Aggiornamento minaccia

Segreto professionale riconosciuto a pubblicisti. Motivazione

La Corte d’Appello di Caltanissetta afferma che fra le due categorie non ci sono differenze qualitative. Il caso Martorana – Trovato

Tra un giornalista pubblicista e un professionista “non ci sono differenze di tipo qualitativo, ma soltanto quantitativo” e pertanto  la norma del Codice che testualmente riconosce il segreto professionale soltanto ai professionisti deve essere interpretata in maniera estensiva.

Così la Corte d’Appello di Caltanissetta ha motivato la sentenza emessa il 25 ottobre 2016 che assolve i giornalisti pubblicisti Giulia Martorana e José Trovato (che nel frattempo è diventato professionista) dall’accusa di favoreggiamento per avere rifiutato di rivelare la fonte fiduciaria dalla quale avevano ottenuto informazioni sullo sviluppo delle indagini relative all’omicidio di un uomo, avvenuto nel 2007 (leggi).

Come riferiamo a parte (leggi) in Toscana invece una Corte si è espressa in modo opposto.

La motivazione della sentenza di Caltanissetta è stata accolta con grande soddisfazione dall’Odg Sicilia e dall’Associazione stampa siciliana che, in una nota congiunta, affermano che così è stata finalmente vinta “una battaglia di civiltà e di libertà”. L’avvocato Salvatore Timpanaro, che ha assistito Trovato, ha detto che questa “è una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza a livello internazionale” (leggi).

L’articolo 200 del codice di procedura penale, infatti, riconosce il diritto al segreto soltanto ai professionisti affermando testualmente che si applica “ai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale, relativamente ai nomi delle persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario nell’esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata solo attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni”.

LE MOTIVAZIONI – Il presidente della Corte d’appello di Caltanissetta, Andreina Occhipinti, scrive che l’ordinamento della professione di giornalista non evidenzia “fra le prestazioni rese da un giornalista professionista e quelle rese da un giornalista pubblicista, differenze di ordine qualitativo”, ma soltanto di tipo quantitativo che “non possono essere ritenute ostative a una interpretazione estensiva della norma” sul segreto professionale.

LA NOTA DI ODG E ASSOSTAMPA – “I giornalisti pubblicisti possono avvalersi del segreto professionale come i colleghi professionisti. E’ quanto da noi sempre sostenuto, in una battaglia di civiltà e di libertà che portiamo avanti da anni, al fianco di valorosi cronisti finiti sotto accusa per non avere rivelato le proprie fonti. Siamo felici che adesso questo principio sia stato sancito anche dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, nelle motivazioni della sentenza che ha scagionato Josè Trovato e Giulia Martorana”, dichiarano in una nota congiunta il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, Riccardo Arena, e il segretario dell’Associazione siciliana della Stampa, Alberto Cicero.

RDM

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