alla radice del problema, adottare i rimedi che Ossigeno indica da tempo e che sono noti alle organizzazioni europee e internazionali. Queste medicine sono amare, ma sono efficaci e risolutive.

ASP DB

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