Libertà d'informazione

Conferenza Madrid. Gli “occhiali” di Ossigeno offerti alla Spagna

Questa è la trascrizione dell’intervento di Alberto Spampinato alla conferenza internazionale “Il grande silenzio” che si è svolta all’Università Complutense di Madrid il 23 marzo 2017

Molti amici italiani, spagnoli e di altri paesi hanno aiutato Ossigeno a realizzare questo incontro all’Università Complutense di Madrid. Questo è uno degli incontri che Ossigeno, insieme al Cemtro per la Libertà di Stampa e dei media (ECPMF) sta organizzando in vari paesi europei e che proponiamo di preferenza nelle sedi universitarie e in collaborazione con le Università stesse.

Il nostro scopo principale è quello di incontrare studenti e docenti, gioornalisti e insieme a loro esperti e altre associazioni indipendenti come la nostra, impegnate come noi a difendere la libertà di stampa e di espressione anche dagli attacchi più violenti e più subdoli, da quegli attacchi che troppo spesso non sono segnalati dai giornali né dai notiziari raduio televisivi. In questi incontri noi parliamo della straordinaria esperienza, unica al mondo, che abbiamo fatto in Italia pubblicando in dieci anni i nomi i oltre 3100 giornalisti e blogger colpiti da queste violenze e da questi abusi, rendendo noti fatti che i giornali non hanno riferito, segnalando leggi e procedure inadeguate, punitive, ingiuste, da modificare. Siamo molto interessati a confrontarci con altre esperienze, a confrontare i metodi di osservazione impiegati da altre associazioni con il “Metodo Ossigeno”, ovvero con la nostra modalità di denuncia di questi fatti e delle gravi violazioni del diritto di informare e di essere informati e di esprimere liberamente critiche e opinioni. Vogliamo imparare dagli altri. Vogliamo scoprire se e come sia possibile integrare i vari metodi di osservazione di queste violazioni per ottenere un metodo ancora più efficace e dei risultati confrontabili nei vari Paesi.

Innazitutto devo dire chi siamo, perché ciò spiega anche il grado di lindipendenza con cui operiamo. Ossigeno è un’associazione di volontariato che riunisce varie competenze professionali, soprattutto di giornalisti e avvocati, che lavorano senza alcun compenso perché l’associazione non ha i soldi per farlo. Abbiamo creato questa associazione con uno spirito sociale, con lo stesso senso di solidarietà verso i più deboli con cui, fra il 1400 e il 1600, in Occidente nacquero gli ospedali moderni. Nacquero con il volontariato e furono sovvenzionati dalle donazioni dei benefattori. Gli operatori sanitari lavoravano gratis perché lo Stato di quell’epoca non aiutava i malati più poveri.

I “malati” assistiti da Ossigeno sono giornalisti e blogger che diffondono informazioni cittadini che partecipano alla vita pubblica esprimendo opinioni legittime con la libertà che è necessaria in una società democratica e per questo vengono perseguitati con minacce, intimidazioni, ritorsioni, discriminazioni, abusi della legge. Sono moltissimi e nessuno ne parla. Questo spiega il significato del titolo che abbiamo dato a questo incontro di Madrid: “Il grande silenzio”.

C’è un grande silenzio, diciamo noi, perché davanti ai nostri occhi avvengono migliaia di gravi violazioni della libertà di stampa e di espressione, ma i giornali non ne parlano e la politica non se ne occupa. Si fa come se il problema non esistesse, come per altre questioni sociali. Oltre alle minacce, alle pressioni intimidatorie, certamente il mondo dell’informazione ha molti altri problemi. Qui è stato detto bene da latri. E io lo sottoscrivo. Noi però integriamo le analisi e le informazioni illuminando il lato più sanguinoso, più grave, più drammatico della questione: il problema dei giornalisti che a causa del loro lavoro svolto legittimamente, secondo i canoni deontologici, nel rispetto dei diritti altrui, sono minacciati, devono vivere sotto scorta, a volte vengono uccisi.

In Italia sono stati uccisi undici giornalisti. Uno era mio fratello, come è stato ricordato. Altri 17 sono stati uccisi mentre lavoravano fuori dall’Italia. Per ricordarli tutti Ossigeno sta distribuendo a tutte le istituzioni un pannello della memoria, con i loro nomi e le loro foto, con lo slogan “28 nomi una sola storia: cercavano la verità”. Lo stiamo consegnando a tutte le istituzioni italiane ed europee. Questo pannello è già nello studio del presidente della Repubblica italiana, dei presidenti delle Camere, negli uffici della Commissione Europea a Brussels, in 40 scuole italiane. La consegna di questo pannello ci dà l’opportunità di aprire il discorso su questi problemi. Ci interessa discuterne soprattutto con gli studenti.

Inoltre. Per rompere il grande silenzio, noi di Ossigeno abbiamo creato un metodo speciale di osservazione delle minacce ai giornalisti, il Metodo Ossigeno che è stato già illustrato da altri e che permette di rappresentare queste minacce, una per una, con grande precisione, con molta maggiore precisione di quanto si sia fatto finora, passando, potremmo dire dal modo analogico al modo digitale.

