Minacce

Diffamazione. Claudia Aldi assolta dice “grazie” a Ossigeno

Una testimonianza della giornalista Claudia Aldi, difesa vittoriosamente dall’Ufficio legale di Ossigeno in un processo per diffamazione a mezzo stampa

Il processo, iniziato nel 2003, si è concluso dopo 14 anni in Corte di Appello di Perugia, il 10 marzo 2017 con la sua assoluzione. In primo grado la giornalista era stata condannata. L’arrivo di un nuovo editore le aveva fatto mancare il sostegno dell’azienda per la copertura delle spese legali.

Claudia Aldi, giornalista professionista, ha lavorato per sedici anni nei quotidiani locali in Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Lombardia, prima come cronista di nera e giudiziaria e poi come responsabile di redazione. Nel 2008 è stata tra i vincitori del “Premio cronista” intitolato a Piero Passetti. Dal 2006 al 2009 è stata responsabile dell’ufficio stampa nazionale della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori). Attualmente è inviata di “Chi l’ha visto?”, programma di Rai3.

di Claudia Aldi – Non so perché l’abbiano chiamato Ossigeno, questo osservatorio, ma so di certo che a me ha regalato quella boccata di giustizia che aspettavo da quattordici anni. Quattordici interminabili anni in attesa di una assoluzione, in secondo grado, giunta per la mia attitudine a non mollare mai e per la preziosa professionalitá dell’avvocato Andrea Di Pietro, che ha spinto il mio coraggio a rinunciare a una ‘comoda’ prescrizione in nome di una giusta sentenza. Ecco i fatti.

Nel 2003 lavoravo come cronista di nera e giudiziaria nell’edizione maremmana del Corriere dell’Umbria e mi occupai del fatto che era stato arrestato un sacerdote accusato di pedofilia nel paese di Arcille, piccolo Comune della Maremma toscana. Secondo gli inquirenti, aveva molestato i bambini che frequentavano il catechismo.

Dedicai ampio spazio alla vicenda. Il primo giorno, raccontando i dettagli delle indagini che avevano portato il pm a richiedere e il gip a firmare e a disporre un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del sacerdote; il secondo giorno con un reportage di quattro pagine. Di nuovo dettagli sulle indagini e sull’operato degli investigatori, poi articoli con interviste agli abitanti del paese dove il sacerdote era parroco, un’intervista a don Fortunato di Noto, responsabile della missione Arcobaleno, e anche una voce fuori dal coro, quella di un padre che non soltanto diceva che suo figlio non era mai stato molestato, ma che, durante le audizioni in procura, il ragazzino, ovviamente minorenne, era stato ascoltato negli uffici della polizia giudiziaria senza la presenza degli psicologi e che, chi lo interrogava, era andato in escandescenze in sua presenza.

Insomma, al di lá delle accuse mosse dagli inquirenti al sacerdote, mi sembrò doveroso raccogliere questa testimonianza, una specie di storia nella storia, e – sottolineo – dopo averla verificata, raccontarla ai nostri lettori. Le dichiarazioni del padre del ragazzino furono riportate tra virgolette, senza forzare i raccordi che le univano per evitare di enfatizzarne i contenuti.

Nel testo si parlava genericamente di polizia e carabinieri. Ebbene, sono stata querelata da due poliziotti e un carabiniere che si sentirono chiamati in causa, avanzando domanda di risarcimento danni per decine di migliaia di euro. Nonostante non vi fossero i presupposti per una richiesta di rinvio a giudizio, come ha poi brillantemente dimostrato in Appello l’avvocato Andrea Di Pietro, sono finita sotto processo e condannata, anche se il pm, in primo grado, aveva chiesto la mia assoluzione, dopo otto anni di udienze e rinvii.

Il tempo trascorso ha fatto sì che con la condanna giungesse anche la prescrizione. Ma non ho approfittato dello stop imposto dalla giustizia lumaca. Era mio diritto rinunciarvi. E l’ho fatto. Non é stato difficile. Quando sai di essere tutelato e di essere in ottime mani, ciò che può apparire rischio diventa ricerca di verità e chiarezza. E così é stato. L’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione Onlus mi ha poi assistito bene e senza spese legali a mio carico. Questo è stato importante poiché, nel frattempo, il mio giornale aveva cambiato editore e lasciato tutti noi redattori senza garanzia di assistenza per le cause in corso.

E’ molto importante che esistano associazioni come Ossigeno. Ringrazio personalmente Alberto Spampinato, che ne è l’anima pensante (e non solo). Oggi, chi va in prima linea armato di taccuino o telecamera per raccontare i fatti rischia di pagare in proprio, a volte anche ingiustamente, per aver svolto il dovere di cronista, con serietà e passione. In questa situazione diventa fondamentale sapere che esistono solide realtà come Ossigeno per l’Informazione, in grado di svolgere la funzione di sostegno al singolo giornalista che dovrebbe essere svolta dalle aziende editoriali. Per far sì che sia il giornalismo stesso, prima di tutto, a rispettare se stesso e a farsi rispettare. Dunque, grazie di cuore a Ossigeno.

Claudia Aldi

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Questo episodio rientra nelle statistiche delle intimidazioni agli operatori dell'informazione di Ossigeno per l'Informazione

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