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Italia. Le notizie più pericolose di Ossigeno. Ottobre 2016

Questa rassegna mensile delle intimidazioni in Italia è realizzata da Ossigeno per l’Informazione per il Centro Europeo per la Libertà di Informazione e di Stampa di Lipsia (ECPMF), con il sostegno dell’Unione Europea

Monitoraggio

Nell’ottobre 2016, Ossigeno per l’Informazione ha verificato 150 casi di probabili minacce, intimidazioni e abusi avvenuti in Italia nei confronti di giornalisti, blogger e altri operatori dei media. Dopo una valutazione approfondita, l’Osservatorio ha giudicato credibili 40 episodi contro professionisti del settore (19 uomini, 6 donne e 15 n/d). Ossigeno ha documentato questi episodi, li ha resi noti ed ha aggiunto i nomi delle persone minacciate alla sua Tabella delle vittime di gravi violazioni della libertà di espressione e della stampa. Questa tabella, disponibile online, elenca 3026 nomi, di cui 353 sono stati aggiunti nei primi 305 giorni del 2016.

Notizie

Ogni episodio è stato studiato ed analizzato con attenzione e reso pubblico dall’Osservatorio con notizie, analisi e commenti pubblicati sul sito www.notiziario.ossigeno.info e diffusi attraverso newsletter settimanali in italiano e in inglese. I casi più rilevanti sono stati segnalati anche a singoli media attraverso comunicati mirati.
A questo scopo Ossigeno ha pubblicato 155 notizie originali, tra cui 58 in inglese e 23 relative ad episodi di minacce o abusi. Inoltre ha inviato 5 newsletter settimanali in lingua italiana e 6 in inglese.

Lo staff di Ossigeno ha lavorato anche:

  • all’organizzazione delle celebrazioni a Roma della Giornata Internazionale per mettere fine all’impunità dei crimini contro i giornalisti, al cui interno si terrà una conferenza pubblica al Senato italiano
  • all’organizzazione della prima edizione del Premio Ossigeno Paolo Mario Grego, che verrà assegnato a tre autori di tesi di laurea sulla libertà di stampa e sulla censura nei Paesi occidentali. Il primo premio è di 1.500 euro e gli altri di 1.000 euro. Possono concorrere gli autori di tesi di laurea la cui discussione si sia svolta fra gennaio 2015 e luglio 2016 presso le Università romane La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Luiss e Lumsa. I premi saranno consegnati ai vincitori entro la fine di ottobre 2016, durante una cerimonia pubblica;
  • al rinnovo dell’accordo con la fondazione MLDI Media Legal Initiative Initiative che consente ad Ossigeno di fornire assistenza legale a giornalisti colpiti da querele pretestuose;
  • per ottenere dati ufficiali, finora inediti, sui procedimenti giudiziari di diffamazione.

Settimanale

Relazione speciale al CERD (United Nations Committee on the Elimination of Racial Discrimination)

Relazione speciale di OSSIGENO PER L’INFORMAZIONE al CERD (Comitato delle Nazioni Unite per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali), con lo scopo di mettere in luce le parti della legislazione italiana sui ‘discorsi d’odio’ (hate speech) riguardanti la libertà dei media (ulteriori dettagli in fondo).

Prendendo in considerazione le osservazioni conclusive del Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali in Italia nel 2012;

Dato che il governo italiano ha presentato la propria relazione, a norma dell’articolo 9 della Convenzione fra gli Stati membri, nel 2015;

Considerando le ultime raccomandazioni all’Italia contenute nella Universal Periodic Review del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite nel 2010 e 2014;

Considerando che il Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali riesaminerà l’Italia nella prossima 91ª sessione e precisamente il 1° dicembre 2016,

OSSIGENO PER L’INFORMAZIONE vorrebbe presentare al Comitato per l’eliminazione delle discriminazioni razziali (CERD) la seguente relazione speciale riguardante l’incitamento alla discriminazione razziale e all’odio razziale in Italia attraverso i media.

In riferimento al paragrafo 120: per quanto riguarda il diritto alla libertà di opinione e di espressione, legati alla libertà di stampa, essi vengono garantiti dalla Costituzione italiana all’articolo 21, che precisa: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

L’Italia ha mantenuto l’impegno di introdurre sanzioni più efficaci contro l’incitamento alla discriminazione e all’odio razziale con la legge 115/2016 (il testo è disponibile sul sito http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?) sulla prevenzione dei genocidii, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, emanata il 16 giugno 2016; essa introduce una pena aggravata per coloro ritenuti colpevoli di propaganda o istigazione ed incoraggiamento alla discriminazione e all’odio razziali. Tuttavia l’approvazione del testo di questa legge, che contiene complessivamente 135 parole, ha richiesto sei anni di lavori parlamentari e quattro diverse letture, due della Camera dei Deputati e due del Senato.

