Libertà d'informazione

OSCE a Ossigeno: manca volontà di proteggere giornalisti

Questa la trascrizione dell’intervento video inviato alla conferenza di Ossigeno del 24 ottobre 2016 dalla Rappresentante per la Libertà dei Media, Dunja MijatovicPresidente Grasso, on. Fava, caro Alberto, signore e signori, vi ringrazio sinceramente per avermi invitato a parlare oggi a questo importante evento, per celebrare la Giornata Internazionale per porre fine all’Impunità per i crimini contro i Giornalisti. Mi rammarico di non essere con voi nella bella Roma e vi sono grata per l’opportunità per comunicare con voi attraverso il cyberspazio.

Questa ricorrenza fu fissata dalle Nazioni Unite nel 2013 per richiamare l’attenzione su uno dei fatti nefandi del 21° secolo: nessun giornalista, in nessun luogo, è al sicuro quando l’impunità dalle persecuzioni permea la nostra cultura, da nord a sud, da est a ovest. Credo non dovrebbe esserci una data più importante del 2 Novembre, da celebrare, nel calendario di ogni giornalista. Questo perché la sicurezza dei giornalisti è la base su cui si fonda il diritto di fare giornalismo liberamente. Voglio che sia chiaro ai giornalisti ciò che dico. La sicurezza è ciò che, in primo luogo, fornisce le basi per trovare una storia e raccontarla. Senza di essa, non abbiamo niente, senza di essa non abbiamo niente altro che monumenti alla memoria di coraggiosi individui che hanno dato la loro vita invano. Oggi non menzionerò i loro nomi. Ma ricorderò che, purtroppo, in troppi luoghi del mondo, anche in paesi europei, membri dei media e loro familiari sono bersaglio di violenze, anche di omicidi, pestaggi, minacce ed intimidazioni. E le autorità che chiudono un occhio su queste offese contro l’umanità e la democrazia, a volte sono le stesse autorità che le commettono. Io credo che sia importante conoscere questo fatto e pubblicizzarlo, renderlo pubblico, se vogliamo che la nostra battaglia per rendere la pratica del giornalismo sicura nel 21° secolo faccia un passo avanti.

Partiamo da dove siamo oggi. E’ un punto molto, molto brutto. Sentirete le statistiche, le cifre reali, i numeri sui processi a chi è coinvolto negli attacchi ai giornalisti. Sono cifre spaventose. Coloro che attaccano i giornalisti e pianificano gli attacchi spesso non vengono neppure scoperti. E se scoperti, non vengono perseguiti con successo, e anche quando sono giudicati colpevoli, trascorrono pochissimo tempo in prigione. Perché? Possiamo solo dire che in gran parte del mondo non c’è la volontà politica di proteggere i media, e viene negato perfino il problema. Perciò, qualsiasi tentativo di cambiare lo scenario deve iniziare con un cambiamento fondamentale nel modo in cui le autorità e i cittadini guardano i media. Per me, si inizia cambiando la sensazione prevalente che i media siano i criminali, non i perseguitati. Per rendervene conto, guardate l’uso che viene fatto delle leggi contro la diffamazione criminale per schiacciare la libertà di parola. Diventa molto più semplice accettare la violenza contro i giornalisti e lasciare che i colpevoli restino impuniti se i primi possono finire in prigione per ciò che dicono o scrivono. Quindi, come ho già fatto, oltre ad esortarvi a creare la volontà politica per risolvere il problema della violenza, chiedo alle nazioni di abolire le leggi penali sulla diffamazione che de-umanizzano i media, e di cominciare a trattare i giornalisti con rispetto.

Vi auguro un evento fruttuoso e di successo. Grazie mille.

Licenza Creative Commons I contenuti di questo sito, tranne ove espressamente indicato, sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *