Commento

Diffamazione. I risarcimenti sproporzionati e l’autocensura

Una sentenza della Corte Europea ha ribadito un principio di proporzionalità che Ossigeno chiede di rispettare in Italia

La CEDU, con la sentenza Kapsis e Danijas contro Grecia (ricorso n. 52137/12) depositata il 19 gennaio, è (leggi) intervenuta recentemente su un aspetto strategico della libertà di informazione: l’autocensura causata dal rischio di risarcimenti troppo alti, che non tengano in considerazione le condizioni economiche del condannato.

Questa sentenza va nella direzione auspicata da Ossigeno per l’informazione in tema di intimidazioni a danno dei giornalisti, perpetrate attraverso richieste di risarcimenti sproporzionate. Per Strasburgo, le autorità giurisdizionali nazionali non rispettano i parametri fissati dalla Corte europea quando stabiliscono sanzioni sproporzionate colpendo le tasche dei giornalisti, con sicuri effetti deterrenti sulla libertà di stampa. Con la conseguenza che lo Stato incorre in una violazione dell’articolo 10 della Convenzione europea, che assicura la libertà di espressione, e in una condanna da parte dei giudici internazionali.

Questa importante sentenza offre lo spunto per qualche riflessione sullo stato dell’Informazione nel nostro tempo.

Il paradosso dell’informazione dell’era moderna, soprattutto dell’era digitale, sta nel fatto che, al pluralismo dilagante, con particolare riferimento alla cosiddetta informazione spontanea, non professionale, prodotta soprattutto dai social, dai blog, si associano spesso insospettabili forme di autocensura. Strano a dirsi, ma è così.

Chi produce informazione si sta progressivamente rendendo conto che tutta questa libertà di espressione ha un costo troppo elevato, poiché mancano bilanciamenti. Se ne rende conto chi si ritrova a risarcire qualcuno per un post su Facebook, o per un articolo di critica su un blog personale. Giornalisti e gente comune, ormai senza distinzioni, compongono la schiera dei soggetti esposti con il loro patrimonio a dover risarcire eventuali ingenti danni. I più avveduti hanno già iniziato ad autocensurarsi, perché il gioco non vale la candela. Come biasimarli!

Tutto questo porta a sostenere che l’apparente eccesso di pluralismo a cui assistiamo, se non verranno introdotti adeguati correttivi, potrebbe essere nella sua fase terminale: una “bolla” informativa destinata ad estinguersi.

Ecco perché la sentenza di Strasburgo cade in un momento decisivo. Il pluralismo sarà effettivo solo se il principio di diritto enucleato dalla CEDU troverà piena applicazione nei nostri tribunali. Sarebbe infatti un atteggiamento imperdonabilmente miope non rendersi conto che l’informazione propenderà sempre di più verso posizioni di maggiore cautela. Nel dubbio, piuttosto che correre il rischio di subire un danno economico incalcolabile, ci si autocensurerà, poiché non vi è dubbio: l’unica maniera di evitare di esporsi è non criticare. Ed è preoccupante il fatto che questa autocensura non sia da nessuno osservata e denunciata, come è preoccupante la consapevolezza che un rischio costante soffochi il dibattito aperto e vivace – alla base della democrazia – non solo nel presente ma anche in un lontano futuro.

Avv. Andrea Di Pietro, coordinatore dell’Ufficio di Assistenza Legale di Ossigeno

Leggi Diffamazione. Corte Europea boccia sanzioni spropositate

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