Vale la pena notare che l’iter è stato rallentato dalle opinioni contrastanti sul valore e sui limiti della libertà di espressione di due opposte fazioni. Si tratta di uno scontro politico e culturale che per anni ha impedito di regolamentare la materia in un ambito animato da una circolazione più completa, più organica, più equa e più equilibrata di informazioni, idee e opinioni, a difesa di coloro che diffondono informazioni nell’interesse pubblico e in modo veritiero, e punendo coloro che ostacolano l’esercizio di questo diritto e quelli che ne abusano.

In Italia è difficile ottenere una giusta tutela del diritto di opinione, di espressione e di stampa, per vari motivi. È difficile affermare in pieno tale diritto anzitutto perché i cittadini in genere non ne sono consapevoli, né lo rivendicano, né sono consapevoli delle gravi violazioni che si verificano e del danno che tali violazioni provocano alla loro partecipazione alla vita pubblica, limitandola. Ancora prevale una cultura contraria al dialogo ed alla libertà di espressione, opinione e stampa. È un problema storico che continua a manifestarsi negli orientamenti politici e parlamentari e anche nella giurisprudenza che, in questo contesto, è spesso dissonante rispetto a quella più avanzata della CEDU.

Il contrasto fra fazioni opposte incide in modo restrittivo su tutte le questioni relative alla tutela dei diritti e dei valori fondamentali. Nel dibattito parlamentare che si è concluso positivamente, con l’approvazione della Legge 115/2016, il contrasto riguardava esattamente il modo di disciplinare questa materia senza introdurre un nuovo reato di opinione, che si sarebbe aggiunto a quelli, ancora in vigore, ereditati dal corpus di leggi adottate durante la dittatura fascista.

Tra le altre cose, il contrasto sull’interpretazione del diritto di espressione da decenni impedisce al Parlamento italiano di correggere, in maniera coerente con la legislazione europea, il diritto penale che punisce la diffamazione con il carcere, con una sproporzione tra il diritto all’informazione e il diritto a difendere la reputazione personale, come è stato osservato dalle più autorevoli organizzazioni internazionali. È evidente da tempo, ed è stato riconosciuto dal Parlamento stesso, che sono necessari alcuni cambiamenti legislativi che non possono essere rinviati, perché le norme attuali permettono a coloro che vogliono impedire la diffusione di informazioni e di opinioni legittime di abusare della giustizia per i propri scopi, rendendola uno strumento intimidatorio, di rappresaglia.

Il fenomeno si verifica da molti anni, limita notevolmente il dibattito pubblico, si è rivelato in forme sensazionali che hanno attirato critiche e richiami all’Italia da parte delle più alte autorità nazionali e delle organizzazioni internazionali.

L’Osservatorio indipendente “Ossigeno per l’Informazione” (www.notiziario.ossigeno.info) ha diffuso ampiamente a livello pubblico questo fenomeno, documentando oltre 1.000 episodi di abusi giudiziari che si sono verificati dal 2016 al 2016, oltre ad altri 2.000 episodi di attacchi violenti che si sono verificati nello stesso periodo di tempo. Questa documentazione è nota al Parlamento italiano e alle organizzazioni internazionali.

Inoltre, il 24 ottobre 2016, l’Osservatorio ha fornito un quadro ancora più attuale, drammatico e completo dell’uso distorto che viene fatto della macchina giudiziaria attraverso gli abusi travestiti da denunce per diffamazione. Questo quadro è esposto in una relazione basata su dati ufficiali inediti ottenuti dal Ministero della Giustizia (si veda il dossier Taci o ti querelo)”.

Queste sono i numeri essenziali contenuti nella relazione: nel 2015 in Italia i tribunali hanno trattato 6813 procedimenti per diffamazione, di cui 5902 in ambito penale, soprattutto contro giornalisti, che nel 87% dei casi sono finiti con l’assoluzione. Le sentenze sono state 477, cioè 8% rispetto alle denunce. Sono state comminate 155 pene detentive, ognuna delle quali, in media, non ha superato un anno di carcere.

