Libertà d'informazione

Cyberbullismo. Aiutate i minori, no scorciatoie, dice sen. Ferrara

La prima firmataria della proposta di legge, stravolta dalla Camera, chiede di riportarla allo spirito originario durante l’esame bis del Senato

di Daria Contrada – Il disegno di legge sul cyberbullismo, tornato in terza lettura al Senato, deve essere riportato alla formulazione originale, al testo che applicava soltanto ai minorenni le procedure e le sanzioni previste. Lo spiega in questa intervista la senatrice Elena Ferrara, prima firmataria del disegno di legge.

“La Camera, con la torsione che ha voluto imprimere al testo originale, – dice a Ossigeno la sen. Ferrara – ha introdotto norme penali e ha esteso le misure ai maggiorenni, facendo scomparire i riferimenti ai minori che delimitavano l’ambito di applicazione della norma. In sostanza, adesso, per qualsiasi attività, anche isolata, compiuta da cittadini anche maggiorenni sul web, chiunque può richiedere la cancellazione di contenuti a lui sgraditi, con buona probabilità di ottenerla, perché chi si oppone alla rimozione e all’oscuramento dei contenuti è passibile di una sanzione fino a sei anni di carcere. Questo stravolgimento del testo normativo consentirebbe di richiedere la rimozione del contenuto dell’articolo, del messaggio, dell’immagine o di qualsiasi cosa sia presente sul web, con la possibilità di far bloccare il contenuto anche rivolgendosi al Garante privacy. La norma prenderebbe quindi tutt’altra direzione, allontanandosi dall’obiettivo per cui era stata proposta: di tutelare i minori e di dare un’educazione digitale che eviterebbe di diventare vittime o bulli. Non abbiamo bisogno di introdurre nuove sanzioni  per punire reati che sono già nei codici (diffamazione, minacce, stalking), ma di prevedere interventi educativi per i nostri ragazzi che già da piccoli – e quindi quando non sono imputabili – rimangono intrappolati nell’incapacità di gestire le relazioni immateriali”.

Dunque, in questo nuovo passaggio parlamentare correggerete il testo licenziato dalla Camera?

Spero di sì. Sarebbe opportuno tornare a quello che era lo spirito iniziale, mettere in salvaguardia tutto l’aspetto sui minori e poi, eventualmente, stralciare quella parte legata all’aspetto sanzionatorio e penale e di eventuale regolamentazione per il mondo degli adulti. Sul cyberbullismo c’è convergenza per ciò che riguarda i minori, e sarebbe importante – soprattutto in questa contingenza parlamentare – che tutte le forze politiche dimostrassero di valorizzare il lavoro sul quale c’è accordo. Mi batterò perché si approvi presto ciò che nessuno mette in discussione: privilegiare i minori.

Una legge che tutela i minori o una legge contro il web?

Il disegno di legge non è contro la Rete, ma pone le basi per costruire un nuovo principio di cittadinanza digitale: esso, infatti, non ha carattere repressivo, bensì educativo, inclusivo e di prevenzione.

Così non si rischia la censura?

In queste settimane, pubblicamente e privatamente, ho ricevuto tantissime testimonianze di sostegno da parte di genitori, studenti, insegnanti e operatori del mondo digitale. Voci e posizioni che da ogni punto di vista hanno espresso più di un dubbio sulle modifiche operate dalla Camera. Se vogliamo restituire umanità alla comunità, digitale e non, dobbiamo partire dalla preadolescenza, a cominciare dalla scuola. La volontà unanime di Palazzo Madama a tutela dei minori non sminuisce l’importanza di analizzare anche il rapporto tra web e adulti. Il disegno di legge parte dal lontano 2013 e intende dare più diritti a chi non ha voce: i bambini e i preadolescenti che rischiano di farsi male sul web. Ragazzi che, spesso inconsapevolmente, incorrono in reati. Ecco il perché della procedura d’ammonimento, unico elemento giuridico di un testo nato assieme alle aziende new media che ben comprendono quanto, di fronte ai minori, il diritto alla libera espressione debba fare necessariamente un passo indietro. Le dinamiche del cyberbullismo, come quelle dell’adescamento e della pedopornografia, sono altro rispetto all’hate speech tra adulti o al diritto all’oblio che interessa le normative internazionali.

L’ITER DEL PROVVEDIMENTO – Il progetto di legge dal titolo Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo fu presentato in Senato nel settembre 2014 per promuovere strumenti, servizi e processi per un uso consapevole della rete da parte dei più giovani, di fronte a un proliferare di abusi e di molestie che hanno per obiettivo proprio i minori, come ha segnalato il Centro nazionale sul Disagio adolescenziale: nei primi dieci mesi del 2016 i casi esaminati sono stati 1.112, con un aumento dell’8 per cento rispetto all’anno precedente. Di questi, l’80 per cento interessa i fenomeni della rete: web, deep web e social network e il 35 per cento risponde al fenomeno di cyberbullismo. Il testo è stato approvato in prima lettura da Palazzo Madama nel maggio 2015. Durante il passaggio parlamentare alla Camera, però, le commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali ne hanno completamente stravolto il contenuto. Il nuovo testo – approvato nel luglio 2016 – non punisce soltanto il cyberbullismo, ma riunisce fattispecie diverse di reati che vanno dalla diffamazione online alla violazione della privacy e allo stalking in rete. Una legge che doveva prevenire, dunque, diventa una legge repressiva.

IL COMMENTO DI OSSIGENO – Ossigeno per l’Informazione (leggi) e alcune organizzazioni internazionali hanno sottolineato il rischio che l’estensione della legge sul cyberbullismo agli adulti possa ridurre le procedure di garanzia attualmente previste per valutare le richieste di cancellazione di notizie ritenute moleste e quindi sarebbe più facile ottenere la cancellazione di notizie non gradite.

Daria Contrada

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