Infatti, diversamente da ciò che fanno altri osservatorii, noi pubblichiamo i nomi delle persone colpite, diciamo come, quando, dove e perché sono state colpite e da chi. Inoltre facciamo sapere cosa hanno scritto o detto.

Il Metodo di Ossigeno ha introdotto una grande novità rispetto al modo episodico e generico con il quale grandi organizzazioni, come Reporters Sans Frontieres, Freedom House e altri parlano di questi fatti. Mentre le altre organizzazioni riportano soltanto le minacce più gravi, noi riferiamo tutte quelle che riusciamo a conoscere con una ricerca attiva. Inoltre Ossigeno ha introdotto il linguaggio dei fatti. Parla di queste cose con il linguaggio giornalistico, riferendo tutti i dettagli necessari per farsi un’opinione. Classifica le minacce ma senza dire quale di esse sia grave ed allarmante, ma fornendo i dettagli necessari per permettere a ognuno di stabilirlo da sé.

Inoltre, a differenza degli altri, Ossigeno dice quale crimine o quale abuso è stato commesso per ostacolare la libertà di stampa e di espressione. Ciò consente alle autorità internazionale di usare le informazioni di ossigeno come dati oggettivi e di rivolgere, in basi ad essi, dei richiami alle autorità nazionali. Questo ha fatto, ad esempio, l’OSCE per rivolgere in questi anni numerosi puntuali richiami al Governo italiano, come ha reso noto il professor Joan Barata, che è stato consigliere politico della Rappresentante dell’OSCE per la libertà dei Media. Questi ed altri richiami non hanno ancora convinto il Governo e il Parlamento italiani a modificare le leggi che consentono tutto ciò, ma hanno avuto effetto, hanno influito positivamente sull’orientamento delle autorità politiche.

Nel 2016, per la prima volta nella storia, davanti ael Nazioni Unite, il Governo italiano ha ammesso che in Italia questo problema esiste e va affrontato e ha assunto l’impegno formale di cambiare alcune leggi. Questo lavoro di documentazione ha avuto effetto anche sul Parlamento italiano, che ha condotto due inchieste per verificare le denunce di Ossigeno e concludere che sono vere e bisogna cambiare la legge proprio come dice il nostro Osservatorio. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che è un estimatore di Ossigeno, ha proposto più volte di creare in ogni paese un osservatorio indipendente e specializzato sul modello di Ossigeno. Nel 2015 questa stessa richiesta è stata rivolta dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ai Governi dei 47 paesi membri.

Ciò che ha fatto Ossigeno in Italia si riassume in poche cifre. In Italia i giornalisti sono centomila, ma soltanto 35 mila fanno un’attività giornmalistica retribuita e quasi tutti sono stati colpiti, direttamente o indirettamente, da minacce, intimidazioni e abusi, come risuta dalla documentazione raccolta da Ossigeno. Per produrre questi dati il nostro Osservatorio ha fatto un lavoro controcorrente, puntiglioso, faticoso, rischioso. Ma noi consigliamo di farlo anche negli altri paesi, perché è un lavoo fruttuoso che cambia il modo di parlare di queste questioni. E’ un lavoro lungo, che nell’immediato non ha grande visibilità. Ma alla lunga dà grandi frutti, poiché scava in profondità e costringe tutti, anche i più scettici, a riconoscere che il giornalismo è affetto da questa grave malattia che riduce la capacità dei giornalisti di pubblicare notizie. Basta indossare gli occhiali di Ossigeno per vedere questi malati e questa malattia. In Italia, quando abbiamo cominciato a dirlo, dieci anni fa, nessuno voleva crederlo. Oggi invece il lavoro di Ossigeno ha costretto tutti a riconoscerlo: il governo, il parlamento, le autorità di garanzia, le organizzazioni dei giornalisti. E’ un grande passo avanti, ma non basta.

Dobbiamo fare capire che questo non è un problema italiano, non riguarda soltanto l’Italia, ma tutti i paesi liberi e democratici come l’Italia. Perciò stiamo cercando in quest paesi associazioni libere e indipendenti come la nostra disposte a indossare i nostri occhiali e a dire cosa effettivamente avviene nel loro paese. Credo che ci riusciremo presto e ciò modificherà anche il modo generico con cui molte istituzioni europee e mondiali guardano questi problemi. Se non riusciremo a portare sulla scena pubblica questi problemi del giornalismo, che sono i più gravi e drammatici, se non riusciremo a dimostrare che esiste questa ferita aperta e sanguinante, e che bisogna curarla, non ci sarà molta speranza di salvare il giornalismo dai tentativi di trasformarlo in pura propaganda, in qualcosa che non ha nulla a che vedere con il diritto di informare e di essere informati riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Dobbiamo denunciare le ingiustizie, le violenze, gli abusi, dobbiamo chiedere di cambiare le leggi ingiuste e punitive e nel frattempo dobbiamo assistere, curare, aiutare a resistere tutti coloro che ne sono danneggiati.

Non è facile impedirlo. È una grande avventura ed è un impegno appassionante. Per questo ci rivolgiamo soprattutto agli studenti e a tutti i giovani che credono nella giustizia, nel diritto e nella libertà.

ASP

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