Nel complesso, nel 2015, sono state decise pene detentive per 103 anni, a carico di giornalisti riconosciuti colpevoli di diffamazione, con un forte effetto raggellante (chilling effect) sulla libertà di informazione. Con questi dati, il rapporto di Ossigeno ha rivelato che i procedimenti giudiziari per diffamazione sono in gran parte basati su accuse ingiustificate, esagerate, false e che una legge adeguata dovrebbe impedirle o scoraggiarle. Invece, queste cause vengono avviate e per arrivare a processo richiedono da 2,5 a più di 6 anni, costringendo i giornalisti a sostenere spese elevate (almeno 54 milioni di euro all’anno), che nella maggior parte dei casi vanno ad impattare sul loro budget personale, anche se in nove casi su dieci il tribunale decide per l’assoluzione.

La relazione di Ossigeno sottolinea inoltre che nel 2015 sono state avviate 911 cause civili con richieste di risarcimento danni per presunta diffamazione. La richiesta media è stata di € 50.000. In totale nelsolo nel 2015 sono stati richiesti 45,6 milioni di euro. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha definito questi dati “allarmanti” e ha ringraziato Ossigeno per aver fornito, attraverso il suo monitoraggio attivo, “evidenze oggettive su cui riflettere, su cui calibrare le azioni da intraprendere”.

Gli autori hanno consegnato la Relazione al Parlamento, affermando che essa mostra un quadro della realtà e rivela uno scenario molto più drammatico di quello già noto e citato dalla proposta di legge sulla diffamazione che il Parlamento sta discutendo dal 2013 e che, alla luce della situazione ora conosciuta, non offre soluzioni adeguate.

Il rapporto è stato inviato come “Presentazione di informazioni in riferimento ai documenti CERD diffusi in occasione della 91esima sessione tenutasi dal 21 novembre al 9 dicembre 2012 a Ginevra”, e in considerazione della diciannovesima e delle ventesima relazione periodica sull’Italia. La relazione è stata presentata al segretariato del CERD tramite il Comitato per la promozione e la protezione dei diritti umanil, un consorzio di organizzazioni non governative di cui fa parte Ossigeno per l’Informazione. È stato presentato insieme ad altre relazioni firmate da ANANKE Onlus, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Associazione 21 Luglio, CGIL, FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e DPI (Disabled Peoples’ International), LAW – Assistenza legale in tutto il mondo, MEDU – Medici per le diritti umane, Prodocs, VIS -Volontariato Internazionale per lo sviluppo.

Ossigeno per l’informazione è un osservatorio che monitora i giornalisti minacciati e le notizie oscurate con la violenza in Italia. L’Osservatorio è nato nel 2008 per iniziativa della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana) e dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, insieme con le organizzazioni senza scopo di lucro in difesa della libertà di stampa Libera Informazione, Unione Nazionale Cronisti Italiani e Articolo 21. Il nome OSSIGENO è simbolico: trasmette il messaggio che le informazioni necessitano di libertà e di protezione per svolgere il proprio ruolo di salvaguardia della democrazia. Ossigeno mira a documentare tutti i casi di violenza e abusi della libertà di espressione nei confronti di giornalisti, scrittori, intellettuali, politici, sindacalisti, funzionari pubblici e altri cittadini, prestando particolare attenzione a quanto accade, nel campo dell’informazione, nei settori in cui l’influenza delle organizzazioni criminali è forte e profondamente radicata. L’Osservatorio esegue un monitoraggio continuo dei giornalisti minacciati, raccontando le loro storie attraverso il notiziario online notiziario.ossigeno.info e in rapporti annuali pubblicati in diverse lingue: il 2011/2012 è stato tradotto in inglese, tedesco, spagnolo e cinese. La pagina web di Ossigeno mostra una Tabella dei giornalisti minacciati. Nell’aprile 2014 nella Tabella sono elencati oltre 1800 nomi. Fino a qualche anno fa nessuno voleva ammettere che in Italia ci fossero giornalisti minacciati. Il monitoraggio di Ossigeno ha portato la questione nel dibattito pubblico. Ossigeno promuove inoltre iniziative pubbliche per migliorare la visibilità delle minacce, rafforzare la solidarietà nei confronti dei giornalisti minacciati e diffondere la consapevolezza pubblica del diritto di essere pienamente informati, in maniera imparziale.

Roma, 31 ottobre 2016

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