Commento

Diffamazione. Dalla Calabria una sentenza di respiro europeo

Il Tribunale di Reggio ha riconosciuto l’effetto intimidatorio della citazione per un milione di euro. Sempre fermo in Senato il disegno di legge (da riscrivere)

La goccia scava la pietra: finalmente le parole simbolo delle battaglie condotte da anni da Ossigeno entrano anche nella lingua delle sentenze: temerarietà, intimidazione, richieste danni infondate ed eccessive. Parole e concetti contenuti nella sentenza del Tribunale civile di Reggio Calabria con la quale è stata respinta la domanda di un ex governatore regionale a un risarcimento di un milione di euro.

L’azione giudiziaria è definita “radicalmente infondata”, la richiesta danni “rilevantissima” e, dunque, “idonea per la sua stessa entità a intimidire il destinatario” e il giudice individua anche “profili di temerarietà”. Bastava leggere gli articoli – è scritto nella sentenza – per capire che non v’era spazio e ragione per adire i tribunali.

In questo atto giurisdizionale si avverte un’eco europea: sono stati applicati i principi giuridici costantemente affermati nelle sentenze della Corte dei diritti umani di Strasburgo. Dunque, non tutto è fermo. Chi resta al palo – e spiace dirlo – è il Parlamento italiano, che finge di non comprendere l’urgenza di una nuova legge sul reato di diffamazione. Ma non si tratta di approvare il disegno di legge ormai in quarta lettura al Senato, che andrebbe cestinato. Bisogna riscrivere la normativa ispirandosi, appunto, alla giurisprudenza civile e penale della Corte EDU e al dettato dell’articolo 10 (diritto all’informazione) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Per memoria, soltanto per memoria, ci permettiamo di dire che dal 1955 quella Convenzione è parte integrante dell’ordinamento giuridico nazionale (rango subcostituzionale nella gerarchia delle fonti) e che per Costituzione e giurisprudenza costituzionale le sentenze della Corte EDU devono essere applicate dai tribunali degli Stati nazionali.

GFM

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