Libertà d'informazione

Mafia. Articolo di Al Jazeera sui giornalisti minacciati in Italia

Il portale della rete televisiva internazionale del Qatar ha pubblicato alcune interviste  e i dati dell’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione

“Mafia e media. Per i giornalisti una sfida mortale. La mafia è cambiata, ma i giornalisti italiani che coprono il crimine organizzato devono ancora affrontare minacce di morte e cause legali”. Un articolo con questo titolo  è stato pubblicato lo scorso 14 luglio sul  portale di notizie in lingua inglese della rete televisiva Al Jazeera, che ha sede in Qatar. L’autore, Paolo Ganino, ha intervistato alcuni giornalisti italiani che hanno subito minacce e querele strumentali e i responsabili di Ossigeno per l’Informazione e ha citato le analisi e i dati dell’Osservatorio. Di seguito alcuni brani dell’articolo.

“Secondo quanto ha riferito nel 2015 il quotidiano La Repubblica, tra i 30 ei 50 giornalisti italiani hanno vissuto sotto la protezione della polizia perché hanno ricevuto minacce di morte.  Ossigeno per l’Informazione, l’Osservatorio sulla libertà di stampa con sede a Roma, afferma che in Italia, dal 2006 a oggi, circa 3.000 giornalisti sono stati minacciati per la loro attività di cronaca. Più di 200 di loro lavorano in Sicilia, ma la situazione è ancora peggiore nelle regioni Lazio, Lombardia e Campania”.

“La mafia è abituata a sedere al posto di guida. Fino a quando certi problemi della mafia non sono visibili a tutti, fino a quando non sono visibili al pubblico, i mafiosi possono risolverli. Ma una volta che le storie sono riferite dai giornali, nelle cronache, sfuggono al loro controllo. Se un singolo fatto raggiunge il pubblico, ciò danneggia gli affari della mafia più di dieci inchieste giudiziarie “, dice Lirio Abbate.

Alberto Spampinato, il direttore di Ossigeno per l’Informazione, il cui fratello giornalista è stato ucciso dalla mafia nel 1972, dice che ci sono minacce morbide e minacce molto dure. La mafia è all’origine delle minacce più gravi ai giornalisti, ma secondo i nostri dati le minacce più soft – come le cause pretestuose per diffamazione – che provengono dai ‘colletti bianchi’ sono molto più diffuse”, dice Spampinato.

Leggi l’articolo integrale in inglese

ASP

Licenza Creative Commons I contenuti di questo sito, tranne ove espressamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *