Libertà d'informazione

Giornalisti minacciati. Ossigeno, per difenderli bisogna dire i nomi e i fatti

Madrid. La solidarietà è necessaria ma le parole non bastano, serve aiuto concreto, nel tempo, per difendersi e sostenere le spese legali

Per aiutare i giornalisti che subiscono minacce e ritorsioni bisogna rompere l’isolamento che li circonda quando entrano nel mirino. Occorre perciò dire i loro nomi e raccontare i fatti con tutti i dettagli necessari per renderli concreti e credibili, come si fa per ogni fatto di cronaca. Soltanto facendo così le azioni di solidarietà diventano concrete e risultano efficaci, dicono chi si mette al fianco di chi e perché. Lo ha detto a Madrid Alberto Spampinato, direttore dell’Osservatorio italiano, nell’intervento alla conferenza internazionale sul tema “Italia e Spagna. Libertà e censura. Il grande silenzio”, che si è svolta all’Università Complutense.

Le dichiarazioni di solidarietà sono necessarie, sono utili – ha aggiunto – ma le parole non bastano: occorre aiutare concretamente i minacciati a difendersi, a proseguire il loro lavoro, a sostenere le spese legali per i processi pretestuosi cui vengono sottoposti, e occorre farlo anche a distanza di tempo.

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